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Archive for 23 gennaio 2010

Ma è brutta”.
Che ti frega”.
Ma, Diobono, è proprio brutta”.
Ma ci sta”.
Dici? sei sicuro”?
Certo; lo sanno tutti”.
Ma ha tredici anni”.
Che ti frega? E poi ne sa che potrebbe insegnarne a tua madre”.
Lascia stare mia madre”.
Insomma… io te l’ho detto. Uomo avvisato”.
Sei sicuro che ha chiesto di me”?
Sicuro come il peccato. Ti fidi”?
Ma come”?
Basta che le fai un regalino”.
In che senso; un regalino”?
Un regalino. Qualcosina. Che ne so? Parla con lei. Ti devo dire tutto. Magari gli ricarichi dieci, venti euro”.
Ma prima”?
Insomma, ci vai o no? Vuoi che ti accompagni io, per mano”?
Ce li hai venti euro”?

Più la guardo e meno ci capisco. Nessuno se l’è mai filata manco per niente. E adesso… all’improvviso… Quella morta di fame. E si atteggia che pare la Angelina. Si dà delle arie che sembra una mongolfiera, riempita di scoregge. Te la trovi da per tutto, e sempre con uno a braccio. E ti guarda che. Come dirti: crepa! Schiatta! Ma se è un cesso, la principessa. Quand’era… ieri? Che era col Raul? Forse l’altro giorno. Vediamo… che giorno è oggi? Non è nemmeno brutto il Raul; anzi. Ed è anche alto. Io con lui ce lo farei, un figlio. Naturalmente si fa per dire. Che ci fa con una così? E se la teneva da conto. Mica come se facesse del volontariato. Ma forse un po’ si vergognava. Portarsi a spasso miss Abano. Veramente se era per lui aveva finto di non vederci. Invece lei ci ha fatto segno subito. E giù a salutaci. Con quell’aria trionfante. Con quell’aria da cammello. E se l’è tenuto stretto. A proposito di arie, che c’ha un culo come la caserma dei carabinieri.
Quella morta di sonno. Il rossetto sulle labbra. Crede che io sia una cretina. Ho visto come guarda Gianmarco. E tutto quel suo fare da grande donna. Ma Gianmarco è mio. Cosa si crede? Lui non è come gli altri; povero caro. Me ne sono accorta che ne ha voglia. Ma lui è quello della mia vita. Lo potrei anche sposare uno così. Certo che sono stupidi certi pensieri stupidi. Penso a lei e guarda cosa vado a pensare. Siamo troppo giovani per queste cose. Chi vivrà vedrà. Quant’è? Due… tre settimane? E’ così carino. Lo fosse meno, certo; chissà? Ma di uno così carino non puoi che innamorarti. Innamorarti in modo serio, intendo. Certo che imbranato è imbranato. Secondo me sono la prima. Ho il sospetto anche da come bacia. E’ sempre così impacciato. Sembra un bambino. Un cucciolo. Devo farmelo dire da Denis. Ma forse anche no. Mi fa sentire materna. Io; che… Dio me ne scampi. Sembra una bestemmia. Eppure un poco è vero. Forse dovrei essere più tenera con lui. Forse dovrei… ma che ne so? Mi va quello che mi va. A volte mi fa pena. Altre, rabbia. Ma se quella crede… Ma io glieli strappo, gli occhi. E mi faccio due orecchini. Quegli occhi da coma. La Zagabria. Secondo me c’è sotto qualcosa. Non può. “Ma tu… dimmi di Luljeta”.
Ma come, non sai”?
Sono sempre la più scema e le cose le so sempre dopo. “Cosa? C’è qualcosa da sapere”?

