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Archive for 2 agosto 2010

E’ già agosto. Veramente sono in ritardo. Un paio di giorni non sono poi la fine del mondo. Di quel mondo se n’è andata la metà. Dicono. Le strade e gli uffici sono vuoti. Per fare caldo fa caldo. Proprio come fosse agosto. Come in quel 2 agosto del 1980. Come passa il tempo. Scappa via. E sono trent’anni. E guardo i treni passare. C’è ancora da aspettare per le ferie. Una strana sensazione. La vita corre veloce. Mi sembra di stare lì a guardarla passare. Proprio come quei treni. Forse è una questione d’età. La sensazione che tutto scappi tra le dita. Vorresti fermare il tempo. Come in una sorta di piccola paura.
Vorrei poter dire eravamo in tanti. Era una umanità variopinta. Una piccola umanità. Una fetta di umanità. Ma c’erano posti vuoti. E nemmeno pochi. E genti diverse. Certo c’era Patti Smith per il Live again Emergency. Per noi era più importante festeggiare la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah. Era quello il vero motivo. Ma piazza S. Marco aveva la magia di sempre. Delle sue notti. E la notte ci cullava dolce. E’ proprio vero che se non ti senti vivo non lo sarai mai. E comunque c’era Patti Smith. Come dice Wiki la sacerdotessa “maudit” del rock. Un pezzo di quel passato. Un pezzo di quel noi. Magari dei nostri fratelli più piccoli. Quelli con dieci anni di meno. Ma chi ha vissuto quegli anni non si perde per così poco. Ha continuato a cercare la buona musica. Le buone sensazioni. E poi è pur sempre quella di “Because the night”. Non sarò cresciuto con lei ma ci siamo incontrati già grandi. Più o meno siamo coetanei. Potrei portarla a vedere quei treni.
Io con la mia maglietta rossa “Io non ti denuncio”. Chi ne capisce me la invidia. Me la vorrebbe rubare. Ne sono orgoglioso. Siamo in tanti ma non abbastanza. E a guardare vedi come molto è cambiato. Quasi tutto. Ci sono giovani. Ci sono i sopravvissuti. Con tutto quello che è passato attraverso loro. Lo so che sbaglio. Cosa ci posso fare? Chi si aggrappa testardamente al passato mi pare patetico. Come quelli che protestano per farci sedere. Lo sanno che è un concerto? Ci vuole un po’ per scaldare gli animi. Rossana accenna ad accendere una fiammella. Veramente la luce flebile del palmare. Le faccio ricordare come si faceva con l’accendino a tutto gas. Per un attimo. Siamo i soli a farlo. Un attimo. Ci rinuncio. Seguo quei pochi versi che conosco e ricordo. Cita i Rollings. Interpreta una Gloria. Proprio la nostra musica. Quella di quegli anni. E’ da vecchi commuoversi. Stasera non ne ho il tempo. E poi tutto è cambiato e niente è cambiato. E’ bello finire cantando “People have the power”. Ma cosa è rimasto. E io chiedo troppo spesso perdono ai nostri figli. E pensare che avevo cominciato tutto questo per parlare d’altro. Solo per guardarmi intorno in questo inizio di agosto.

Ero immersa nei miei sogni
di una apparenza brillante e corretta
e il mio sonno è stato interrotto
ma il mio sogno rimaneva chiaro
sotto forma di vallate luminose
dove si sente l’aria limpida
ed i miei sensi si sono riaperti
Mi svegliai (sentendo) l’urlo
che la gente ha il potere
di redimere l’opera dei pazzi
fino alla mitezza, alla pioggia della grazia
è stabilito, è la gente che guida
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Gli atteggiamenti vendicativi diventano sospetti
e rannicchiarsi come per ascoltare
con le braccia protese in avanti
perché la gente ha le orecchie
e i custodi e i soldati
giace sotto le stelle
scambiando ideali
e abbassando le braccia
per disperdere / nella polvere
per diventare / come vallate splendenti
dove l’aria pura / si percepisce
e i miei sensi / (sono) di nuovo aperti (al mondo)
Mi sono svegliata piangendo
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Dove c’erano deserti
ho visto fontane
l’acqua sgorgava come crema
e noi andavamo a spasso là assieme
e non c’era nulla di cui ridere o da criticare
e il leopardo
e l’agnello
dormivano assieme realmente abbracciati
io speravo nella mia speranza
di riuscire a ricordare quello che avevo trovato
io sognavo nei miei sogni
Dio sa cosa / una visione ancora più pura
fino a che non ho ceduto al sonno
Affido il mio sogno a te
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere
La gente ha il potere

Il potere di sognare / di dettare le regole
di lottare per cacciare dal mondo i folli
è promulgata la legge della gente
è promulgata la legge della gente
Ascolta:
Io credo che tutto quello che sogniamo
può arrivare e può farci arrivare alla nostra unione
noi possiamo rivoltare il mondo
noi possiamo dare il via alla rivoluzione sulla terra
noi abbiamo il potere
La gente ha il potere …

