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Archive for 24 maggio 2010

linguacciaCerte notti la macchina è calda; altre notti non c’è verso, proprio non vuole andare. Ciack aveva completamente cannato l’entrata di Elouise. Con tutte le volte che l’abbiamo provata. Non si sentiva un cazzo, sopra quel cazzo di palco. Si era ripreso subito. Forse nessuno se n’era nemmeno accorto. C’erano vuoti in platea. La finale della coppa italia? Strano paese di merda. No! non si può prevedere tutto. “Ma hai visto quelle sbarbine scatenare; lì, in prima fila, sotto il palco”? Erano quattro ragazzine dal viso pastrocchiato per sembrare cresciute. In preda all’isteria. Non sai pensare ad altro? Avevo l’impressione di averle già viste. E che ci dovessero essere poco distanti i genitori. A controllarle. Genitori permissivi, se avevano cercato di fuggire dal loro controllo. Di raggiungere i camerini. E c’erano riuscite. Non aveva nemmeno tette. Gli ho autografato la pelle. Era tutta contenta e siamo scappati via. Vita da rockers. Tutto come fanno i grandi. Ma quelli, i grandi, quelli arrivati, sono un’altra cosa. Chissà se se lo sono fatto il culo? Speravo che Peter ci trovasse almeno da fare da spalla. Lui dice che sarà per la prossima. E’ andata male. Sono stanco di sentirglielo dire.
Io cambierei la scaletta”. Non li sto ad ascoltare. Potrei dire parola per parola prima che escano. Sono le stesse dopo ogni concerto. Ormai è andata. A che serve star lì a recriminare? L’adrenalina scende. La stanchezza sale. Veramente nessuno ha particolarmente fame. Qualcosa dobbiamo bere. E mangiare. Prima di rimetterci in marcia. Il pezzo nuovo mi ronza in testa. Resto incerto sul verso tra amare e odiare. A volte ho il dubbio che potrebbe funzionare. E quello che non lo scriverò mai. C’è una che si sforza di diventare bionda, lì, nell’angolo. Da sola davanti ad una birra, scura. Fuori c’è un utilitaria scassata. Lei e la macchina si assomigliano. Mi ci giocherei le palle che stanno assieme. Ho spesso di queste idee. La guardo e si sente fissata. Non avevo nessuna intenzione. Distoglie gli occhi in modo evidente; infastidita. “Cazzo vuoi”? Non ci siamo che noi e lei. Non è il primo autogrill. Credo di non aver mai desiderato tanto il letto. “Ma avete sentito di quella cosa lì”? “Ma quel riff stavolta era proprio cattivo”. Sì! Proprio come l’acqua di seltz.
Lo penso e stringo le labbra. “E se campionassimo il rumore dello sciacquone; sarebbe una figata”. “Sarebbe una stronzata. E trent’anni dopo”. “Dici che l’abbiano già fatto”? “Ma nessuno se ne ricorda di certo”. Ha ragione Eros, con la base sola è tutto più semplice. Niente furgone. Niente rotture. Non dividi. Poche rogne per smontare e tagliare. Niente di niente. Mi chiama Angela. C’è poca copertura. Era l’ultima cosa che mi mancava. Siamo appena partiti. No! non so ancora quando potrò arrivare. Non mi aspettare alzata. Un poco sono depresso, comincio a pensare di non aver più l’età per certe stronzate. Le grido che non si sente più un cazzo. Butto il cellulare sul tavolo. Faccio segno che ho proprio bisogno di un altra birra. Mi duole la schiena. Il banconiere ha tanta voglia quanto me di muovere il culo. Passa lo straccio sulla formica e fa con comodo. Mentre aspetto accendo l’ennesima sigaretta. Di qualcosa si deve pure morire. “Date retta a me: questa musica è già morta. Si torna a quella buona. Alla balera”. “E quando mai è morta”? “Proprio perché è la migliore. E’ la vera musica”. La maglietta è tutta un sudore. Paco è al bagno. Dovrebbe smetterla. Almeno prima di mettersi al volante. “Ora va meglio; ne vuoi un po’“? “Magari dopo“.
E’ la sua solitudine che mi ha incuriosito. Una solitudine intristita. A quest’ora di notte. Invece sembra americana. Uscita da un college. E non è un complimento. Ci penso un attimo e decido di no. Però la fisso, forse proprio perché mi ha indispettito il suo gesto. Mi guarda di striscio. Alza il nasino con quell’aria di supponenza. Un poco altezzosità. Un poco superbia. Cosa c’è tanto da guardare? Mi piace aggiungere i dialoghi e immaginare le situazioni. Poi pare pensarci. Forse riconoscermi. Forse era in sala. Non può essere diversamente. Mi monta una rabbia: ma che ha lui più di noi? Adesso è lei che mi osserva con insistenza. E’ sprofondata in una maglia orrenda. La gonna è corta. Le gambe sono da bambina. Senza calze. Gli occhi sembrano piangere o rimpiangere. Il neon le colora il viso rendendolo ancora più etereo, inespressivo. Non cerca di sorridere. Forse quel viso non ne sarebbe capace. L’unica cosa che in lei può avere una parvenza di attrazione è l’età. E’ che alla fine è donna. E’ quell’aria di annoiata indifferenza. Deve avere certo più anni di quelli che mostra. E’ che tutto pare strano a quest’ora di notte. Quando tutto il resto del mondo sembra morto.
Ti dispiace se… vado io”?
Non ho proprio voglia di stare ancora ad aspettare. Sono io il cantante. E’ che non ho nemmeno nessun’altra voglia. Ci passo la mano. Ci provo anche e provo solo nausea. E’ una notte così. Lo so che un uomo non potrebbe dire di no. Non ha altro fascino; lei. Farlo in furgone poi non è il massimo. Può succedere ad uno di non averne voglia. E’ la prima volta. Non fa parte del contratto. Perché mi dovrei dispiacere? Nemmeno mi preoccupo. Gli altri non hanno la forza di mostrarsi sorpresi. E’ anche una delle prime volte che scappiamo così in fretta. Il viaggio ci aspetta. Casa. Comincio a non aspettarmi più il massimo. Li guardo. Nessuno pare avere niente da obiettare. Ma sì! Cico: “Fai pure”.
Si alza pigramente e va verso il tavolo. Solo un attimo. Lei si alza pigramente. Pare un poco delusa ma raggiungono l’uscita. Lui le ha già passato la mano sulla spalla. Lei gli ha già appoggiato la sua sul culo. Ci guarda, ci fa cenno e la bacia. Ridiamo in silenzio. Non ci sarà molto da aspettare. Solo che dopo ci dovremo sorbire il suo racconto. Lui ha la passione della cronaca, e ce l’ha per quella dettagliata. Per i particolari. Spesso si porta dietro lo scalpo, il souvenir. Manie da amatore. Certe volte non è da credergli. Certe altre è chiaro che se la tira. Paco non è più tra noi. Violino Jimy: “Quasi quasi dopo mi prendo un passaggio anch’io”. Non vorrei passare la nottata su questo tavolo. “Non rompere. Fa il bravo. Se non ti va prendete pure il furgone. Mi faccio dare uno strappo da lei e prendo un treno. E, già che ci siete, andate tutti a fanculo”.

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