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Archive for 15 Mag 2010

Si era calata il cappuccio sulla testa e si era mescolata alla folla. Non voleva mancare. Aveva aspettato tanto quel momento; cinquantun anni. Anche a contarli sulle dita sono più di tanti; sono troppi. Ma in fondo aveva continuato a vivere solo per quel momento. Si era limitata a contare i minuti. No! ad essere onesti nel mezzo c’era stato Tom; e poi la vita è sempre una cosa da vivere. E lei ne aveva vissute di vite. Aveva amato. Aveva odiato. Aveva avuto momenti migliori di altri. Aveva amato. Ogni volta era stata l’ultima. Non c’è un sentimento più forte dell’odio. Ciò che non era stata capace era dimenticare. Ora lo guardava il suo disprezzo. Non poteva provare pietà. Non per quell’uomo. Non per William Hamleigh. Sarebbe morto come aveva meritato di morire: da verme.
Prima dell’attimo di silenzio c’è chi grida. C’è chi sputa. C’è chi tira quello che gli capita in mano. C’è chi è venuto da lontano. Il piscio gli bagnava la veste. Come tutti quelli anche lui aveva il coraggio della paura altrui. Lo aveva sentito dire che si muore così. Che davanti alla signora molti perdevano il controllo; la dignità. A che gli sarebbe servita? Veramente lei l’aveva sempre saputo. Come non aveva mai avuto alcun dubbio su questo appuntamento. Ora eccolo lì. Nella piazza di Kingsbridge. Ancora un attimo. Pronto a penzolare lui dalla corda. In realtà la storia, per quanto attenta, mai avrebbe potuto stabilire se fosse stato colpevole di quella colpa. Per lei non cambiava. La sua colpa era di essere vissuto. La sua volpa gli era venuta al momento della nascita. Era un mondo destinato a morire. Non avrebbe visto quello nuovo. Non aveva abbastanza pazienza. E sapeva che dopo sarebbe stata soddisfatta, ormai stanca. Sarebbe andata anche lei al suo appuntamento.
Ma lui la scorse tra la folla. Non aveva mai dimenticato quella faccia. Ormai tutto era perduto eppure non riuscì a non aggiungere terrore al terrore. Nemmeno in quel momento. Ora sapeva che chi muore muore da solo. Gli occhi di quella donna, di Ellen, gli passavano le carni. Ora ne era certo: era una strega. E quegli occhi, che non era mai riuscito a sostenere, ridevano. Ridevano senza cambiarle il volto. Ridevano di una luce sinistra. Si era preso tutto. Tutto gli apparteneva. Non c’era nessuna morale in quello che gli succedeva. Non c’era un dio. Un dio avrebbe capito. Era lui la legge. Lo era allora. Cosa succedeva. Una legge lo condannava. Chi erano quelli? Non voleva morire. Ora capiva il terrore su quelle facce. Cosa cambiava. Erano solo villani. Erano il niente. Solo bestie. Lei lo guardò ancora una volta, per l’ultima smorfia di terrore e di vita, per capire quello che aveva sempre saputo: perdonare è una fatica inutile.¹


1] Personaggi da I pilastri della terra.

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