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Archive for 14 giugno 2010

Era salito nell’autobus timidamente. Smarrito e impaurito girava fra i passeggeri, la coda ancora corta. Si avvicinava il momento della partenza. Tutti guardavano quell’uccellino dibattersi e procedere qua e là. Un uomo si alzò. Guardò quell’esserino con occhi pieni di tenerezza. Gli si avvicinò e con un gesto rapido della mano cercò di spingerlo verso l’uscita. Verso la portiera spalancata. Il passerotto si impaurì e preso dal panico cercò di uscire dal finestrino. Volò con tutta la forza di cui era capace. Una traiettoria diritta verso la libertà. Ma una traiettoria sbagliata. Il colpo si udì appena ma fu tremendo per un essere di dimensioni tanto minute. Sbattè contro il finestrino chiuso. Dietro quel vetro c’era il cielo, ma solo dietro quel vetro. Fra lui e il cielo c’era quel vetro. Quella parete invisibile. E allora il cielo non era cielo ma immagine di cielo; un’illusione. L’uccello cadde come un guanto vuoto e bagnato. Sembrò spiaccicarsi al suolo e rimase lì immobile. Gl’occhi fissi. La morte pone subito la sua maschera e non lascia un solo attimo di indecisione. L’uomo visibilmente sconvolto si abbassò lentamente per raccogliere il piccolo corpo nel cavo delle mani. Si guardò intorno alla ricerca di uno sguardo consolatore. Una selva di occhi lo trafisse, uno stormo di occhi che lo deploravano. La pelle del viso si tinse di carminio e cominciò e sputare grosse gocce di sudore. Lo sguardo affogò in un liquido opaco. E qualcuno si era anche seduto al suo posto.¹


1] 1.10.1994

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