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Archive for 26 gennaio 2010

Ormai non scrivo più nient’altro che prosa e qualche poesia, o meglio posto vecchie poesie. Evito sempre più di entrare nella cronaca o nella politica. Non so se continuerò a farlo. Mi diverto così e oltretutto credo che cronaca e politica siano trattate meglio altrove di come saprei fare io. Invece oggi faccio una piccola deroga perché ieri, in quel freddo vigliacco, a Venezia, si sono svolte le primarie per scegliere il candidato sindaco da contrapporre allo “gnomo” ovvero al micro ministro.
Io sono veneziano e sono tornato, per una mia enorme fortuna, a vivere nella mia città. Per me Venezia è qualcosa di più di una città. Qualcosa di più di una bella donna; è il senso della mia vita. Sono un veneziano che vive a Venezia ma con residenza nell’entroterra, come diciamo noi “in campagna”, perché oltre il ponte tutto è campagna. Per questo sono andato ad accompagnare la mia compagna a votare assistendo muto in qualità di comparsa-osservatore.
Osservavo muto la coda di un popolo di gente di sinistra col cappello (Venezia è ormai da tempo patria per “una borghesia illuminata”). I giovani erano una presenza minoritaria, molto minoritaria. La maggior parte dei pazienti elettori che erano disposti a sfidare “il generale inverno” erano molto avanti con l’età. Le code erano separate, da una parte quella maggioritaria femminile, dall’altra i maschietti. Qualcuno osservava sottovoce che quella delle donne era molto più lunga perché impiegavano molto più tempo ad esprimere il voto. Io scherzavo con la mia compagna sostenendo che le tenevano separate perché ogni voto espresso da un maschietto valeva quanto due femminili e così era più facile farne il conto.
Ora non so se poco più di dodicimila e novecento votanti sono tanti per un comune come Venezia. Il tanto e il poco sono valori relativi. Molto dipendenti dall’ottica da cui ci si pone in osservazione e dalle aspettative. Forse dovremmo considerare che si è data pubblicità all’evento quasi fosse una cosa massonica. Tanti o pochi mi sembrano numeri degni di rispetto; una ragazza che conosco ha fatto quattrocento chilometri circa per godere di questo suo diritto. E’ per questo che la prima considerazione che mi ha dettato la fila di gente è stata che ci sono persone che credono in questa forma di politica e di democrazia. Persone che ci credono più dei dirigenti dello stesso Partito Democratico che paiono farle quasi come un male inevitabile.
A dire il vero io simpatizzavo per Gianfranco Bettin, così tutti i miei amici residenti. Un poco perché è autore di un piccolo romanzo eccezionale (Qualcosa che brucia), un poco perché ho avuto modo di incrociarlo e apprezzarlo e un poco perché mi sembra il “più sinistro” dei tre. So come e dove sarebbe stato facile attaccarlo in campagna elettorale per la parte avversa e nessuno di noi vuole e può perdere questa tornata elettorale. I Veneziani hanno scelto l’avvocato Giorgio Orsoni (46%) e probabilmente ha vinto il buon senso. Spero che da ora gli sforzi di tutti si coagulino per sostenere questo nome e che finalmente la mia parte politica ritrovi l’entusiasmo e il coraggio delle proprie idee.
Venezia era una repubblica quando ancora l’Italia non solo non era uno stato ma nemmeno un insieme di comuni; semplicemente non era. Venezia è una città che conserva, anche se sempre meno, il suo orgoglio; ha più volte saputo ribellarsi a poteri esterni e a tirannie “foreste”. Credo meriti un sindaco intero, a tempo pieno e che faccia come primo lavoro l’interesse della città e non dell’avanspettacolo propagandistico. Avrei desiderato saper chiudere il post con una battuta ma il tema e il momento sono troppo seri, sono certo che chiuderemo le urne con una battuta del “nostro avversario”.

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