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Archive for 10 agosto 2010

Il tempo non passa semplicemente, con arroganza trasforma le cose. Ti accorgi improvvisamente di non essere più quella che eri. Così si accorse che la stessa domanda di sempre trovava risposte diverse. E si trovò a pensare. A chiedersi un senso della propria vita. Ma il dopo tradisce. Si cerca di riconoscersi anche in quello che non si è più. O che non si è mai stata. Era così anche per lei. Aveva perciò così tanto voluto amare che non era riuscita ad amare. Perché l’amore è quel veleno sottile. E’ quella incredibile alchimia che impazzisce tutti i cuori. L’amore pretende tutto. Chiede tutto. E quella sua caparbia volontà di dare la tradiva. Troppi perché. Troppe domande. Ogni ieri diventava una lettera indelebile. E aveva imparato a non chiedere, nemmeno a se. Certo non è sempre facile essere donna. E prima ragazza. E poi ancora donna. E scoprire che chi ti guardava non ti guarda più. E allora vorresti che ti guardasse. Anche il passante. Sei una persona nuova. Quel desiderio è una persona nuova. A guardarsi allo specchio si vedeva invecchiata. E non si riconosceva. E non le piaceva. Ed era anche quella una novità. Dopo tanti “passerà” ora il passato non lo sapeva più accettare. Voleva ritrovarsi. Ritrovare quella ragazza. O semplicemente voleva una pausa. Un poca di serenità. Più semplicemente non voleva niente. E tutto era troppo poco. Lui se n’era andato. Come altre volte. Lui era tornato. Come altre volte. Poi era andato per sempre. Questa volta è per sempre. Ed era tornato. Non per lei. Solo per un istante. Per umiliarla ancora. Per umiliare il suo ultimo orgoglio. Ora riposava tranquillo. Lei lo guardava e lo vide con rancore.
Su quella porta. “Cosa vuoi ancora”? Non era nemmeno sorpresa. Gli aveva risposto “Sei ancora mia moglie”. Lei si chiedeva se lo era mai stata. Perché l’aveva fatto? E lui dormiva nel suo letto. Sarebbe mai riuscita a liberarsene? Non di lui. Del suo passato. Di tutto. E dei compromessi. E non ne aveva nemmeno paura. Solo era così. Non le era piaciuto. Non era una novità. Lui impazziva e si perdeva. Lei aspettava che finisse. Cos’era tutto quello. Spostò le coperte. Era nudo e rannicchiato. Nemmeno il suo corpo aveva più fascino. Era più mistero. Gli uomini erano tutti uguali. Si prendevano quello che volevano. La finestra era rimasta aperta. La notte soffiava leggera. No! non voleva crederlo. Non sono tutto uguali. Non poteva essere tutto così. Non poteva essere solo quello. Ridursi a quello. Forse era lei. Quella sorta di muta malattia. Scese dal letto piano. Quella volta, all’inizio. si era rifugiata in lui. Perché lui era lì. Ora lo sapeva. Ma lui… non le aveva offerto nemmeno un fazzoletto. Nemmeno un grazie. Nemmeno un vero sorriso. Si sentiva usata. Solo un buco. Una cavità vuota. Con gli occhi che le bruciavano di lacrime. Con la fatica di trattenerle. Raggiunse la cucina. La luce la accecò; fredda. Perché l’aveva fatto? Fatto ancora una volta? Lui non avrebbe accettato un no. Era come se lei non era. Se non si fosse mai appartenuta. Prese il coltello. Il riflesso le illuminò il viso squartandolo di luce. Era come un automa. Tornò a guardarlo. Ad ammirare la sua tranquillità. Era pago dopo l’amore. Ma quale amore? Era una piccola cosa. A riposo. Il suo gesto fu non preventivato ma preciso. Lo doveva fare. Lo avrebbe già dovuto fare. Tagliò di netto. Tagliò con tutto. Non credeva sarebbe stato così semplice. Lui urlò. Gli occhi spalancati. Sorpreso. Ora era solo una piccola cosa sanguinolenta nella propria mano.

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