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Archive for 18 gennaio 2010

Alessandro non era mai stato violento, semplicemente ne era incapace. Per quanto fosse attento gli sembrava sempre che qualcosa lo potesse sfuggire. Quel silenzio era pieno di grida e lui riusciva a sentirle. Erano assordanti come lo sfrigolare di certa carta regalo appallottolata tra le dita. Il dolore maggiore era quello che aveva letto. Una notte si svegliò in preda ad una paura senza ragione, privo di un ricordo. Guardò la donna che gli dormiva affianco, Elisabetta, e si sentì comunque al sicuro. Nel buio aspettò il mattino e le sue conseguenze. Il suono di quelle campane era comunque lugubre. Tra le calli l’acqua saliva e ricopriva le pietre.

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L’epoca dei fatti era, naturalmente, il fatidico sessantotto; un anno per molti versi fragoroso. L’amico Francesco lo ricorda come un aneddoto divertente anche perché appartiene ormai a quel lontano passato. Per lui non aveva molto più valore di una normale ragazzata, allora. Non lo era e il dito dell’avvocato scorreva le carte e traeva le prime considerazioni pensoso: “Qui vinciamo. Qui vinciamo. Qui lo prendi in quel posto. Qui vinciamo. Qui li facciamo neri. Qui lo prendi nel culo”. Francesco non aveva trattenuto la domanda che aveva in canna perché lui era così. Anche la vita rimane la stessa: quando si perde si è sempre soli.

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