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Archive for 5 marzo 2010

Forse dovrei sentirmi in colpa? Non provo che un senso di liberazione. Effimero, certo. Poi il niente. Mi sento solo vuota. Svuotata. Vuota e stanca. Solo questa frustrazione. Questa attesa. E un altro mattino comincia. La casa. Il lavoro. Già non ne potevo più. Questa vita non è vita. Non è quello che volevo. Certo non era quello che sognavo. Lo so che i sogni sono solo sogni. Ma qual è quella donna che non ci si è mai nascosta dentro? Cosa ci resterebbe? Le donne e i sogni sono sempre andati d’accordo. Solo che nulla è come sembra. E adesso niente mi spinge a continuare. Qualcosa si è rotto. Rotto per sempre. So che non può tornare. Io non ci volevo uscire per quella maledetta cena. “Ho visto come lo guardavi”.
Non l’ho mai sopportato quand’è così. Lui aveva bevuto. Beve sempre per quelle occasioni. Poi diventa così. Poi è così. Lui è sempre così. Prima tutto gentile ed educato. Poi trova il coraggio di essere uomo; cioè torna bestia. Allora la alza quella voce. Allora comanda. E diventa sgarbato. Lo sapevo già. Non sarei più tornata a casa. Stavolta lo sapevo che non sarebbero bastate le scuse. Sapevo che era un “Basta”! Dovevo pensarci prima. Ma viene quel momento. E’ il momento che non si torna indietro. Ha cominciato in macchina. Ma le mani no. Dovevo andarmene prima che succedesse. Certo non mi avrebbe lasciata andare. Certo mi avrebbe supplicata. Certo poi mi avrebbe inseguita. Si sarebbe fatto forza di quel coraggio. Cos’ero per lui? Quello che sono sempre stata. Quella che non può dire di no. “Sei mia moglie”. Sono quella che ti stira le camicie. Quella che lavora e corre a casa per farti la cena. Quella che è lì quando hai la voglia. Solo quando te ne ricordi e hai la voglia.
La so la sua risposta. Me l’ha gridata tante volte. Prima “Ma io ti amo”. Poi il suo amore è quella cosa sputata addosso. Le sue offese. Il dialogo finisce lì. Ma quello no. Non è giusto. Non si doveva permettere. E ho cercato solo di essere gentile. Era lui che l’aveva voluto. Era sua la cena. Suoi i colleghi. Giovanni è stato solo cortese. E se proprio lo voleva sapere… Sarei dovuta essere così. Per meritarselo se lo meritava. Non li potevo sopportare più i suoi sospetti. Era da tempo. Quando le cose finiscono si dovrebbero lasciare lì. E’ finita e basta. Me ne dovevo tornare dai miei. Niente sarebbe stato peggio di questo. “Sono stanca”.
Perché le parole non le sputa da un’altra parte. Vorrei non mi stesse addosso. Adesso… non voglio le sue mani. Cosa fa? Cosa crede? E’ tardi. Questo senso di nausea. Quel vino. E ho anche mal di testa, veramente. Una cosa così, quando succede torna a succedere. Poi non te la puoi scordare mai. Ma chi si credeva?
Stanca un cazzo! adesso me la devi dare”…
Non ti devo niente”.
Sono tuo marito. E volevi farlo con quello. Con lui sì e”…
Questa volta no. Sono stanca. Stanca delle sue sfuriate. Stanca delle sue mani addosso. Stanca di essere cosa. Stanca di tutto. Di vivere. Il nostro tempo è finito. Non devi gridare; capisci? Non ti permetto di… Il suo tempo è finito. Non farlo. Non c’è una ragione ma non lo posso sopportare ancora. Cosa fai?
Se non stai buona ne prendi un altro”.
Sia quel che sia. Arriva sempre quel punto in cui… non puoi più tornare. Non avrei mai creduto di raggiungerlo. Eccomi qui. Eccolo lì. Sembra quasi che stia dormendo. Non mi fa pena. Mi fa ancora schifo. Una donna non può solo perché è donna. Dovevo andarmene quella prima volta. Ho voluto credergli. Sono solo una stupida. Non me ne frega di quello che diranno. L’inferno era la mia vita. Quell’inferno è finito, finito per sempre. Finalmente. Lo so che mi sono presa la sua vita, ma io non potevo togliergliela che una volta mentre lui mi ha tolta la dignità e me l’ha tolta per ogni giorno a venire.

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