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Archive for 22 giugno 2010

Era tanto abituato alle bugie da caderci dentro lui stesso. Graziosa di sé con la gamba alzata, un’espressione misteriosa e una mano a coprirsi la bocca, come le fosse sfuggita una esclamazione non voluta. E’ sempre una questione di spazi. Tra il battente e la porta. Nella luce che si spandeva in una fetta. Così lei cercava il suo spazio. Lui contava le parole e quelle che avrebbe voluto dire. Le chiese di rimanere ferma e poi di portare i grani della collana alla bocca e di morderli. La voleva ricordare all’infinito così e non aveva che quelle due parole da dirle. In quel momento l’amava come credeva di non aver amato mai e forse come non avrebbe potuto fare mai più o almeno voleva dirselo. Fece un gesto per afferrarla ma lei gli sfuggì dalle dita. Quando si scoppia una bolla di sapone non si sente nemmeno il rumore, invece non gli restò che lo sfrigolio di una divertita e soddisfatta risatina. Sapeva dove era andata a nascondersi e come l’avrebbe trovata. Si liberò di tutto l’inutile con pigra impazienza ma non riusciva a liberarsi del superfluo.

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Lui avrebbe preferito un tavolo quadrato, non che avesse antipatia o altro per quelli tondi, era solo che gli dava un senso di ordine. Anche quel giorno era accuratamente rasato e aveva quel dopobarba discreto. Salutò tutti a voce bassa ma calda e chiuse la porta dietro a sé. Aprì la posta infilando con attenzione il tagliacarte e tagliando le buste senza alcuna sbavatura. Nessuno sapeva nulla di superfluo di lui, non era uomo facile a confidarsi, ne tanto meno nulla di quello. Solo lo infastidiva il non riuscire ad applicarsi sulla corrispondenza dei clienti; distratto. Dettò al registratore un paio di risposte poi si lasciò un ultimo attimo alla poltrona cercando di liberarsi di tutto. Unica eccezione che si concesse è che mancò al caffè delle dieci e dodici. Lasciò la chiavetta sulla scrivania con dentro gli ultimi due euro. Naturalmente controllò l’ordine perfetto dell’ufficio e vergò due righe di commiato e, ordinato e preciso com’era, si impiccò con la cravatta. Ludovica ne restò delusa; non avrebbe saputo dire dove finiva la sua ammirazione.

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