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1. Che l’idea fosse venuta ad Elvisia non aveva nessuna importanza. Poteva venire a ognuno di loro, indifferentemente. Era stata solo la prima a proporlo. E inizialmente lo aveva fatto con molto pudore. Aveva parlato di una semplice vacanza. Poi pian piano aveva dovuto ammetterlo. Non è la tele che imita la realtà, ormai è la realtà che simula i programmi televisivi. Naturalmente inizialmente ne aveva accennato al marito. Gianlorenzo pensò che fosse strano. Perché non ci aveva pensato. Solitamente sono idee che vengono agli uomini. E ritenne giusto prendere in mano la situazione. Così fu lui a proporlo a Rolando e Siria. Loro perché erano gli amici più cari e con loro c’era quella confidenza.
Veramente al primo momento aveva fatto un’obiezione che lui stesso aveva trovata subito stupida: “Ci costerà una cifra di videocamere”. Le era stato facile respingere quella obiezione: “Per una volta puoi smetterla di pensare solo ai soldi. Sono le mie vacanze. E poi sono tre stanze in tutto”. In realtà almeno due per camera e fanno quattro. Anche si fossero limitati a una in soggiorno e una nell’angolo cottura e una sola nel bagno erano sempre sette. “Ma poi è necessario ventiquattro ore su ventiquattro”. Lei lo aveva guardato allibita con una smorfia delle labbra: “Ma sei stupido. Diversamente non sarebbe la stessa cosa. Allora è meglio non farne nulla”. Si arrese. In verità non era contrario per nulla, voleva solo mettersi dalla parte della ragione. E poi se avesse accettato subito probabilmente lei si sarebbe insospettita. Chissà cosa avrebbe avuto da dire? La sua era una buona politica. Però a fatica riusciva a scattare qualche foto. Non ne sapeva niente di quegli aggeggi. A quello ci avrebbe pensato Sebastiano. Ci sapeva fare ed era discreto, uno che non fa troppe domande. Non correvano il rischio di trovarsi in rete senza volerlo.
Aveva anche pensato se dirlo agli amici. Aveva deciso di tacere e di invitarli solo ad una semplice vacanza. Poi non aveva resistito e si era confidato con Rolando. Era partito da lontano, raggiungendo l’argomento con larghi giri di parole. Quello si era mostrato subito entusiasta. Avrebbe dovuto immaginarlo, da come guardava le donne. Dall’insistenza con cui i suoi occhi accarezzavano il culo a tutte quelle che passavano; bastava fossero soltanto appena passabili. Quando lo comunicò ad Elvisia quella non riuscì a nascondere il proprio entusiasmo. E lo baciò avidamente e lo ricompensò con una notte di quelle che da anni aveva perso il ricordo. Quando ci si metteva meglio di Elvisia non c’era che Elvisia; era unica. Da quel momento gli aveva trasmesso la sua impazienza. Lo caricava di domande su cosa doveva portare. A sentir lei sarebbero dovuti partire con tutta la casa al seguito. Che poi con gli amici si conoscevano da anni. E alla fine non è l’abito a fare il monaco. A modo suo sua moglie era bella, cioè attraente in qualsiasi modo si fosse combinata. Il suo fascino era soprattutto negli occhi e nel suo sorriso. Non che per il resto… aveva avuto cura del suo corpo ed era rimasto quasi la stessa di quando si erano conosciuti.
Per un attimo si lasciò lusingare da un sogno erotico. Aveva la sua importanza quanto era scollata la maglietta, perché lei le aveva abbondanti, ma ne aveva ancor di più come se la levava. Non si chiese se era quello che desiderava e se ne sarebbe stato lusingato. Se la immaginò mentre lo faceva ed era come se fosse lì davanti ai suoi occhi; in quel momento. Questo lo distrasse dalla corrispondenza e firmo anche la copia; poco male. Pensò che non aveva mai voluto ammettere che Siria era bella. Si sentì stupido. Cosa andava a pensare. Che poi in fondo sentirsi osservati doveva creare anche un po’ di imbarazzo. E poi dovevano cercare di essere come sempre. Non bastava quello a cambiarli. La prova era proprio restare se stessi. E ci restava volentieri a parlare con quei due. Certamente non si sarebbe annoiato, ma era stupido aspettarsi chissà che e fantasticare così. E poi su un’amica. Sulla moglie dell’amico. Certo che lui, l’amico, se si presentava non se la faceva scappare. Non era certo di potersi fidare. Forse avrebbe dovuto tenere gli occhi aperti con Elvisia, sembrava fin troppo eccitata. Non che gli avesse mai dato adito di sospettare. Ma poi lui non era mai stato un tipo geloso. E lei si era sempre comportata bene e aveva saputo far tenere le distanze.
Vista la dimensione e il numero delle valigie avevano dovuto partire con due macchine. E per fortuna che non avevano dovuto portare né lenzuola né tovaglie. Ma per tutta la prima giornata e parte della seconda l’aria restò tesa. Con gli occhi cercavano le telecamere. Le voci suonavano false e chiocce. Impiegarono il tempo a sistemare gli armadi e a pulire la casa. Poi si suddivisero i compiuti. Si sarebbero alternati per tutte le faccende. Quando gli uomini si occupavano di alcune cose le donne ne dovevano seguire delle altre. E il giorno appresso si sarebbero dovuti comportare a ruoli invertiti. Le resistenze di Elvisia erano state stranamente blande. Forse era stata la soluzione migliore. Diversamente sarebbe finito che certe cose le avrebbero fatte solo le mogli e certe altre solo i maschietti, non avrebbe saputo dire quali, in fondo era vacanza anche per lui. Certo non erano prigionieri lì dentro, ciascuno avrebbe avuto le proprie libertà. A fine giornata uscirono tutti per fare la spesa. Lui li raggiunse nel ritorno per avere il tempo di leggere al bar i risultati delle partite. Dopo cena la televisione non trasmetteva niente di decente, ma continuarono a lottare per vincere il silenzio. Lesse a lungo prima di provare sonno mentre lei lo prese quasi subito. Come aveva sempre saputo non era cambiato nulla nella loro vita. Poi lì sentì di là. Quei muri erano proprio di carta velina. Guardò sua moglie dormire. Fu tentato di chiamarla. Bella idea aveva avuto.
Ci vollero appunto un paio di giorni per scordarsi degli obiettivi che li fissavano, o almeno per trovare la solita scioltezza. In verità di tanto in tanto aveva impressione che anche lui, come gli altri, si muovesse con una finta naturalezza. Che sottolineasse ogni gesto. Forse semplicemente interpretavano meglio la parte. L’importante era che avevano ritrovato la loro allegria e che erano tornati a parlarsi. Siria restava un po’ più nervosa del solito. E aveva fatto attaccare lo spezzatino. L’aveva sentita borbottare che glielo avrebbe almeno dovuto dire. Non era certo della cosa ma sospettò si trattasse di essere ripresi. Tutto poi finì in quel brontolio. Le stavano proprio bene quegli shorts. Forse anche troppo corti, e stretti. Aveva già notato che aveva belle gambe. Ma c’era il marito. Mostrò di non farci troppo caso. Le fece un complimento appena furono in disparte in modo che lui non potesse sentirlo. Lei rise e gli diede dello scemo ma apprezzò visibilmente il complimento. Le donne bisogna saperle capire. Subito la sua uscì dal macellaio e non ebbe il tempo di aggiungere altro. Si stava alzando un leggero venticello ma non prometteva nulla di buono.

