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Archive for 8 aprile 2010

Aveva preso penna e si era seduto davanti al foglio bianco; di un bianco imbarazzante, disarmante. Come poteva spiegare quello che non riusciva ad afferrare; a capire? Quella grande serenità incredibile. Indicibile. Tutta la confusione che aveva in testa. Quella folla di pensieri incapace di farsi uno solo. In verità non gli era ancora del tutto riuscito di liberarsi della dolcezza di un sogno appagante avvenuto in un sonno mite. Lo ricordava appena ma ne tratteneva quel gusto dolciastro con parsimoniosa pazienza. Si prese cura di se in quel mattino, fuori la temperatura era tepida e un sole irriverente attraversava la piazza e l’aria completamente trasparente. Guardandosi allo specchio non aveva nulla da rimproverarsi. Per un attimo fu solo mattino. Pensò a Ilenia con quella tenerezza e delicatezza che sempre gli restituiva il pensarla. Era stato proprio fortunato; mise la moka sul gas. L’amava ancora come il primo giorno e la loro passione era rimasta la stessa. Si era ripromesso solo di godersi di quella giornata di pausa, per il patrono. Niente era come si era immaginato anche se tutto era come sempre. In ufficio non aveva lasciato nulla in sospeso, non era solito farlo. La stima degli altri era il premio al suo impegno. C’era il pranzo nel microonde perché lei pensava a tutto e non sarebbe mai uscita senza provvedere sapendolo a casa. Forse avesse potuto essere con lui sarebbe stato diverso. Sotto la doccia si chiese se aveva mai conosciuto veramente la fatica.
Era sempre stato fedele alla sua dolce Ilenia. Non che gli fossero mancate le occasione ma l’avrebbe trovato stupido, e persino pericoloso. Non avrebbe mai accettato che solo un sospetto incrinasse la loro armonia. Non avevano avuto figli, ma questo non era un problema. Forse era stata una fortuna, lei aveva potuto dedicarsi solo a lui come lui a lei. A pensarci bene era un uomo felice e non si lasciava dietro nulla. La sera prima aveva anche finito di leggere “L’ombra del vento” e l’aveva riposto in libreria. Un buon libro è come un buon amico, a volte anche più paziente ed intimo. A volte è solo come un bambino. Che poi era un libro che parlava di un libro. Certo non era una cosa proprio insolita ma, al momento, non gli sovvennero altri esempi. Quel giorno Mariagrazia non sarebbe passata, era festa anche per lei. Cioè era proprio completamente libero e padrone del suo tempo. Si vestì senza pensarci ma con automatica cura data dall’abitudine. Forse l’acqua di colonia era un po’ troppo invadente. Avrebbe anche chiamato mamma ma l’avrebbe trattenuto troppo al telefono; in fondo era stato un figlio esemplare. Se nella sua energica maturità quella donna aveva conosciuto una qualche preoccupazione non gliel’aveva procurata lui. Quella che continuavano a definire povera donna era nella realtà vedova di un uomo che semplicemente se n’era andato; un mattino, senza dire nulla, si suppone per un’altra. Lui ormai era grande; lei, sua madre, non se ne era data pena che per poche ore. Poi era tornata a riversare tutte le attenzioni di cui disponeva su lui, sul figlio. Anche lei aveva contribuito a viziarlo. Non aveva mai nemmeno avuto il bisogno di chiedere; le sue donne erano già là, pronte. Se non è tutto l’amore è sicuramente molto.
Con Ilenia sembravano fatti per stare assieme, condividevano pressoché tutto, persino la stessa passione per i ritratti d’autore. Quelle pareti ne erano la testimonianza. Non avrebbe saputo dire cosa avrebbe fatto se non l’avesse incontrata. Sfiorò una tenera malinconia rivedendosi ragazzi, quando l’aspettava sotto casa, i loro primi appuntamenti; era graziosa allora, poi s’era fatta una splendida donna. Capiva perché fosse invidiato e lo leggeva negli occhi con cui gli altri la guardavano. Se ne sentì orgoglioso. Un pizzico gelosa lo era sempre stata. I suoi occhi fieri e decisi sembravano sufficienti a tenere a bada quasi tutte le attenzioni degli uomini. Non era stupida la sua Ilenia. Ed era stata anche previdente. E aveva provveduto anche per il loro futuro. Niente avrebbe potuto turbarli, niente che fosse stato possibile prevedere. Fece due rapidi calcoli: non dovevano niente a nessuno, e i soldi che aveva dato ad Alvaro sapeva fin da subito che difficilmente li avrebbe rivisti; era l’ultimo dei problemi.
Avrebbe voluto almeno lasciarle detto qualcosa. Che l’aveva amata e che continuava a farlo. Che era felice. Non gli riuscì di vergare nemmeno un rigo. Il foglio rimaneva silenzioso e lui provava una grande pigrezza e nessuna capacità di opporsi. Era quasi ancora una sonnolenza tiepida quella che lo avvolgeva. Prese una delle rose rosse secche e la poggiò sulla carta, come sperando che lei potesse capire, certo che non avrebbe potuto farlo. Semplicemente forse un uomo non era fatto per esserlo, felice. Ne provò una sorta di incomprensibile compassione. Si sporse dal poggiolo e si lasciò cadere.

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