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Archive for 6 settembre 2010

Non c’è niente da fare: lo sono sempre stato, distratto. Come quella donna che ha perso i figli. Per quanto faccia, per quanto stia attento. E’ più forte di me. Forse me l’hanno scritto nel dna. Alzo gli occhi e incespico nel gradino. Eppure è sempre stato là. Eppure l’ho fato per anni, ogni giorno, ogni santo mattino. Rincaso e suono al piano di sopra. Al piano di sotto; che quella è anche bisbetica. Se non avessi sempre avuto persone attente vicino a me chissà quante ne avrei combinate e come sarei finito.
Non conto neanche tutti gli ombrelli di cui ho disseminato ogni posto in cui sono andato. E quelli non sono nulla: mi son perso due cani, peccato che uno era uno splendido esemplare di terrier di razza, e persino un cardellino. Per non contare quante volte prendo il giornale, lo pago e lo lascio all’edicolante.
Come quel giorno che mi sono accorto solo dopo essere arrivato in ufficio che non avevo gli occhiali sul naso. A proposito di giornali è successo quando mi sono messo per leggere il giornale. E’ stato imbarazzante perché alle dieci avevo un appuntamento. Ho detto prego si accomodi a Giselda e ho accolto l’ingegnere Fillicuti con un sonoro e garbato dica pure signora. Fortuna che non m’è passato a tiro altrimenti rischiava che mi scappasse anche una gran pacca sulle chiappe.
Non fossi in questa situazione mi verrebbe da ridere a pensare alla faccia che avrebbe potuto fare. Che poi, a rifletterci, comunque, in quello stato, mica avrei potuto vedere la sua espressione. Insomma ho combinato comunque un gran casino. Alla fine son dovuto correre a casa. Perché tutto poi si risolve. Ma la pacca a quello di Giselda l’ho data appena son tornato. E mi son preso anche gli interessi; perché in fondo sono sempre stato anche fortunato. E poi anche lei, Giselda, non è proprio un aquila; porta lenti proprio spesse. Comunque a lei non importa come sono, tra noi funziona perché lei mi accetta per quello che sono. Chissà come avrà preso la notizia. Non si è ancora fatta vedere. Forse deve ancora riprendersi.
Per quello nemmeno mia figlia si è ancora fatta vedere. Avrà avuto da fare. I giovani hanno sempre da fare. Mi spiace solo che non mi ha portato a far vedere il nipotino. I bambini danno sempre allegria. Deve essere stata proprio la mano che la santissima vergine non ha mancato di mettermi in testa se non sono caduto dentro quel giorno che ho aperto la porta dell’ascensore e la cabina non era al piano. Certo che li dovrebbero fare più sicuri certi arnesi e non si dovrebbe aprire la porta. Quella volta me la sono proprio vista brutta. O come quella volta che dovevo andare a Firenze e son finito a Mantova. Ho preso il treno sbagliato, ma, in quel caso, non è stata tutta colpa mia. Hanno cambiato il binario all’ultimo momento. Non ho sentito l’annuncio per l’altoparlante. C’è sempre una gran confusione nelle stazioni. E poi proprio in quel momento mi ha sorriso una che era proprio una bella bionda. Insomma è stato un insieme di coincidenze. Poteva capitare a chiunque, solo che capitano sempre e solo a me.
Quando ho visto Clara ai giardini ero certo che si stesse baciando con uno. Se non era lei a dirmi che stava semplicemente parlando con un’amica sarei rimasto nella mia convinzione. Certo che è una strana ragazza, ma dovevo immaginarlo perché mia figlia è anche sempre stata molto seria. Non mi sono mai dovuto preoccupare di lei. E non era nemmeno la prima volta: andava alle medie quando l’ho vista armeggiare con l’ipod credendo di vederla fumare. Anche quella volta avevo messo quelli da sole di Assunta invece di quelli miei da vista. Il fatto è che ho sempre tante cose per la testa.
Sono arrivato da Varalli senza la pratica. Sottobraccio portavo l’elenco telefonico. Ma ne potrei raccontare da restare senza voce. L’ultima volta non sono stato attento di respirare come si deve. Così mi sono distratto una volta di troppo. Deve essere stato con i funghi. Mi sono soffocato come un qualsiasi stupido. Assunta, mia moglie, lo sapeva come ne vado ghiotto. Più che mangiarli li ho sempre divorati; con ingordigia. Non posso che dare la colpa a me stesso. Non posso che dirmi: “Così impari”; non fosse che a volte, come questa, è un po’ tardi per imparare la lezione.
Figuriamoci poi se da me ci si può aspettare che me ne accorga quando mia moglie è stata dal parrucchiere. Eppure almeno quando sono alla guida mi sembra di essere sufficientemente presente. Non sono solo colpa della mia distrazione quei quattro incidente, di cui due per tamponamento, che ho avuto. Ora mia moglie, Assunta, continua ad aver cura di me. Continua a parlarmi anche se non le posso rispondere. Viene a portarmi i fiori e a sistemarmi. E non è mancata nemmeno puntualmente per il due di novembre. La tomba è sempre perfettamente in ordine; santa donna.
Ma chi è quel tipo che arriva e va via sempre con lei, sottobraccio? E che l’aspetta mentre lei sistema la mia ultima dimora? Ha un comportamento strano e non è che mi piaccia proprio tanto. Soprattutto non mi piace che si tocchi davanti a me e che le tocchi il culo mentre si allontanano. Però la sua faccia non mi sembra nuova. Ho come la sensazione di averla già vista, anche se non ricordo dove. Però ricordo solo ora quello che dovevo dire ad Assunta. Speriamo si sia accorta da sola che ho lasciato acceso il gas con la moka sopra.

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