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Archive for 16 marzo 2010

Forse Michele dovrebbe dire qualcosa sul viaggio, anche per giustificare l’assenza da questo spazio. Per molti motivi o senza motivi non l’aveva mai visitata. In verità, a parte i suoi voli di fantasia, non è mai stato un grande viaggiatore. Non un viaggiatore di spazi, almeno. Non sapeva decidersi se non né aveva voglia e non sapeva che dire. In fondo per quelli della sua generazione, ovvero per chi è vissuto e invecchiato in questo tempo, Londra è stata e rimasta la meta di fin troppe cose. Parlarne gli sembra quasi di profanare sogni che vorrebbero rimanessero intatti. Non gli rimane che sperare che sia lei a parlarne.
La verità è che lui e Rossana sono partiti appena di ritorno da un breve ma intenso soggiorno in Toscana. Giusto il tempo di aggiornare le valigie e, in una giornata tremenda di bufera per Venezia, di prendere il volo. Acqua alta, ed è il meno, neve, gelo e vento strapazzavano la città. Non viaggiavano battelli né autobus, trovare un taxi è stato una fortuna sfacciata ma la fortuna si muove sempre al fianco di Michele. Giunti a destinazione l’inverno era finito e splendeva il sole. Loro erano vestiti come per una spedizione nel circolo polare artico e intorno erano miti sia la city of Westmister che la city of London.
Questa trasposizione sotto mentite spoglie rende allo scrivente le cose più semplici. Addossare le cause ad un personaggio immaginario permette di dire e non dire e di lasciare un piccolo libero sfogo anche alla fantasia. In fondo è comodo avere una identità di riserva. Dicono, da quelle parti, che basta fermarsi a Piccadilly circus per incontrare qualcuno che si conosce. Non si sono fermati abbastanza. La sensazione è comunque di essere in uno di quei posti magici che sono il centro. Non poteva essere diversamente tra tanti nomi magici come Trafalgar square, Portobello road, Tower bridge, Abbey road, i parchi con Hyde park, Kensington garden, Greenwich park, gli scoiattoli che vengono curiosi a guardarti da vicino e i pellicani tranquilli del loro laghetto, oltre la già citata Piccadilly circus e chi più ne ha più ne ricordi. Ad ogni stazione della metropolitana, ad ogni angolo, c’è qualcuno che suona e spesso e buona musica; quella musica.
Le emozioni, naturalmente, sono tante, è impossibile riassumerle. Per questo conviene partire della fine. Prendono un taxi per tornare e dentro suona una canzone che non tardano a riconoscere subito: Get off my cloud. Nella terra dei favolosi quattro allora Michele, a dispetto della compagna, era fan sfegatato proprio dei Rolling, naturalmente perché erano ragazzacci; come subito dopo lo diventerà dei meravigliosi Who di My generation; quelli che spaccavano tutto. Ma questa è un’altra storia e ci vorrebbe troppo per raccontarla. A Londra tutto scorre a destra e viene sorpassato a sinistra. Ciò che lascia perplessi è che questi londinesi devono superare a mancina persino sulle scale mobili. Per le strade hanno la precedenza i pedoni e il pericolo di essere messi sotto da una qualunque macchina è minore. Michele si intrappola controllando sempre la parte opposta di marcia, ma è sorpreso che gli automobilisti rallentino e cedano il passo. Strano popolo gli inglesi: hanno scoperto dopo cent’anni che quella di Londra non era nebbia ma smog, cioè proprio vero fumo di Londra. La moda dice che le ragazze devono mostrare le gambe e tutte le gambe. Vanno le gonne corte, anzi cortissime, a sfidare il pudore e l’eventuale freddo.
Cosa potevano portare da Londra al ritorno i nostri due protagonisti preferiti oltre a una enorme valigia di emozioni e ricordi se non una manciata di quella musica che è stata la colonna sonora delle loro vite da quei fatidici e fantastici e mitici anni sessanta? Allora Michele guarda sotto dal finestrino dell’aereo la città che stanno lasciando e in cuore il suo saluto è un arrivederci. Apre il libro ma è distratto; si sente a disagio, per un attimo la sua vita non gli sembra più la sua. Avevano da festeggiare due scadenze importanti, soprattutto la seconda, ma lo imbarazzava ricordare che erano stati in un albergo, anzi in una camera, anzi in un letto, dove si sarebbe potuto dormire in quattro senza recarsi disturbo, mentre poco distante qualcuno doveva accontentarsi di dormire sotto il cielo sui cartoni. Si lasciò andare al romanzo e poi al torpore: il mondo è in vecchio testardo che cerca di mantenere le sue abitudini.

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