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Archive for 17 luglio 2010

La vacanza

La strada si incuneava fra due pareti fiere come un canyon. Costeggiava un fiumiciattolo sempre rabbioso che ne aveva dovuta avere di tenacia per farsi spazio tra quella roccia. L’ultimo tratto era ripido che era una fortuna quando si poteva inserire la terza o far respirare il motore. Senza preavviso, dietro una curva, c’era il piccolo paese. Semplici costruzioni di gente che non viveva perché viveva ancora il passato. Cammini che all’aria di cristallo fumavano. Poi le prime case di vacanza e queste si sporgevano sul paesaggio. Nuove. Con le pareti lisce di cemento. Dove i vetri trasparenti. Con quell’aria di silenziosità.
Era momento per la messa. I pochi si affrettavano per l’ora e per il freddo. L’uomo era ingobbito, mani in tasca, sul filo della sigaretta. La barba di qualche giorno. La moglie lo rincorreva con piccoli passi frenetici. La testa coperta da uno scialle nero. La vita era tutta lì.
Entrarono. La donna si sfilò la pelliccia mentre il compagno ordinava un caffè per lei e una grappa per sé. Chiese se c’era qualcuno che potesse andare a prendere le valigie. Si sentì rispondere, con due occhi più contrariati che sorpresi, che lì nessuno portava le valigie. L’uomo al banco aveva un grembiule che doveva essere stato bianco e che aveva un paesaggio di memorie di cibi. Aveva occhi che non si scordano, curiosi ma tenuti a freno, e una pelle di cuoio che pareva aver ereditato dal padre. Si stava asciugando le mani e continuò a farlo, con calma. Strana gente quella di quel posto. Non parevano per niente amichevoli e loro dovevano sbrigarsi perché lì il giorno non aveva che sei ore.

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