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Archive for 11 agosto 2010

Quarantadue

Anzi quarantadue di quarantadue biglietti in bocca alla statua di creta. Tieni presente amico che quelle parole sono la vita. E nessuno è solo davanti al bisogno di quelle parole. Lui, l’altro, credeva che ci fosse qualcosa dopo ma poco importava. Non è questo il momento dei sofismi. Chi sa ascoltare aguzza l’attenzione. Nessuno, quella sera, lo poteva fare. Era troppo il frastuono, troppo dolorosa la voce. Era il tempo di lasciare l’innocenza e lui la appese appena entrato dalla porta. La sua donna vestiva la carne del ricordo, quando ricordare è terribile e fragile e crudele. Si chiedeva ancora perché il silenzio avesse tanti suoni e odori e una luce senza pazienze. E il lago raccontava un’altra storia, la sua storia. Quella donna non aveva rimpianti e guardava avanti con gli occhi fieri e lucidi. Lui la prese tra le braccia e nascose il suo viso in lei. Avrebbe voluto non vedere più, ma era armato di occhi aguzzi. C’è sempre qualcuno che parte ma ci sono mille modi di accomiatarsi. Quel dio bizzarro aveva un’altra ragione per nascondere il volto. Potessimo almeno aiutarci a vicenda a credere. Nella conca dove il lago affondava la sera aveva nascosto il suo pudore dietro un velo spesso di ombra¹. Era stato figlio e fragile una volta ancora.


1] Scritta, per l’esattezza, lunedì 29 ottobre 2007

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