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Archive for 27 maggio 2010

linguacciaLa differenza tra un ladro e un gentiluomo a volte è quasi difficile da scorgere. In certi uomini è quasi invisibile. Ci sono ladri che sanno anche porgere un fiore. Ci sono gentiluomini che sbagliano l’entrata del discorso. Nei primi ci sono anche quelli attenti. Nei secondi anche i distratti. Lei si chiedeva di che tipo fosse. Se quella era gentilezza o furbizia, scaltrezza o imbecillità. Fece tintinnare il bicchiere e il rosso, alle luce, aveva il colore del sangue e riflessi accecanti. Doveva stare attenta. Quel vino le stava già annebbiando le sue capacità di giudizio. Forse era per quello e forse lui era un pirata. Certo la stanza cominciava lentamente ad andare alla deriva. E le sue dita che musicavano la voce delle sue parole la confondevano. Ormai rideva sguaiata alle sue gentilezze e non si sapeva trattenere. Le comprò una rosa gialla. In ogni ristorante ci sono quelli. Che significato aveva il giallo? Lei, dannazione, non sapeva tutti i significati dei colori delle rose. Si aggrappò alla cortesia del cameriere che portava il conto. Si aggrappò come ci si aggrappa nel tentativo di non naufragare. Lui le scostò la sedia e l’aiuto a infilarsi il soprabito. La porta le sembrò lontana e imprecisa. Lui la prese sottobraccio. Quando alla fine la fissò in fondo agli occhi lei non aveva ancora deciso. La verità è che una donna, alla fin fine, forse per i tempi, non sa più che farsene di un gentiluomo. Anche lei lo preferiva ladro; e anche un po’ cialtrone.

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Tecnica mista su cartone telato Petrolkimica; Tecnica mista su cartone telato, 12 dicembre 2009 (40*30)

Potrei scriverne, con un po’ meno pigrizia, un post. L’idea mi “ronzava” dentro da un pezzo, ma avevo smesso. Inutile fermarsi qui a parlarne. D’altro canto l’elaborazione è la stessa che muove qualsiasi post e gli gira intorno: il tentativo di mettere le cose dentro una storia. Di raccontarla quella storia. L’aria sporca. Che uccide. Io ci ho passato anche qualche anno della mia vita (quell’altra) a Marghera. La condanna e la difesa. La difesa e la condanna. Salvare l’ambiente e i posti di lavori. Equazione impossibile. Tanto si stava condannando questo e quello. E ancora oggi a dire le stesse cose di quarant’anni fa. Le le stesse parole. La stessa pittura si sporca dell’aria. Assieme ad una muta rassegnazione. Quella classe che non ha salvato il mondo. E sembra morta. Se non c’è un’altra storia è meglio tacere.

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