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Archive for 28 maggio 2010

Aveva la pazienza di un santo ma per quanto grande la stava esaurendo. Ormai se la vedeva arrivare puntualmente mattino e pomeriggio per attirare la sua attenzione con quell’indelicato e stimolante: “Pss!… pss!… padre. Sono qui.” –che rompeva il silenzio per poi aggiungere immancabilmente– “mi devo confessare”. Forse non era stato abbastanza paziente il suo passo, il suo sospiro deluso e disperato, il suo “accomodati” né il suo “dimmi pure. Cosa c’è ancora”? Naturalmente ne era seguito l’ennesimo “Mi perdoni padre perché ho peccato”. Certo che tutto quello faceva parte anche della sua missione. Ma c’è un limite a tutto. Quella donna era il suo viatico per il paradiso. Si sentì pervaso da una luce improvvisa. Forse era il caso di dire una cosa definitiva. Benedetta donna; padre Gelindo aveva accavallato le gambe: “Non da me devi cercare perdono ma al Signore”… Lui era semplicemente un suo umile servo. Sospettava che quella perseveranza tradisse il vero senso del pentimento. Romilda era una, come dire? donna piena di energia; sarebbe bastata anche per due e voglia, ma nemmeno questo la poteva giustificare. Non possiamo restare in eterno schiavi di ciò che ci detta il momento. Dovremmo imparare da noi e dagli altri. Sapere governarci. Ma lo sconcerto della sua risposta: “Proprio con lui ho peccato.” –si dissolse rapidamente perché la stessa provvide subito a precisare: “si! voglio dire… quello del terzo; insomma”. Le diede due avemaria e due padrenostro e non aveva ancora finito che lei chiese se poteva fare sei e sei, ché il giorno appresso avrebbe avuto da fare.

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