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Archive for 28 luglio 2010

Era il giorno del derby. Può sembrare un giorno come un altro, ma solo uno stupido lo potrebbe scambiare per un giorno qualsiasi. Si sente nell’aria, per giorni, che non è come gli altri. Per strada. E nei bar. Verso lo stadio qualcosa non andava. Le strade erano insolitamente vuote; come per un ferragosto. La sciarpa al collo lo faceva sudare e pungeva perché era sintetica ma aveva i suoi colori; come la macchina. A Gualtiero non piaceva il calcio; non ne conosceva un altro; non doveva essere troppo uomo. Lo stupido era Gualtiero che ne sapeva più la moglie che lui. Gli piaceva parlare con quella donna perché c’era gusto parlarci e non solo quello; ci sarebbero stati anche altri gusti a dirla tutta. Ma tutti quei pensieri gli stavano facendo perdere la concentrazione; contento lui e contenta lei che lei non poteva che essere una che si accontentava, con uno così. Sul cancello c’era scritto che si sarebbe giocata a porte chiuse. Si sentì morire. Forse se avesse fatto in fretta sarebbe riuscito ad arrivare da Mario per l’inizio del secondo tempo. Certo non sarebbe stato come dal vero ma almeno ci avrebbe trovato i soliti. Ma non gli avrebbe detto che lui c’era andato senza saperlo. Chissà quant’era verde l’erba? Sentì gridare e capì che avevano segnato, ma chi?

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