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Archive for 15 giugno 2010

Bella macchina questa macchina. E’ sua”?
In un certo senso lo era cioè era di Giordano. Alla fine poco importava. La sua era dal carrozziere. Un incidente banale. Stava fumando una sigaretta prima di entrare. Gli disse ciao. Le disse ciao. Gli disse di chiamarsi Elena. Aveva un sorriso pieno di sole. Le spiegò di chiamarsi Giovanni dove tutti lo chiamavano Vanni. Lei si appoggiò sul cofano come se aspettasse di sentirgli dire ancora qualcosa. Era graziosa e molto giovane. Non particolarmente presuntuosa di sé, nemmeno nel vestire. Forse troppo giovane. Anche la voce era acerba. Forse era andata velocemente al tu per procurare agio; o solo per procurarlo a sé. Forse sapeva usare solo quello. Sospettò che in quel mentre, all’uopo, cercasse di ricordarsi del suo profilo migliore. Le chiese se studiava. S’accorse di aver sbagliato domanda.
Posso offrirti un caffè”?
Già! Credo di sì. Ma solo un caffè”.
Quel giorno aveva vent’anni di nuovo. Cosa c’è di meglio di un giorno al mare. Le labbra salate. Il suo piccolo costume. Doveva averlo sempre con sé. Quel suo ridere acido e frequente. Benedetta gioventù. Lo stavano aspettando in ufficio e lui stava lì. Come se potesse liberarsi da ogni cosa. Lei che si stendeva sulla sabbia. E anche dopo ogni bacio rideva di quella sua risata. E sembravano metterle allegria. Rideva e poi rintracciava una canzone che accennava a mezza, voce. Con quella sua sfacciataggine da vent’anni. E quel senso d’esserne lusingata che le riempiva gli occhi.

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