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Archive for 23 giugno 2010

Più che un commento è occasione per un altro post, anche se fin troppo ne ho parlato. Quando sono entrato in questo mondo l’ho fatto con (e per) amici e altri ne ho trovati. Ho deciso allora di limitarmi a una cose alternative alle loro; ché già loro fanno meglio. Per chiosare sull’attualità preferisco leggere lei che cimentarmi io, e lei ha anche un’ottima scrittura. Per parlare di libri e spettacoli lo lascio a Marino. E’ la mia cara Ross che si incazza “qui” per i fatti della politica. Per ridere a denti stretti cercando di guardare il mondo con ironia ho incontrato Gians. Etc. Così ho deciso di limitarmi a poche cose, e limitarmi sempre più. Alla fine non posto che quasi esclusivamente cose mie: raccontini, poesia, immagini di “quadri”. C’è da aggiungere che ultimamente, per pigrizia e tempo, inserisco i raccontini scritti a suo tempo per un amico con cui non collaboro più (troppo lungo e triste stabilire i perché). Per lui mi occupavo anche di una rubrica musicale. Quei raccontini avevano la funzione principale di tracciare e/o abbozzare una parvenza di storia in pochissime righe.
Il viaggiatore della rete, proprio per un vizio del soggetto blog (diario elettronico), cerca sempre di trovare nei post qualcosa di autobiografico lasciato dall’autore. Spera nel pettegolezzo. Non qui. Come messo in testata questa mia è solo una ricerca di linguaggi su “prove di comunicazione”; scrivo cioè solo prosa e godo nel farlo. Prosa che nasce e si ispira dei momenti più disparati. Vi è in più del pudore e la non volontà di mettermi in vetrina. Così, ripeto, qui è solo pura fantasia. Se a volte la protagonista è una donna, giovane o vecchia che sia, giuro che non sono mai stato donna. Se è un uomo giovane giuro che lo sono stato. Se è anziano giuro che non sono invecchiato così. Giuro ancora una volta che non ci somigliamo nemmeno nei caratteri.
Se c’è, per esempio, l’avaro cerco di immedesimarmi immaginando come può ragionare in quanto io avaro non lo so essere, nemmeno di sentimenti. Se è un geloso: ho convissuto con la gelosia ma non l’ho mai provata dentro di me. Se è uomo di destra io sono decisamente del lato opposto. Se canta, lo ammetto, sono stonato. Sono fedele anche se cerco di scrivere di un donnaiolo. Insomma questo non è assolutamente un diario ma il suo opposto. Ben poche volte parlo e ho parlato di me per essermi trovato davanti ad un fatto che poteva essere di interesse o per cogliere un vezzo generale. Ho tradito tutto questo solo per un breve periodo lasciandomi lusingare dalla favola che ho vissuto ritrovando la mia compagna. Magari ne abbiamo parlato fin troppo perché ci pareva (e pare) la più bella tra le favole. A volte l’uomo (non solo il bimbo) ha bisogno anche di favole. Questo è il quanto. Torno a parlare di figure che non esistono: come la sconosciuta qui sotto che proprio poiché sconosciuta non l’ho conosciuta mai.
In Fede: L’AUTORE

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La sconosciuta

La notò parcheggiare la bicicletta davanti alla porta del panificio. Dentro quella maglia aveva un seno a cui solitamente non si fa caso. Morbidamente indolente sotto il tessuto morbidamente soffice. Pensò che non era male in fondo, tra tante presunzioni, un seno mite e cortese che dava quel senso garbato che non pretendeva di narrare di se e suggeriva una confidenza molto casalinga e discreta; quasi una non confidenza. Lei, nel suo disperato tentativo di amarsi, cercava di guardarsi per quello che era di quel seno sofficemente poggiato e riposante. Sfilando la maglia quell’umiltà avrebbe certamente restituito una tenerezza completamente privata, di occhi era sazia già dei suoi; non ne voleva altri, infatti sembrò non accorgersi di lui. Il mondo è pieno di altri e quel mattino s’era presentato con un cipiglio incazzato. Continuava a parlarsi in silenzio e non sarebbe mai stato possibile sentire il rumore di quelle parole. Era nostalgia quella che gli bagnava gli occhi? Nel frattempo la donna era entrata e sparita in quel negozio. Riprese stanco per la sua strada.

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