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Archive for 15 gennaio 2010

3.Per quella che definisce la mia seconda volta ho già pagato abbastanza a star lì ad ascoltare quello che aveva da dirmi per una bazzecola simile”.
Come facevo a saperlo; pareva più morto che vivo. Con un piede già di là e quell’odore addosso. Ci avrei giurato che era già pronto per concimare il suo ultimo pezzetto di terra. Lo so anche io da solo che dovrei mostrarmi solo quando sono sicuro che la persona che mi è stata affidata è proprio destinata al suo destino. Ma come potevo immaginare che non era il suo ultimo momento ma solo il penultimo. Che quello, dopo una vita dissipata e poi il coma, prende e si risveglia e torna anche a parlare. Sembra che più sono mascalzoni e più il cielo li aiuta. Ne aveva già fatte tante che anche metà erano più che sufficienti. Da non credersi. Apre gli occhi, alla sua età che lui la preistoria la potrebbe raccontare per averla visita di persona, e ancora allunga le mani sull’infermiera. Certo non va a raccontare di avermi visto a gatti e maiali e trote, cioè al mondo intero, a tutto il creato, ma non sa trattenersi dal confidarlo almeno alle amicizie più care. Ha anche una memoria incredibile persino per i particolari. Per fortuna anche loro lo prendono per matto e pensano ad un delirio nel male. Mi sarei perdonato anch’io di uno sbaglio tanto veniale. Direi piuttosto che se una colpa c’è la colpa è sua che si è aggrappato così testardamente alla vita e che si è rifiutato di accettare la sua ora. O che almeno mi si possa considerare come particolarmente sfortunato.
Giuro che un attimo prima aveva gli occhi vitrei e la bava alla bocca anche se un attimo dopo era vispo e arzillo come appena uscito da un sonno ristoratore. S’è persino fatto portare una porzione abbondante di pasticcio chiamando il ristorante con il cellulare di quella infermiera. Lei l’ha presa ridendo portando pazienza per la sua età senza trovarci nulla di male, nemmeno nel dargli il cellulare. Si era limitata ad una breve frase, mentre faceva il gesto di sottrarsi, in quella lingua ormai quasi sconosciuta negli ospedali che è l’italiano. Anzi dopo se n’è andata come se quello le avesse restituito un poco di orgoglio. Strane creature le donne. Non finirò mai di capirle. Ma io non ero certo lì per capire le donne, ma solo per assistere un moribondo. E torno a parlare solo di lui perché voglio aggiungere che il fatto stesso che sia un moribondo lascia supporre che sia lì solo per aspettare la morte. Quello invece si era solo preso una pausa dalla vita e ora mangiava la sua pietanza con un gusto che sembrava fossero mesi che non toccava cibo, mentre era sempre stato alimentato con flebo fino ad un attimo prima. Si infila persino le ciabatte e se ne va da solo a orinare che mi ha lasciato lì con tanto di naso. Quando mi ha chiamato per farmi rapporto non ho potuto evitare la ramanzina ma le ho ben cantate le mie ragioni. Dico mi mandate da uno che aspetta la morte come se aspettasse il tram e quello decide di farsela a piedi o di prendere un taxi lasciandomi lì come un baccalà. Se avessi potuto gli avrei stretto io stesso le mani torno al collo. Se uno non sta ai patti ci dovrebbe essere concesso di poter farglieli rispettare se è il caso anche con mezzi energici. Che poi bastava che appena arrivato gli staccassi la spina. Una cosa tanto semplice che potrebbe farla anche un bambino. Semplice e, quasi sempre, indolore. No! Lui no. Avevo anche proposto di riparare; potevo sempre provare a fargli incontrare un incidente con la macchina. Gli avevano ritirato la patente e poi mi ha ripetuto sgarbatamente che quello non era compito mio. Fosse stato solo per la giuria non me la sarei cavata con una semplice lavata di capo. Quelli sono sempre pronti a giustiziare il primo che gli capita sotto le unghie. Fai una norma e la prendono per un comandamento. Di quelli dieci ce ne sono e a nessuno viene in mente di aggiungerne altri.

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