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Archive for 21 giugno 2010

luna, castello, uccello e personaggiAveva insistito tanto “Mamma! mammina cara! raccontami una favola. Dai raccontamela; anche piccola.” –che lei non aveva più potuto sottrarsi. D’altronde non capitava spesso ed era passato molto dall’ultima e purché non diventasse un’abitudine… si stese a fianco del figlio, sollevò il cuscino verso la testiera, lasciò accesa solo la luce notturna e dopo che si furono messi comodi e accoccolati incominciò a raccontare una di quelle sue fiabe che, dovendole inventare lì per lì, riuscivano incerte, confuse e perché no certo anche un poco stupide.
Non che il bimbo non se ne rendesse conto ma tanto lui ormai conosceva i suoi limiti e si accontentava entusiasta e poi forse non erano altro che un pretesto. “Dunque… vediamo un po’… c’era una volta –perché tutte le favole cominciano così e anche semplicemente perché questa formuletta monotona da il tempo di frugare nella fantasia o nella memoria un ragazzino– circa della tua età di nome Antonio. Antonio era un bambino intelligente, si impegnava a scuola, ubbidiva ai suoi genitori ed era un bimbo felice perché la mamma gli voleva bene”.
Come nella pubblicità dei biscotti”?
Come nella pubblicità dei biscotti”.
Ma che storia è se non succede mai niente“?
La madre si sentì stretta alle corde, col fiato alle spalle ed ebbe paura di perdersi “Abbi pazienza e non essere impaziente. Ecco… insomma… vestiva in modo un poco… inadatto.” che parola scema ma pazienza, non le era venuto niente di meglio; rifletté.
Anch’io mamma vesto come uno scemo”?
No! Tu no caro”.
In quel momento pensò al piccolo Andrea “Ma lui si. Aveva di quei cappelli sai e poi magari anche la sciapa sulla bocca e quelle cose goffe che ti fanno sembrare un salame”.
Il bimbo rise. “Si! era certo così. L’hai proprio fotografato”.
Ma i suoi genitori non si accorgevano? Non potevano dirglielo”?
Il fatto era che lui era grosso”.
Ma grosso quanto”?
Grosso tanto. Ma se mi interrompi continuamente non riesco a proseguire”.
E perché”?
Beh! perché mangiava tanta troppa pastasciutta”.
E la verdura, mangiava la verdura”?
Questo la storia non lo dice”.
Ma il dindi non fa mica male”.
Lui amava la pastasciutta e allora i suoi compagni di classe lo prendevano in giro”.
Proprio come Andrea”?
Si! proprio come Andrea bravo. Ma adesso fammi continuare”.
Si! mamma: noi bambini siamo così ma non lo fanno per cattiveria”.
Lo so! lo so”!
Ma lo sai che Michele aveva trovato Baggio e l’ha scambiato per Gullit”?
Ma non volevi che ti raccontassi una fiaba”?
Ma allora erano cattivi, quei compagni di classe; vero mamma”?
No caro! I bambini non sono mai cattivi”.
Neanche quando bruciano i topolini dentro le loro tane”?
No! neanche quando bruciano i topolini”.
Perché sono sporchi e portano le malattie; vero? e quando tirano agli uccelletti”?
Nemmeno allora”.
E quando fanno i capricci e fanno arrabbiare la mamma o il papà”?
No caro! perché i bambini non sanno essere cattivi. Forse solo qualche volta un poco monelli; vivaci. Non per niente dicono dei bambini che sono innocenti”. e sorrise al figlio nel buio.
Il figlio vide quel sorriso e sorrise anche lui e si strinse alla madre con tenerezza “Ma la maestra dice che Carlo è proprio cattivo; anzi dice che è… è… crudele ma io dico che non è vero perché Samantha è peggio e ieri gli ha sputato sul cibo e poi le bambine sono sempre più dispettose dei maschi”.
Fai il bravo e ascolta la favola. Giuseppe era”…
Ma chi è mamma questo Giuseppe? Non avevi detto Antonio”?
Mi ero sbagliata prima –e sospirò “accidenti!”– e poi Antonio o Giuseppe è la stessa medesima cosa e questo non e importante”.
No mamma? Guarda che questo è importante e poi guarda che Giuseppe è quello che non si soffia mai e ha sempre il moccio”.
Allora Antonio”.
Ecco, Antonio è meglio e poi mi fa già simpatia”.
Allora questo benedetto bambino Antonio preferiva giocare solo e un poco per le canzonature e un poco per la sua indole, –cercò di prevedere la naturale curiosità del figlio– cioè del carattere, fatto è che diventava sempre più silenzioso e coltivava fin troppo i suoi sogni. Sognava e la sua mente vagava fra le fantasie più assurde. Lui aveva una cameretta tutta per sé e molti molti giocattoli”.
Come me”?