2. Era il venerdì dopo che erano arrivati che era successo. Erano già passati cinque noiosi giorni di quella coabitazione. L’altro era andato a prendere la gazzetta. Sua moglie s’era appisolata davanti ad un programma pomeridiano. In quel preciso momento lui entrò da quella porta. “Scusa non sapevo che fossi qui”. Lui sapeva di trovarla nel bagno. L’aveva vista avviarsi con l’accappatoio sottobraccio e aveva sentito il rumore della doccia. Lei sapeva che lui sapeva. “Fa nulla. Tra noi. Cose che succedono. Sei già perdonato”. Lui non aveva fretta di uscire. Era un amico ma in fondo non era altro che solo un semplice amico. Lei si sentì ridicola e scoppiò a ridere, smise di nascondersi e tornò a lavarsi. “Non sarà certo la prima che vedi”. Trovò la risposta subito: “Non sarò certo il primo che vedi”.

3. Alla partenza erano curiosi di ammirarsi sullo schermo e si diedero appuntamento. Era stato così che Siria finalmente aveva imparato a fare l’anatra all’arancia come si deve. Sebastiano aveva conosciuto un poca di invidia nei confronti dell’amico e poi sentì qualcosa rimestargli nello stomaco. Si allarmò nel terrore che forse stava cambiando. Forse non era completamente indifferente nemmeno davanti a lui. Cacciò l’idea immediatamente e accese l’autoradio. Elvisia ebbe la conferma che era proprio una gran brava porca. Si sentì soddisfatta di sè e si lasciò affascinare dai suoi nuovi progetti non riuscendo ad aprire bocca per tutto il ritorno. Rolando, mentre toccava il suo turno alla guida, si trovò a riflettere sul fatto che quei giorni erano volati via, forse erano stati troppo pochi. Poi andò sulla sua mancanza di coraggio e su quella degli altri. Aveva la certezza che Siria lo guardava in modo diverso. Le avrebbe mandato un messaggino appena a casa. Improvvisamente si chiese come avrebbero reagito gli altri se per la prossima volta avesse proposto di unire le loro fantasie in uno stesso letto. Pensò poi che le fantasie forse erano solo sue. Non avrebbe saputo come iniziare il discorso. E se avesse provato a chiedere consiglio a Elvisia?

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