Ma poi ci sei andato”…
Sì! Sì”!
Guarda che quella. Va a dire in giro che le hai fatto venti. Ma poi; poi niente. Capisci”?
E’ proprio stronza, la Zagabria”.
Guarda che è Albanese; cioè il padre. Mi vuoi spiegare”?
Certo che è brutta; grandio”.
Questo lo so da me. Che poi non è come tu dici. Non avevamo detto”…
Andava tutto bene. Si stava parlando; così. Tranquillamente”.
E allora”?
E’ che prima. Cioè… insomma… prima mi ha detto «Vieni, facciamo due passi»”.
E allora”?
E’ stato allora che me la sono filata”.
In che senso”?
Sì! insomma. Sono scappato. Dovrebbero rimandarli tutti a casa”.
Sei tu che dovresti andare da uno specialista. Le cose vanno così. Anche la Stefania lo fa. Quella della terza. E lei è di Cremona. E poi ha quasi sedici anni. E non ci va con i ragazzini. Dice che siamo bambini. Vuole trovare quello giusto, quella. Vuole sistemarsi. Io ci ho provato. Ma ci ho solo provato. Nisba. S’è messa a ridere che me la sarei… dai che hai capito. E poi vuole di più. Non ti sarebbe bastato un pezzo da venti, che te li ho anche dati. Se lo sapevo ci andavo da me”.
Lo so. Sei un amico”.
Lascia stare. Bell’amico. Dovresti farteli almeno ridare”.
Ma… ma, come faccio? Ma… della Stefania”?
Sicuro. Me l’aveva detto Il creolo. E ho provato io. Perché”?
Non so. Ieri mi ha detto «ma lo sai che sei proprio carino»”.
Sei sicuro? E tu”?
Io. Niente. Naturalmente. Credevo che scherzasse. Che mi prendesse in giro. Credo di essere diventato rosso. Cosa dovevo fare”?
Sei proprio uno stronzo”.

Luljeta”.
Sì! mamma. Ora non posso. Sono al telefono”.
Non la capisco questa ragazza. E’ sempre al telefono. Come farà? “Sempre al telefono”.
E’ Claudio. Un amico. Ha chiamato lui”.
Proprio non posso. Commendatore. Fra poco torna a casa. Mi scusi. Sa com’è lui. Deve proprio andare. Fosse per me, con lei, me ne vergogno, preferirei non chiederglielo, ma ho proprio una bolletta da pagare. Ieri. Il gas”.
Dici sempre così, ma poi. Cosa aspetti a dirlo a tuo marito. Io ti amo; veramente. Penserei io a Luljeta. Anche quella povera ragazza. Non mi sembra nemmeno per lei”.
Non vorrei che lei pensasse, che la sto mandando via. Ma è proprio che s’è fatto proprio tardi. E’ meglio anche per lei”.
Lo so. Lo sai come la penso. Perché non si va a Lisbona, assieme”.
Non faccia così. Come faccio? Lo sa che non posso. E’ sempre lì a guardarmi. E anche la bambina. Mica posso lasciarla ancora sola. Magari per un fine settimana. Magari ne parliamo. Giuro che ci penso. Intanto dobbiamo fare i bravi. Anche lei. Anche per quelli. Ci sono sempre tante spese da pagare. Lui pretende, solo. Se non avessi lei. E il suo lavora va come va. Cosa vuole; va come deve andare”.

Credi a me, Lirim, sono queste ragazzine che rovinano il mercato. Non ne hai una anche tu? Come si chiama”?
Lascia fuori mia figlia. Luljeta. Che centra lei? Gli affari sono affari”.
Proprio perché sono affari. Le preferiscono giovani. E poi dicevo per dire. Non dicevo a te. Non te la prendere. E’ che un padre, oggi, va al lavoro e non sa cosa trova quando torna”.
Perché non ci mandi la tua”?
Cosa centra? Noi siamo di Cremona”.
E’ che oggi nessuno le vuole più quelle di colore. Le nigeriane. Le senegalesi. Hanno paura. E poi… insomma, non le vogliono. Lo sai anche tu come stanno andando le cose; in Italia”.
Perché; non sono più brave? Ieri. E oggi. Questi razzisti di merda. Non si batte più chiodo”.
Vogliono quelle dell’est. E noi diamogli quelle dell’est. Non hai una moglie di quelle parti”?
Cosa ridi? Io sono albanese ma lei è di Quarto. E poi, te l’ho detto, lascia stare la mia famiglia”.
Era per dire. Però, quando in casa c’è bisogno, una moglie dovrebbe capire. Non ti incazzare. E poi sempre con uno dell’est s’è messa”.
Mi incazzo sì. Ma quale dell’est? Ho il permesso di soggiorno. Parlo l’italiano meglio di te”.
Però, anche tu, quelle di colore, le negher, le manderesti a casa anche tu. Dillo che lo so. Non fosse perché ti hanno fatto comodo. Che i soldi son dané”.
Cosa c’entra? E poi sono loro ad essere negri. E poi il lavoro è lavoro. E’ che oggi non conviene più. C’è solo… rischio d’azienda. Con quello che portano. Quasi quasi è meglio starsene a casa”.
Certo che un lavoro come il nostro. Fuori tutta la notte. Io prima scherzavo. Certo che, non lo so. Forse, se fossi sposato. Preferirei vederla qui, mia moglie. Che saperla in casa senza sapere che fa. Sola. Magari si annoia. E sai come sono le donne. Non sai mai cosa pensano quando hanno di che annoiarsi. La tratti troppo bene la tua”.
Te l’ho detto. E poi lei un lavoro ce l’ha. Fa la parrucchiera in casa. E prende anche bene. Guarda che va a finire male”.
Ma quale parrucchiera e parrucchiera. Sai che ti dico, stronzo d’un fascista? Mi hai rotto i coglioni. E poi vieni da me a piangere. Fatteli dare da lei. Che poi con la bocca è meglio di una professionista. Si faccia pagare, almeno”.

