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Archive for 12 giugno 2010

Si sentiva strana, una sorta di disagio. Una cosa che non conosceva. Non era certa di sapere. E in fondo non era nulla. Come un piccolo malumore; un’insoddisfazione. Forse stava diventando metereopatica. Appunto, qualcosa dovuta al tempo. Niente di cui preoccuparsi. Ma forse non al tempo meteorologico. Al tempo che passava. A quel tempo che non aveva delicatezze. Ne ebbe sospetto guardandosi allo specchio. Eppure lei era sempre stata pratica. A quello non poteva farci niente.
Lo vedeva da sé. Lo specchio glielo gridava senza riguardi. Stava invecchiando. Non ci poteva fare niente. A quello non c’è soluzione. Non c’è ribellione. Certo non era mai stata brava ad accettare. Ma a quello si era rassegnata da subito. Non aveva nemmeno provato ad opporvisi. Tutt’altro.
La verità era che era stata bella. Molto bella. Corteggiata. Molto corteggiata. A volte aveva pensato che fosse non solo per quello. A volte s’era illusa. Non s’era mai illusa. E si era accorta che gli uomini non si giravano più. Che la guardavano in modo diverso. Anzi che non la vedevano. E anche lui non la guardava più come allora. Ma da allora era passato un’infinità di tempo. Tutto quel tempo. Si era accettata senza nessuna fatica.
La verità era che se n’era accorta immediatamente. Non aveva nemmeno tentato di fingere. Le prime rughe non avevano potuto farle del male. Era tutto naturale; anzi. Aveva cominciato a ingrassare. Ne era quasi stata contenta. Lui era geloso. Molto geloso. Lei pensava che la vita le sarebbe stata meno difficile. Che si sarebbe potuta nascondere dietro quella maturità. Che gli occhi che non la guardavano avrebbe reso più semplice il loro amore. Avrebbero attenuato la gelosia di lui. Se ci pensava non era cambiato nulla. Tutto era rimasto uguale, solo che lei non era più quella. Ora era una donna invecchiata. Di qualcosa si pentiva. E per la prima volta s’era accorta che non erano invecchiati allo stesso modo.
Forse la causa era stata che aveva amato. Molto amato. Ma in fondo non si era mai abbastanza amata. Non aveva fatto nulla per essere bella. Non aveva tentato nulla per non sfiorire. Per limitare i danni degli anni. Per rimandare. Almeno per attenuare quell’incuria. Era sempre vissuta con la certezza del suo amore. Lui l’avrebbe amata per sempre. In fondo la amava da sempre. Eppure quelle piccole parole erano le stesse. Eppure avevano un altro suono. Doveva ammetterlo che avevano cominciato a farle male. Niente di grave, di irreparabile. Anche in quel caso non ci aveva prestato attenzione. Non aveva voluto farlo. Si era data della stupida. Lui aveva accettato quella donna invecchiata. L’amava anche così. L’aveva accettata anche ingrassata. Ne parlava. Le sue erano solo fisime. Era solo una impressione che avesse meno attenzioni, meno tenerezze. L’amore non è solo un atto fisico. Non guarda solo alle apparenze; all’involucro. Lei lo avrebbe amato comunque.
Sarebbe stato bello poter pensare che era lui, lo specchio, quello che mentiva. Provò a lasciarsi sognare. Certo vanitosa lo era stata, ma solo un po’. In fondo chi non lo è? A volte quelle attenzioni la infastidivano. A volte spesso. Ma ora si rendeva conto che era normale. Che una ragazza, una donna giovane non può farne a meno. Improvvisamente avrebbe voluto che tornassero a guardarla. Che tutto il mondo la guardasse. Con occhi interessati. Le sembrò tanto tempo che lui non le diceva che era bella. Troppo tempo dall’ultima volta. Era certa di sbagliarsi. Andò con la memoria. Si accorse di non ricordarlo. Si rispose che non sono cose importanti. Che è per quello che non si memorizzano. Troppe volte glielo aveva detto. Troppe volte le aveva ripetuto il suo amore. La verità era che lui aveva sempre preso ma dato poco. Ci pensava per la prima volta.
Probabilmente era solo colpa di una giornata nuvolosa. Di quel giorno a casa. Non era mai stata brava ad aspettare. Avrebbe voluto fare qualcosa. Era troppo tardi. I chili messi in più, i tanti chili non se ne volevano più andare. Quella ragazza, quella donna non esisteva più. La sua figura era decisamente imponente, appesantita. L’avrebbe rotto quello specchio. Gli girò le spalle per non farlo. La giornata era cominciata male e così era proseguita. Avrebbe voluto gridare. Lui stava per arrivare. Era inutile parlarne. Non l’avrebbe capita. Avrebbe detto ancora una volta che era solo una sciocca. Che rincorreva fantasmi. Le sue cose. L’avrebbe ricordata questa giornata. Le emozioni, le paure, i sentimenti, gli stati d’animo. Se la stava ripetendo per l’ennesima volta. E più ci pensava e più diventava una ossessione. Quante erano le volte in cui l’aveva rivisitata? Aveva solo voglia di piangere. E poi aveva trovato quella lettera.

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