Proprio come te. Solo che lui si ritirava troppo in sé stesso e non parlava molto con i genitori come facciamo noi e le sue fantasie nella sua mente sembravano prendere corpo e allora viaggiava viaggi fantastici come nei libri che leggeva ed era sempre distratto anche con i compiti”.
Ma se avevi detto che era bravo? e poi i compiti sono tanto noiosi”.
Era diventato distratto dopo perché aveva la testa sempre per aria sui suoi eroi. Ma poi alla sera, quando andava a letto e la mamma spegneva la luce e restava solo, lui fra le ombre credeva di vedere mostri orribili; e anche di sentirli”.
Come il Babau”?
No! sai che il Babau non esiste”.
Ma sai che Cristiano ci crede ancora? Allora come l’uomo nero”?
No! neanche quello c’è”.
Allora come il vigile che viene e porta via i bambini disubbidienti dalle loro mamme”?
Nemmeno come quello perché anche quello l’hanno inventato genitori sciocchi per bambini sciocchi. Non ti ho spiegato che sono solo storie stupide? e poi… il vigile… e perché no lo spazzino”?
Per quello, mamma, anche lo spazzino fa un po’ paura con quella sua scopa lunga lunga”.
Sono scemenze, lui fa solo il suo lavoro per la strada”.
E non può andare da un’altra parte”?
No! questa è la strada che gli hanno detto di pulire. Non esistono gli uomini cattivi”.
Allora come quello di ieri pomeriggio?” –disse il bimbo e capì mentre ancora lo stava dicendo che si stava per tradire ma non riuscì a trattenere le parole e arrossì.
La madre finse di non sentire o non sentì per una semplice e veniale distrazione “Vedeva mostri giganteschi e bruttissimi”…
Dev’essere stato bruttissimo”.
No! era solo la sua fantasia”.
Vedeva mostri con gli occhi di fuori e il fiato di fiamma e tante braccia che tutte cercano di prenderti e degli artigli che solo quelli bastano a ucciderti e a darti una fifa merdosa”?
Si! proprio di quelli ma sai che non mi piacciono quelle parole. Ma chi te le insegna”?
Quali parole; mammina”?
Lasciamo stare che e meglio e torniamo ai mostri”.
Cos’è mamma quella cosa che si sporge e ci vuole afferrare”?
Sciocco! è solo Bibo. Ti ho anche detto che ormai sei troppo grande e che lo dovevamo regalare o almeno riporre che tanto non ci giochi più e m’impiccia”.
E erano anche puzzolenti”?
Si! e anche puzzolenti. E allora si nascondeva sotto le coperte e tremava tutto e sentiva un freddo che lo scuoteva”.
Perché si nascondeva sotto le coperte”?
Perché aveva paura”.
Ma le coperte non tengono lontano i mostri; vero mamma? e poi il puzzo, quello arriva anche là sotto; è come quando fai una bombetta, insomma quando ti scappa. Sai che Elena ha sempre quell’odore ma proprio quello nell’alito”?
Tutto questo non è importante ma prova a pensare, questo povero bambino nascondeva gl’occhi spalancati dietro il buio della coperta e invece di dormire tremava dalla paura, poi tornava a sbirciare ma loro erano sempre là e sempre più vicini e il mattino gl’occhi erano arrossati e lui era come se non avesse riposato. Questo succede anche a quelli che guardano quelle cose che guardi anche tu e che sai che io non voglio e che non ne ho piacere e i suoi genitori non capivano perché il bambino fosse sempre stanco e cominciasse anche ad andare male a scuola perché adesso cominciava a portare anche qualche nota e così i genitori davano la colpa agli insegnati e quelli viceversa”.
Ma allora era proprio disgraziato? Come quelli che non hanno neanche da mangiare”?
Quasi. Era quasi così! poveretto e invece di accendere la luce la sua paura cresceva e quell’esercito di ombre si affollava sempre più da presso e si sentiva come soffocare“…
La voce progressivamente si spense. La fiaba era diventata un borbottio confuso e poi improvvisamente solo silenzio ed era rimasta a metà. La madre aveva preso il sonno, come succedeva sempre, e lui se ne era reso conto subito.
Cercò di scuoterla inutilmente. Si guardò intorno fra le ombre delle cose della sua stanzetta e allora capì che la favola si era solo interrotta per un attimo e ora stava continuando per conto proprio, senza sua madre. Ma lui no! non avrebbe nascosto la testa perché sapeva che ora era solo davanti all’avventura e che avrebbe dovuto lottare anche per lei. Si strinse più presso alla mamma per difenderla perché lui ormai era proprio un ometto coraggioso; glielo diceva sempre anche il suo papà che era sempre via.¹


1] 1 marzo 1995

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