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Archive for 19 Mag 2010

Solo una canzone

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Oggi è oggi. Mi soffermo a scriverne talmente di rado che ha un senso ammetterlo. Vivo soprattutto di passato, di ricordi, di fantasmi. Niente è mai come vorresti. Niente è mai come te l’eri aspettato. E ci sono momenti che ti prende una sorta di muta insoddisfazione che non sai nemmeno perché. Eppure sono un tipo di successo. Piacente. E vivo la vita che mi sono scelto.
Ma parliamo al presente. Agnese era dovuta partire. In fondo un impegno programmato. La sua casa delle vacanze richiedeva le nostre attenzioni. Non avevo potuto liberarmi. Non avevo nemmeno cercato di farlo. Certo che avevo spesso approfittato di quella casa. Ma avevo bisogno di un paio di giorni per me. Per riflettere. Avevo delle cose da fare, che non potevo rimandare. Anche quello, perché no? Ci avevo pensato. Avevo la sensazione di essere ricambiato. E Agnese non aveva avuto, naturalmente, da ridire.
Con lei in fondo era andato tutto bene. Sembrava che tra noi due ci fosse una sorta di tacito accordo. Tutto anche più facile di quanto previsto. La cena ottima. Non avevo dovuto insistere. La simpatia viaggiava con molta semplicità. Chiamo Agnese per non rischiare di essere interrotto mentre lei si sistemava il trucco. Aveva detto che non faceva nessuna differenza. Avevo preferito così che andassimo da me perché preferivo giocare in casa. In fondo sono un po’ abitudinario. Bere prima ancora un goccio. Farmi la doccia nel mio bagno. Svegliarmi nel mio letto. Sapere dove mettere le mani. Usarmi queste piccole attenzioni. E poi… Mi rende sempre triste passare una serata da solo. E lei sembrava divertita.
Certo che come Agnese lei aveva un gran bel culo. Certo che nemmeno come respingenti era messa male; non sarebbe mai potuta annegare. Di quegli occhi mi sembra quasi inutile parlare: quell’aria innocente da ragazzina che intriga e lampi pieni di lussuria. Era una di quelle giovani donne e ragazze che per un attimo ti sospendono il respiro. E poi sono queste cose che restituiscono sale alla vita. Altrimenti è solo routine, abitudine. Non credo ai legami che durano. Non li ho mai cercati, non li ho mai trovati. Forse perché mi danno allergia e scappo. Con lei non c’era nessun pericolo. Volevamo entrambi solo divertirci. E non facevamo torto a nessuno. La mia amicizia con Agnese durava da quanto s’era ragazzi. Ma non mi aveva mai chiesto di più. E io non le avevo mai promesso nulla. Anche se per tutti era ormai la mia donna.
La verità era che si era spogliata con estrema naturalezza, quasi con indifferenza. Come se la cosa non la riguardasse. E poi si era lasciata guardare. Ed era così presa dalla cosa che non avrebbe saputo mai dire un no. Ma per un attimo mi son sentito io usato. Le piaceva solo il piacere. Per quanto possa ricordare credo che per tutto il resto della serata non ci siamo chiesti niente, non abbiamo nemmeno parlato. Pareva amarsi tra le mie braccia. E chiedermi continuamente conferma. Si specchiava nei miei occhi e delle mie attenzioni. Certo che faceva dei numeri da competizione. Le sue mani sapevano dove andare. I suoi respiri sapevano cosa chiedere, dove condurmi. La sua pelle era del velluto più morbido. Ero stato fortunato come quei pochi che sanno guadagnarsi la fortuna. In fondo amavo essere ammirato, e soprattutto invidiato. Poveri stupidi, cos’è una donna se non questo? un momento di estremo piacere.
Ora sono certo di dire una baggianata. Mi sveglio e non la trovo a letto. Tiro un respiro di sollievo. Di piena soddisfazione. Le ore della notte, non dormite, mi pesato sugli occhi. Mi ha risparmiato anche la minima pena dei saluti. Quelle cose antipatiche. Le solite frasi. Ti è piaciuto? Sono stata brava? Qualche complimento. Credi che ci rivedremo? Non dico un ipocrita: non immaginavo che sarebbe finita così. O un: te l’aspettavi? Cioè si è preparata e se n’è andata nel completo silenzio. Senza il minimo disturbo. Nemmeno il caffè. Me lo sono preparato da me.
Ora che ci penso nemmeno le ho chiesto il nome. Al momento mi dico: meglio così, tanto l’avrei già scordato un attimo dopo. Ma stavolta c’è qualcosa che non va. Certo non credo possa avere nulla di che rimproverarmi. Ma mi sembra che lei non abbia rispettato nemmeno in parte il suo ruolo di donna. Mi sento come defraudato. Preso in giro. La verità è che comincio a sospettare di essere ormai stanco di svegliarmi il mattino a fianco di una sconosciuta. Forse nemmeno quell’amore è vita. Ma è stato solo un momento. Aggiungo quel nome al mio carnet con soddisfazione. Per essere precisi scrivo: Bionda, gran F. e rimetto l’agenda nel cassetto. Decido che appena torna invito Agnese a cena.

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