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Archive for 25 maggio 2010

Non solo quattro righe di cronaca.
I protagonisti: Lei, Alina, è una donna di dubbia provenienza, probabilmente dell’est, che ha intrapreso con successo qui da noi una carriera, non priva di soddisfazioni anche economiche, nel mondo dello spettacolo. Lui era un pover’uomo nativo di Lambrate che viveva di piccoli lavoretti; conosciuto da tutti per la sua bonarietà, ma anche per la trascuratezze che aveva di se. Ciò che aveva ingannato gli agenti al momento dell’errore, cioè dell’arresto dell’uomo, è stato che la suddetta Alina mostrava varie escoriazioni e tumefazioni sul viso e sul corpo. Come se le sia procurate non è stato chiarito nemmeno in fase dibattimentale. In prima istanza sembrava una sentenza già scritta, una storia come tante di violenza. Ma quale? Sempre meglio diffidare delle apparenze, dei luoghi comuni, come dimostreremo. Questi fatti, cioè una lettura superficiale, avrebbe potuto trarre in inganno anche noi.
Solo ora, finalmente, possiamo documentare chi sia stato veramente vittima e quale sia stata la violenza. Ci sono situazioni, come queste, che restituiscono la fiducia nella verità in questa nostra società che non ne ha mai avuto tanto bisogno. Fortuna vuole che l’ottimo ma giovane avvocato della difesa dalla fiorente e affascinante dialettica, a parte quel suo piccolo vizio di pronuncia, con meticolosa puntigliosità, sia riuscito a ricostruire alla fine la giusta successione degli avvenimenti in causa dimostrando nella realtà come siamo veramente andati i fatti. E c’eravamo noi, organi di informazione, a vigilare e a tenere aggiornato il paese sul rischio scampato di una ingiusta pena. Ben altri processi, con ben altra notorietà e risonanza, avrebbero dovuto metterci sull’avviso. La storia ci insegna; e anche la storia della Giurisprudenza. Ma andiamo con ordine.
E’ accertato che l’affascinante donna, la citata e mendace Alina, nutrisse da tempo un’insana passione per il pover’uomo poi dimostratosi vittima. Quando lo stesso, in vari episodi, aveva dovuto recarsi nell’appartamento della donna lei, accertato che attirato con futili scuse, offriva allo stesso piccoli generi alimentari di consumo di cui lo stesso risultava improvvisamente e temporaneamente sprovvisto, quali sale, zucchero, pepe, riso, carne in scatola o altro. E’ inoltre risaputo che è fin troppo facile escogitare queste inezie, tali subdoli sotterfugi, su un uomo, tra l’altro poco abbiente, che vive da solo. Quale uomo, che vive appunto da solo, non si è mai trovato senza qualcuna delle cose sopra menzionate, magari al momento che bolle l’acqua per la pasta o che gorgoglia il caffè? Pare inoltre che l’attrice cercasse insistentemente di protrarre le visite dell’uomo presso il suo appartamento con quelle che solo a posteriori si sono dimostrate insistenti e fraudolente gentilezze; che in realtà altro non erano che pretesti.
Noi siamo qui per ridare dignità alla persona da una imputazione infamante. Nella sera citata in sentenza, quella dei fatti, la donna costringeva l’uomo a presentarsi alla sua porta verso le ventidue e trenta, ventidue e quarantacinque, dicendogli che le era avanzata una fetta di torta dal suo compleanno ma che la teneva in frigo. Forse il posto avrebbe dovuto insospettire la vittima ma il connazionale è uomo modesto e credulone, privo di alcuna malizia. Solo per la cronaca la “signora” aveva compiuto gli anni già dal giorno prima e quella sera, apparentemente, diversamente dalle proprie abitudini consolidate, probabilmente con premeditazione, era rimasta in casa. L’uomo era stato spogliato completamente e trascinato dalla stessa sul letto e costretto ad avere un rapporto con lei. Per la precisione dei fatti la donna aveva preteso anche un secondo rapporto sulla cui natura, per rispetto verso il lettore, evitiamo di entrare e di fornire particolari ulteriori e dettagliati che non risulterebbero per nulla edificanti.
Pare ancora che per nascondere il suo crimine la virago sia riuscita a legarsi, o farsi legare, per i polsi al termosifone terminando la messinscena per poi applicarsi dello scotch sulle labbra per simulare di essere stata nell’impossibilità di chiedere aiuto. Abbia finto di liberarsi solo nella mattinata seguente, mattina in cui è andata a denunciare il poveretto alla polizia con grande fantasia per cercare di rendere credibile la sua versione dell’accaduto. Potremmo anche soffermarci sull’abbigliamento con il quale è sempre stata usa presentarsi detta signora che denunciava, oltre ogni ragionevole dubbio, le sue intenzione e la sua insana passione. Forse l’affascinante donna avrebbe bisogno di essere seguita dai servizi sociali o da un opportuno servizio specifico, come un analista, perché sospettiamo che sia lei stessa vittima del suo vizio; della sua libidine. Dove noi siamo invece sempre pronti a pensare alla donna come una figura eterea, come all’angelo del focolare.
Purtroppo la giustizia ha sì trionfato, ma la sentenza è giunta tardi perché il poveretto, ingiustamente accusato, è stato nel frattempo lapidato da una folla inferocita di padani garantisti.

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Oggi, oggi e oggi

Stava leggendo distrattamente il giornale quando qualcosa di inconsueto sembrò attrarre la sua attenzione; una sorta di leggero malessere. Controllò la data rendendosi conto che stava leggendo il giornale di ieri. Si ricordò di un vecchio film al cinema e di uno o forse due alla televisione. In quei film i protagonisti erano aiutati dal fatto che si erano trovati a leggere le notizie dei giorni a venire; niente di trascendentale, si intende, cose che succedono solo nella fantasia che a pensarle non ci voleva nemmeno troppa immaginazione. Poggiò sul piattino l’osso dell’oliva; guardò fuori, quasi ad aspettare: una macchina investì un passante sulle strisce. Si ricordò che era successo anche il giorno prima e quello prima ancora. Era lecito supporre che sarebbe successo anche l’indomani.

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