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Archive for 19 gennaio 2010

Mi vede e mi dice: “Oh! Berti, come va? Finalmente è finita”.
Esco dall’ombra. Le mani piantate nelle tasche. Nessun pensiero in testa perché è se ci pensi che vengono i dubbi. Mi rendo conto improvvisamente che non hai tempo per queste cose. So di doverlo fare. Nello sguardo leggo un piccolo attimo di sorpresa e di timore, solo un attimo impercettibile. Poi ritrova il suo sorriso gioviale. Ha il fazzoletto rosso al collo, naturalmente. E’ stato allora che mi ha riconosciuto e mi ha detto: “Oh! Berti, come va? Finalmente è finita”.
Forse sono cose che non finiscono mai. A Logoreccio ci si conosce tutti. Sapevo che era stato lui. Quando erano andati a prendere Ettore gli avevano trovato la propaganda lì. L’avevano portato a Reggio ed era morto tra sofferenze che viene paura a raccontare. Per il Grillo invece l’aveva fatto per prendersi l’Elvira. Ma forse non è nemmeno per questo. Si poteva essere meschini perché i tempi lo erano e lo sono. Era stata una vera carognata, ma si sa come sono fatte le donne; e se l’era presa l’Elvira.
Due mesi ed erano già come marito e moglie; e sulla bocca di tutti. Qualcuno a dire che non serviva tutta quella fretta lì. I più, in pubblico, alzavano le spalle. Un po’ di invidia da parte di qualcuna perché lui era grande e grosso e ci aveva messi tutt’e due gli occhi sopra. Ma lui aveva avuto solo occhi per lei, anche prima che si mettesse col Grillo. Ma il Grillo era il Grillo.
Credo che nemmeno la veda, sente risuonare i colpi e si accartoccia su di sè come svuotato. Nemmeno il tempo di rendersene conto. Neppure un gemito e non è nemmeno cominciata ed è già chiusa. Il sangue si fa strada sul petto e sulla pancia. Gli soffio addosso: “Ora è finita.” –e sputo in terra allontanandomi. E’ dopo che il silenzio m’è sembrato assordante. E’ sempre dopo che hai il tempo di guardare alle cose.
Sinceramente pensavo che fosse più difficile. Non è stato come avevo creduto. Mi rendo conto improvvisamente che non è niente di come me l’ero aspettato. Niente lo è; mai. Non per suo figlio Leone. Non mi sento né più eroe né più vigliacco. In fondo ammazzare non mi fa sentire cambiato. E la vendetta non mi da la soddisfazione che avrei creduto. E’ solo che mi guardo intorno ma nessuno ha sentito, e quelli che hanno sentito sono troppo attenti a farsi gli affari propri. Dentro quelle loro case. Sono questi i tempi che stiamo vivendo. La getto in un fosso e me ne torno a dormire dopo aver controllato la porta della stalla. Quella notte non ho nemmeno bisogno di sognare. Anche questo mi sorprende.
Il prete lo riduce ad un romantico eroe: rosso sì ma credeva nella libertà. Durante tutta la funzione L’Elvira non versa una lacrima. Dura e piena di dignità. Che donna l’Elvira; aspetta solo che finisca, ma io so chi era veramente. Anche altri sanno. Quei pochi non sono qui. Qualcuno sussurra che ne ha condannati almeno quante le dita delle mani, ma quel qualcuno se ne è stato nascosto quando era prudente farlo. Anch’io me ne ero restato buono così che nessuno dovesse pensare a me. Ma lui era morto come tanti. Ore quelle che non c’era tempo nemmeno per chiedersi un perché. Prendevi su e gli buttavi un paio di badilate di terra sopra. Qualcuno tornava. Altri morivano. Si chiudevano conti. Si aprivano conti. E’ sempre così ed è sempre soltanto confusione. Qualcuno aveva sistemato allo stesso modo persino stupide storie di capre o maiali. Che vadano a farseli pagare i debiti da Silvano.
Dice alla Alda: “Alda ci pensi te un attimo a Leone, per piacere? Che devo fare due parole con questo mio amico”.
La conoscevo la Alda, erano sempre state come due sorelle.
Oelà! Alda”. Non ho il tempo di pensare. Mi prende sotto il braccio e mi guida con sè. Mi guardo torno come se tutti ci dovessero guardare. Lei invece è tranquilla e sicura. Non è mai stata gelosia della Alda, figuriamoci delle malelingue.
Ti spiace se ci sediamo un attimo? Si fa presto”.
Versa un bicchiere per entrambi e scola il suo con una sete da uomo. Poi si passa la mano sulle labbra e ha un sorriso sfuggente. Accenna alla processione che si prepara sulla porta della chiesa.
Mica li sto ad ascoltare. So quello che era”.
Allora perché”?
Leone aveva bisogno di un padre. E lui era un buon uomo, solo un po’ vigliacco. Mica è suo. Ci ha creduto o ha voluto crederci. E’ del Grillo, ma quello, il Grillo, aveva famiglia, giù, vicino a Parma”.
Ora che ci penso Leone ha tutto del padre; come ho fatto a non pensarci? La guardo e mi chiedo perché mi dice quello che non vorrei credere. In fondo sono cose private. Se io avessi una donna, intendo una donna mia, non vorrei che se ne parlasse in giro. Con lei è diverso. Ha negli occhi quell’orgoglio che trovi solo tra le nostre donne. E non c’é nemmeno da provarci a metterle la cavezza. Non ci mette niente a sacramentare. Certo quel figlio l’ha cambiata. Vallo a dire a quelli di città. Un giorno ha tirato una pappina al Gianlorenzo che tremano ancora tutti i vetri. Se ha la cosa da dirti ti guarda fisso dentro gli occhi ed è meglio se capisci senza girarci torno. Gran donna l’Elvira. “So che sei stato tu. Non ti preoccupare: sarà il nostro piccolo segreto. Leone ha bisogno di un padre”.
La guardo, l’Elvira, ed è bella. Se il mondo non ha una ragione lei è una ragione sufficiente. E non ho mai avuto una storia solo mia. L’Elvira è la mia prima storia, anche se ho solo un paio di anni in meno; non sono ormai più uno stupido ragazzino. I ragazzini mica lo fanno, e si cresce in fretta di questi tempi.

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