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Archive for 10 aprile 2010

Premettendo doverosamente e decisamente che trattasi solo di un gioco di parole e niente ha a che vedere con la realtà e con personaggi della vita Anna aveva, come tutte, più grande amica: Irma. In questo caso s’erano conosciute fin dalle elementari trovandosi poi a completare gli studi, fino a tutto il liceo, affiancante in banchi adiacenti nella stessa classe. Poi Anna era andata a studiare a Urbino, Lettere e Filosofia, e quella era una città a misura d’uomo ovvero, come nel suo caso, anche di donna. Era stato il periodo più bello della sua giovane vita e sentiva l’amica di tanto in tanto. A volte le pareva vicina, a volte lontana. Solite cose, solite parole, ma i “così così” o i “bene” dell’altra non la tranquillizzavano e aveva spesso un suono strano; era certa che qualcosa non andava proprio per il verso giusto. Poi anche con Francesco era finita e Anna aveva deciso di prendersi una lunga pausa, una vacanza lontano dal quotidiano e, soprattutto, dalle faccende di cuore. Quella con quel ragazzo, Francesco, era stata solo una piccola storia e lei in fondo aveva bisogno di starsene un poco da sola, magari anche di qualche buon libro. La solitudine non le aveva mai fatto paura e poi c’era anche il suo gatto. Finito di leggere anche l’ultimo libro della Wu Ming Foundation decise di ritrovare quello spicchio del suo passato che per disinvoltura e per l’età l’aveva vista serena. Fece la valigia, prese il treno ed avvertì Irma che arrivava; la trovò piangente. Si fece una tazza di caffè prima di affrontare il dramma e poi la raggiunse sul divano.
Irma si era innamorata. Lui era sposato. Storia a tinte forti priva di qualsiasi anomalia. Dramma della gelosia e commedia degli equivoci. Di storie come quella ce n’è una letteratura completa, ma la sua era la sua. Piena di “non ci si può credere credere” e di “ma tu non puoi capire” come di “mi segui”? Una storia, naturalmente, fatta più di intervalli e di solitudini. Lei era andata a vivere con un amica, una certa Giorgia, per essere libera. Si vedevano lì, da lei, o in macchina o dove capitava; quando potevano farlo. Durava ormai da un paio d’anni; dall’estate delle vacanze a Rimini, ed erano due mesi che lui non si faceva vedere: “Quella puttana che gli rovina la vita vuole portarmelo via, e adesso non risponde nemmeno più al cellulare; ma io lo chiamo a casa”. Le raccontò che erano tre giorni che non usciva dal pigiama. A causa del malumore aveva litigato anche con Giorgia ed ora stava cercando un buco dove andare. Intanto tirava su dal naso. “E lui”? “Lui cosa”? “Non ti potrebbe?”… “Non voglio. Non gliel’ho mai chiesto. Non se n’è mai interessato”. “Cazzo! Ma non gliene importa nulla”… “E’ solo che non può. E’ sempre tenero, quando stiamo insieme. Sicuramente avrà dei problemi. Chissà quanto sarà in ansia”.
In ansia un cazzo! Mica è facile parlare con chi non vuole sentire, con una donna che fa all’innamorata. Disperata. Non aveva consigli da dare. A consolare non si era mai sentita troppo brava e il quel momento le dava un leggero imbarazzo. Era strano ma non era sorpresa che Irma si fosse infilata in un guaio; che si fosse messa con l’uomo di un’altra. A pensarci bene quella puttana, Graziana, era la moglie e la conosceva anche abbastanza bene. A pensarci meglio forse per Irma era solo l’idea della passione oppure se la raccontava oppure era un fatto solo di orgoglio; succede e più che spesso. Forse semplicemente non voleva accettare di essere rifiutata, che fosse l’altro a dire quel “Basta!” ma poteva anche essere tutto vero. Cosa ci fosse andata a fare a Rimini non se lo chiedeva, con il sospetto che se la fosse cercata. Magari per una stupida scommessa. Avrebbe voluto evitare tutti quei particolari. Le felicità. L’infelicità. Il desiderio di una normalità. L’insaziabilità di lui.
Certo che lui era stato un vero stronzo, niente da portare meraviglia: difficile trovare un uomo che non lo sia. Bastava vedere come si girava e come guardava le donne. Bastava osservare quanto era pieno di se. Cosa ci trovassero non le riusciva proprio di capirlo: la libido ce l’aveva scritto negl’occhi. Era sempre stato quello che era. Ce l’aveva scritto in faccia. E poi un uomo è solo un uomo, ovvero un maschio: fagli vedere un po’ di qualcosa, ad esempio di tette, e anche quella poca di testa che ha va a farsi fottere. E Irma era una che non solo si lasciava vedere e che invitava l’occhio a guardarla.
E infine anche lei, l’altra, cioè Graziana, cioè veramente sarebbe Irma ad essere l’altra, era anch’essa donna; donna e vittima. Anna si resi all’improvviso conto che non aveva mai guardato la cosa da un punto di vista simile. Il puttaniere aveva giocato con sufficienza da suo pari con i sentimenti di entrambe, ma questo suo diletto era noto anche per le sue giovani alunne. Era quasi certa che tutto fosse iniziato con leggerezza: per lui ma anche per Irma. Probabilmente per lui era un’avventura come tante, solo che a giocare col fuoco ci si può sempre scottare. Il sospetto era che anche l’amica avesse iniziato spiegandosi che era solo per una sera, per divertimento oppure così senza volerci pensare.
Cioè non che nemmeno lei, l’amica, la cara Irma, fosse molto disposta a faticare per tenersi su le mutandine, ma questa volta era stata diversa, come succede, magari uscendo una sera senza alcuna velleità; eppure lo doveva conoscere. Ed era certa che se la sarebbe risparmiata quella fatica: trovare una risposta per consolazione e trovarsi invischiata in una vicenda ingarbugliata dove bene o male conosci tutti e non sai liberarti di nessuno. Avesse potuto lo avrebbe annientato, giudicato, denunciato all’opinione ma avrebbe dovuto fare altrettanto con quasi tutti gli uomini. Per quel vivi e lascia stare aveva imparato a fatica a muoversi nel mondo reale ma anche a non togliere i pieni da terra. Era passionale ma non riusciva a mentire alla sua razionalità; era sempre stata così. Forse era stata fortunata. Lei non avrebbe mai iniziato una storia così. Poi, riflettendo, tremò: c’era stata vicina almeno un paio di volte. Poi tutto era finito restando amici, anzi conoscenti.
Ci aveva provato anche con lei e forse era stato solo perché in quel periodo aveva dovuto smettere di prendere la pillola. Poi si era arreso quasi subito, forse aveva capito o creduto di farlo che non c’era niente da fare; lei l’aveva scordato completamente. Proprio due volte stronzo. Che poi qualcuna lo lodava ma altre se ne lavavano la bocca, ma non si può mai sapere se è per rabbia o per invidia o per altro. Lui aveva un catalogo di vittime nutrito, certo che a volte le donne sanno proprio essere stupide, e imprevidenti; nonché prevedibili. Per dirla tutta ma proprio tutta nemmeno Graziana se lo meritava. Ma poi perché accontentarsi dell’uomo di un altra per una che avrebbe potuto avere tutti quelli che voleva?

[Audio “http://se.mario2.googlepages.com/GliUominiNonCambiano.mp3”%5D

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