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Archive for 7 agosto 2010

Era uscito spinto da un violento proposito. Avrebbe voluto cambiare gli altri. Il mondo. Tutto. Ne era passato di tempo. Non voleva credere di non essere capace di cambiare nemmeno se stesso. E, quello che era peggio, non aveva avuto rispetto di lei. Ora pagava quella colpa con i pugni stretti affossati in tasca. Rabbuiato. Le cose si pagano, sempre. Perché si è costretti ad essere così stupidi nel fare le cose già sapendo che si dovranno scontare? La serata non sarebbe stata la stessa. E’ facile dire. Il difficile è fare. Nelle parole tutti sono in grado. Ma la città metteva ormai paura. Il buio era un altro buio. Non aveva più quelle certezze. E lui non riusciva a cancellare quei pensieri. Non gli sembravano nemmeno suoi. Non avrebbe mai creduto di incontrali. Si cambia fino a diventare un altro. Ora sapeva che era possibile. Il nonno era stato in Belgio, da giovane. Uno zio da parte di sua madre si era spinto più lontano; non era più tornato. Non era la stessa cosa. Erano gente perbene. Andavano per lavorare. Ed era proprio lui a dirlo. Lui che ascoltava Guccini, e De Andrè. Cercava di cacciare quei pensieri. Quelli tornavano. Come fantasmi sottili. Si intromettevano. Avrebbe fatto bene a rimettere sul piatto quei dischi. Faticava a canticchiarli ormai. Cancellati nel tempo. Ne aveva perso le parole. No! non era perché era diverso. Era solo questione di memoria. Ma diverso lo era diventato. Si fermò a darsi coraggio in un bicchiere di vino. Era in ritardo ma sapeva che sarebbero stati in ritardo tutti. E poi non aveva un posto dove tornare.

La paura dei venditori immigrati abusivi

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