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Archive for 28 giugno 2010

La pioggia scendeva senza interruzioni, con gocce prima sottili ma insistenti, poi grosse e ugualmente fitte. Roberto D. gettò il giornale fradicio con cui aveva cercato inutilmente di ripararsi e rasentando i muri si approssimò alla fermata e si preparò, in disparte, ad aspettare l’autobus che naturalmente tardava.
Il volto sotto la pioggia prese lentamente via via a scolorare e a colare giù. Una confusa macchia che sì insegue sul soprabito. Una macchia che prende corpo e si lava da sé. Poi più nulla. La pioggia la trascinava inesorabilmente a cercare di perdersi fra le altre pozzanghere che cercavano di contribuire al fiotto d’acqua che sfiorava il marciapiede.
La strada era tutta una pozzanghera e ogni goccia vi si infrangeva disegnando cerchi sottili e vi annegava. Lui guardava gli altri passeggeri che distratti aspettavano come lui; li guardava cercandone e fuggendone lo sguardo. Poi scrutava in ansia la strada con la speranza e la paura che arrivasse la corriera. I suoi occhi frugavano nel piano opaco della pioggia che rumoreggiava. Non c’era un riparo per nessuno a quella serata di settembre e le prime luci si sbriciolavano incerte sull’asfalto madido. Pian piano non rimaneva niente di ciò che era stato, niente di ciò che avrebbe voluto essere o diventare. Ebbe solo la sensazione di quello che stava avvenendo ma non riuscì che a guardarsi attorno attonito.¹


1] ‎domenica ‎12 ‎febbraio ‎1995

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