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Archive for 25 marzo 2010

Cuore spezzatoCosa aveva Kuki? Cosa aveva che tutti… ma perché gli uomini sono tutti… tutti… tutti… così? così… stronzi? Ma quanto era stata stupida. Certo che vedi sempre gli altri e magari non ti accorgi di quello che ti capita sotto il naso. Non ci voleva molto. Era che lei non ci riusciva proprio. Non ci metteva cattiveria. Ma ora che ci pensava… certo… la guardava con due occhi; lo stronzo. E non glieli toglieva da lì. Ecco cosa aveva, aveva che era una troia. Lei e gli uomini… cioè lei i suoi ragazzini. Se li cercava giovani; la zoccola. Non che lui… ma lei era sempre lì a sbattertele davanti. Anche se un paio di tette non sono che un paio di tette. Solo che ne aveva di più. Un po’, poi. Cosa avevano le sue? Non avrebbe mai pensato… che anche Luca fosse così… così mammone. Forse non aveva voluto vederlo. Aveva degli occhi. Sembrava vedesse la madonna. E aveva un bel dire, l’aveva capito subito. Lei non si faceva fare stupida. Con quella faccia: “Ma ti figuri. Ma cosa vai a pensare. Io”. Se non bastasse erano gli occhi di lei che avevano quell’aria soddisfatta. E Virginia li aveva visti. Ma proprio visti; altro che balle. Come da qua a là. Proprio mentre si baciavano. Come due ragazzini, aveva detto quella serpe. Sì! perché anche quella… ne avrebbe avute da raccontare. Meglio lasciare perdere.
Una promessa è una promessa. Gliel’avrebbe fatta vedere. A lei, a Elena, nessuno si può permettere di mettere le corna. E con una sciacquetta qualunque, come Kuki, per giunta. Una che c’ha il culo che pulisce i marciapiedi. E che appena si sa soffiare il naso. Quella sa solo togliersi le mutande; la sgualdrina. Manco fosse la Selen. Ma chi si credeva quella. E lui. Che avrebbe dovuto ringraziare. Ma perché per lei era sempre così? Perché perdeva sempre la testa per quello sbagliato? Perché non aveva mai trovato uno… uno come Giulio, per esempio? Certo che lui era un vero amico. Certo che, si rendeva conto, era furibonda. E chi non lo sarebbe stato? Chi al posto suo? E si era anche fatto aspettare. Certo che… povero Giulio, gli aveva scaricato addosso tutta la sua rabbia. Ma Giulio era Giulio. Lui le voleva bene, ed era paziente. E aveva capito. E poi anche lei l’avrebbe fatto per lui. Caro, aveva preso subito il treno. Non sapeva perché ma con lui riusciva a ritrovare sempre la tranquillità. Lui riusciva a renderla serena. A lui riusciva a dire tutto. Ma proprio tutto. Sapeva che non l’avrebbe mai tradita.
Non valeva certo la pena. Nemmeno rovinare il trucco. Doveva prepararsi. Non voleva farsi trovare così. Non poteva. Aveva deciso di andargli incontro, alla stazione. Non fosse stato Giulio… ma con lui proprio non poteva. Non ci riusciva. Non sentiva quella cosa. Quella scossa. Eppure quella volta… dopo quell’altro stronzo. Ma era stata solo stupida. Certo che se lo sarebbe fatto. Solo che lui sembrava proprio non vederla. Come sempre. Eppure era mancato solo un attimo. Che con lui, con Giulio, glieli avrebbe fatti volentieri. Gli avrebbe reso la pariglia. Perché lei non era una di quelle. Non era una facile. Ma forse sarebbe stato meno difficile. Eppure non poteva fargliela passare liscia; pan per polenta. E quella volta, con Giulio, le aveva anche provate. Sarebbe bastato un attimo. Capita a tutti, un momento di debolezza. E lei era proprio depressa. Si può capire: era un’altra storia finita male. Che andava a farsi fottere. Veramente gliel’aveva proprio sbattuta in faccia. Eppure credeva che non ci sarebbe ricascata. E adesso era d’accapo. Tutto di nuovo come sempre. Fuori uno ed ecco che te ne trovi un altro, di stronzo.
Certo che quando Giulio la teneva tra le braccia… ma era una sensazione diversa. Una donna lo sente. Una donna lo capisce. Un amico è un amico. Cioè era un’altra cosa. Lui era tranquillità. Lui era sicurezza. Non c’erano rischi con lui. Forse era stato perché era ancora con Valentina. Aveva sbagliato. Quella ragazza era giusta per lui. Stavano bene assieme. Ma forse ne era stata la causa. Era gelosa, Valentina. Eppure alla fine non era successo niente. Proprio niente. Non poteva sentirsi in colpa per niente. E poi lo sapeva, Valentina, che erano amici. Che con lui… Solo una debolezza. Non che fosse una vera bellezza; ma era giusta. Ne era ancora convinta. Se li vedeva già. Ora erano nuovamente liberi entrambi. Lui sarebbe stato paziente. Forse avrebbe dovuto ascoltarlo anche lei. E’ che ognuno capisce quello che sente. E in quel momento lei non aveva che quello, nel cuore, nella testa. Quella rabbia. Era furibonda. Lo odiava proprio. Luca l’aveva proprio delusa. Proprio perché lui pareva diverso. Vai a fidarti. Anche con lei sembrava uno che non si fa prendere troppo dalle cose. Sì! era un poco distaccato. Non certo uno che non sai come tenerti le mani distanti. Era più lei; nei limiti, certo. Sembrava sempre padrone di sé.
Potevano tornare in quel localino. In quello dell’ultima volta. Si mangiava bene. E non era nemmeno troppo caro. E stavolta non avrebbe dovuto permettergli di pagare. In fondo l’aveva chiamato lei. Era meglio se preparava il letto. E se partiva. Ormai doveva essere quasi arrivato. Che cretina: s’era scordata di dirgli dove. Ma lui sapeva dove abitava. Vista l’ora quasi quasi le conveniva non muoversi. Rischiavano di incrociarsi senza trovarsi. E’ stato in quel preciso momento che compose il numero per chiamarlo, per sentire dov’era, e che decise che, fanculo tutto ma, quella sera non ci sarebbero stati santi: amico o non amico… Non si può restare stupide tutta la vita. Lo sapeva anche lui che non reggeva il vino. E che sarebbero bastati due bicchieri. E dopo…

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