Sai che ti dico, commissario. Il Crema l’ha fatto fuori uno del giro. Una storia di puttane. Tra lenoni. Lo sa anche lei cosa facevano. Li hanno sentiti litigare. E credo di sapere anche chi”.
A te chi l’ha detto”?
Me l’ha detto la Rosina”.
A proposito, come sta la Rosina”?
Bene, grazie. Ora se la passa bene, povera donna. Lo fa solo in casa. Clienti fidati. Bell’ambiente”.
Beato te. Che coi tempi che corrono è così difficile tirare avanti”.
Si fa quel che si può, commissario. Quando si trova, una brava donna, anche lei”?
Ma tu, Linzalone, dove vai di bello per l’ultimo”?
Sono di turno; dottore. E poi, Rosina. Ha un invito, povera piccola. A Sharm El Sheikh. Non si finisce mai di lavorare. Nemmeno quel giorno”.
Peccato. Ma poi cosa c’avrà questa Sharm El Sheikh che tutti ci vanno? Ma Calogero non ha ancora finito con quel verbale”?
Il sole, commissario. Il sole. E poi c’è il mare. E poi ci sono gli alberghi; comodi. A quelli piace stare comodi”.
Sarà anche bello, ma io non mi fido di questi marocchini. E poi non mi andrebbe che la mia donna si metta tutta nuda, con le zinne fuori, quando non ci sono”.
Egiziani, commissario. Egiziani. E’ in Egitto: E poi, lì, son tutto dei nostri. Eccetto i camerieri”.
Sempre marocchini sono. Beh! anche i camerieri. Non so se mi garberebbe. Che me la guardassero. Che un cameriere la guardasse. Quando non ci sono, intendo. E poi, se non finisce lì? Se non si limita a guardare”?
Commissario, tra venti giorni siamo nel duemila e dieci”.
Sempre sola; sola e nuda è”.
Ma a Sharm El Sheikh. Fosse per me andrebbe bene anche Pordenone, ma con lei”.
Io a quella, alla sua Rosina, non la vorrei nemmeno in premio. L’hanno usata tutti. E ancora la usano. Brava é brava. Che poi, tranne quella volta. Mi sembrava di aver tradito un collega. E’ che quando a una le piace c’è poco da dire: le piace. Ma come fa a stare di qua e anche di là. Son tutti uguali quelli che arrivano. Questi africani. Però ha una bella macchina. E quando si esce insiste sempre per pagare lui. E poi da quando ho la mia Tamara. E’ brava anche lei. Non so perché se lo tiene, quel suo albanese. Cosa ci trova in quelli là. Che alla sua Luljeta ci penserei io. Gliel’ho detto: “Sì! trentatre tarantini se ne andavano da Taranto tutti trentatre trotterellando”.
L’appuntato Linzalone, che di nome faceva Decimo detto Tano cioè Totano –facile capire l’origine del suo nome e altrettanto quella del soprannome– ne aveva abbastanza di sentire quella battuta sulle sue origini. L’aveva ascoltata almeno un centinaio di volte e aveva sempre portato pazienza; unica variabile che a volte partivano a volte arrivavano. Che poi lui manco era di Taranto ma di San Giorgio Jonico e i suoi di Massafra. Avrebbe voluto dirglielo «Provincia. Solo provincia di Taranto. Che poi, dove sono nato nemmeno c’è, il mare. Nemmeno mi piace il mare». E il commissario nemmeno era, commissario: “Lei è proprio una sagoma, commissario”.

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