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Archive for 21 luglio 2010

Perché l’ho fatto? Mica lo so. Per prima cosa voglio dire che non sono d’accordo con l’opinione che sta diventando comune che lui le riconosce le carogne perché è stato, carogna. Io l’ho riconosciuto subito. Il lupo non può mai morire agnello. Era lui che diceva dieci, cento, mille. Ora lo sa che è una volta sola. Ma poi ci sono carogne che non sai. Quelli che proprio non lo sembrano. O che si scoprono alla fine. Quand’è il momento. E ti lasciano lì instupidito. Vorrei non averlo fatto? Vorrei solo che Gina mi capisse. Lei crede ai preti. Quelli le fasciano la testa. Loro che vestono tutti neri che mi vien di toccarmi. Ma non sono nemmeno loro; anche se non lo sanno sono solo uomini. E poi son cose che non ci riguardano. Per prima cosa voglio dire che è giusto piangere i morti, ma disseppellirli ora… loro che quando uccidono lo fanno per sempre. E lì c’è gente che non ha un nome nemmeno da morto. E’ difficile spiegare a chi non c’era. Non ci provo. Io me ne tornavo a casa con il trentasette. Tutti sanno che strada fa il trentasette. Prima lì c’erano le case… quelle; coi panni stesi alle finestre. Quelle con l’intonaco che si spellava. Cioè quelle costruite già diroccate. Erano le case degli ultimi. Ma erano case. E c’era un grumo di fiori dove la macchina ha impattato col platano. Lo conoscevo quel ragazzo: lavorava in officina. Ora l’officina non c’è più. Tante cose non sono come allora. E allora perché parlarne ora? Forse è perché ho visto quell’uomo frugare fra le immondizie.

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