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Archive for 24 agosto 2010

Se ne stava sola in cucina, sola fra i tintinnii vari, canticchiando mentalmente brandelli di canzoni, alla rinfusa, come i ricordi le suggerivano. Silenzio: solo quei fragili tenui odori, quei gesti misurati. Versò precisa i pelati sullo sfrigolare della cipolla nell’olio, questi produssero un suono roco, breve e acido; sprigionarono una piccola colonna di fumo sottile.
Di lui sentiva unicamente, provenire dall’altra stanza, attutito, l’armeggiare attorno a chissà che cosa. Si divertiva, lavorando, a indovinare i rumori come messaggi, e attraverso essi i gesti e i movimenti di Carlo, le sue espressioni, il suo aggrottare le ciglia, le sue mute smorfie.
Percepì e distinse il brandy che veniva versato nel bicchiere, il giaccio tuffatovi dentro. Per continuare nel suo gioco aveva spento l’aspiratore. I vetri erano opachi, appannati; e sudavano. Un tramestio appena accennato: lo sfogliare i dischi.
Si chiese se aveva fatto quanto lui si aspettava e se lui si sentiva più o meno a suo agio mentre consumava quell’attesa. Pensò a quando era arrivato. Poi solo un breve silenzio. Un tonfo sordo; cosa poteva essere? Si fece fretta, ora si trattava di indovinare più che di intuire. Infine, quando non fu più possibile trattenerlo e il tempo riprese il suo normale scorrere e a decidere l’ordine delle cose, …si… certo, il trascinarsi della puntina sul disco.
Le prime note, un attimo ancora per riconoscerle, era un vecchio disco di tanti anni fa, un disco che da molto tempo non ascoltava; note una volta frequenti e famigliari. Non lo canticchiava ormai più. I versi le tornavano alla mente nel loro procedere, avrebbe fatto fatica a precederli. Cominciò ad accelerare i gesti, scoprì una certa impazienza.
Eppure le sembrava di ricordarle quasi tutte quelle parole, gl’anni non avevano cancellato che poche marginali cose (note a margine con (quasi un quiz per (provate a indovinare): quale cantante? Il titolo preciso?) tecnica cinematografica – piano sequenza: lei che si lava le mani.) e si trovò giocoforza a canticchiare assieme al disco quella storia che era appartenuta al suo passato, cresciuta e morta con lei: l’uomo, il sudore (diciamo così) e l’amore; hanno tempi diversi e luoghi diversi ma uguale schermo per i sentimenti che vi si mercanteggiano. Lui aveva riccioli neri e solo un principio di barba filamentosa; allora. Era diverso, anzi, era un altro ma anche lei era un’altra. Fatta di altri colori, altri sorrisi. Forse altri sapori.
Versò il sugo sulla pasta, continuando a canticchiare in modo quasi immobile, l’odore si mescolò agli odori che evocavano più dei versi i suoni. Con i piatti fumanti lo raggiunse. Altre cose presero ad affollarsi e da quel passato giungere. Cantilene. Sovrapporsi. Qualche tra-lla-llà per giustificabili amnesie. Malinconia. nostalgie. Il sale del mare sulla spiaggia che rivomitava gli oggetti che il mare aveva masticato. Spiaggie. una vitrea alba. Ombre, ombre e ombre.
Carlo era lì, immerso nella penombra, nella poltrona e in un pianto a dirotto.¹


1] 29 ottobre 1985

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