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Archive for 9 aprile 2010

Isabella era una donna veramente sfortunata. Era un bellissimo pomeriggio di sole, maledetto ciottolato. Era così incerta su quei tacchi, e così presa a guardare dove metteva i piedi che andò a sbattere contro l’amore della sua vita e non se ne accorse. Lui si girò, ammirò le sue forme e poi proseguì per la propria strada. Lei forse non lo avrebbe visto comunque a causa dei suoi problemi di miopia che nemmeno quegli occhiali spessi riuscivano a mitigare. La cosa non la preoccupò per nulla, cominciava a rassegnarsi a quella vita e inoltre non si può rimpiangere quello che non s’è conosciuto. Le restava quella speranza e nessuno a dirle che forse avrebbe dovuto prestare un po’ più di attenzione. Giunta a casa la madre le chiese per l’ennesima volta, cosa aspettasse a mettere la testa a posto e a trovarsi un bravo giovane. Lei le consegno lo stipendio che era andata a ritirare e per la prima volta pensò che anche se non era giovane perché gli anni passavano anche per lei. Provò per farne il conto e subito si ritrasse; aveva avvisato che non voleva più candeline. Il suo corpo era interamente invaso da una elettrica stanchezza; si sentiva pigra e indolente. Odiava anche quel nome che le avevano imposto. Non aveva ancora detto ai suoi di Parigi.
Le dava piacere avere un segreto, e tenerlo per sé. I piatti erano nel lavello. Pensava ancora a quell’annuncio ma sapeva che non avrebbe mai risposto. Il padre teneva in mano il bicchiere di vino guardandolo controluce e come suo solito straparlava, ormai la sua memoria e i suoi ragionamenti non erano più quelli di una volta. Non che una volta, ma ormai era difficile seguire i suoi discorsi fin dall’inizio. Non mostrava nessun interesse nemmeno per la Gazzetta che lei continuava comunque a portargli. La televisione andava da sola tentando disperatamente di far da compagnia a quella povera vecchia. Naturalmente quest’ultima cercava ormai senza speranza il telecomando. Era tutto uguale a tutte le volte che tornava a casa. Avrebbe voluto piangere, ma non ne era capace. Si sarebbe accontentata di riuscire a gridare. Dalla bocca le uscì solo la domanda per sapere se quella mattina, per caso, avesse suonato il postino. Si mise comoda. Si guardò allo specchio senza capire cosa c’era in lei che non andava. Fu tentata da un violento desiderio di tenerezza. Per tutto il tempo che si trattenne in camera non riuscì a trovare la tranquillità. Sentì distintamente quelli di sopra litigare e poi fare la pace. Scappò in cucina per mettere la zuppa sul fuoco. Quella cominciò a prendere di bruciato appena lei le girò le spalle per preparare la tavola. Lei era veramente sfortunata ed era ancora signorina.

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