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Archive for 21 settembre 2010

Foto a colori di MartinaAnche a Venezia, come in quelle città che hanno ambizioni di metropoli, c’è una strada dei negozi. Una di quelle vie per fare quello che chiamano shopping. Non che le grandi firme, o gli affari, siano tutte lì. In verità sono una serie di viuzze che si susseguono con un unico nome: mercerie. Non c’è voluta molta fantasia. Venezia non fa eccezione. La riflessione mi è venuta da un decalogo postato da una cara amica. Dieci punti per far felice una donna. Ma anche, e perché no, da chi amabilmente alla fine scrive che tutti i maschi vengono al pettine.
Sono sempre stimolato dai luoghi comuni, dalle semplificazioni, dalle classificazioni, e da tutte quelle cose con finali in oni. Dove io dovrei essere fatto in un modo. La donna a sua volta in un modo. Compresa la mia donna. Cioè io dovrei essere uomo come lo sono gli uomini. E comportarmi in un modo. E gli uomini avrebbero un unico identikit. Naturalmente la regola varrebbe anche per le donne. Mai trovate due uguali. E non solo nell’aspetto.
Come Rossana era bella e intelligente, cioè stimolante e pure qualcosa di più, così Margherita era pratica e volitiva. Cioè entrambe preda di un enorme orgoglio e di una testarda coerenza. Onestamente più la seconda. Varrebbe parlarne. Forse è per quelle virtù che sono entrate nella mia vita. Cosa ho fatto mancare loro non so, di cosa si son fatte mancare ho più che un sospetto. Certo le ho amate entrambe, ma in modo differente e, detto per inciso, non contemporaneamente. Con Margherita ho una figlia splendida che abbiamo voluto, con Rossana purtroppo no.
Quando andavo per le mercerie con Margherita ero io a soffermarmi ad ogni vetrina. Più interessato ai vestiti che ai gioielli. Lei si mostrava insofferente. L’avevo conosciuta con un paio di jeans e due maglie, e con un eskimo. Gli unici negozi ad attirare la sua attenzione erano quelli di dolciumi o di alimentari che mostrassero una particolare varietà di proposte. Lì era la mia, di pazienza, ad essere messa a dura prova. Con Rossana è leggermente diverso: mi aspetta paziente chiudendomi se c’è qualcosa che mi piace e che desidererei. Non è mai stata vanitosa nonostante le lusinghe. Si nasconde dietro la buona scusa che non è realmente facile trovare degli abiti che soddisfino i suoi bisogni. Ha gli armadi pieni e una taglia non facile da vestire.
Sussurrato per inciso Lei vorrebbe vedersi com’era pur evitando vanità. La cosa non è molto possibile, com’è facile rendersi conto. Sussurrato ancora per inciso entrambe hanno sempre avuto più attenzioni per me che per sé. Le devo e dovevo amare anche dove non si amano. Per tutto il resto mai trovato due persone più dissimili di loro due. Solo un altro tratto in comune, in modo diverso ma entrambe si sono appesantite con gli anni. Non dirò chi ma una ha fatto poco e non ha fatto nulla, anzi l’ha voluto e ha contribuito. Certo che vorrebbero essere, come tutte, viste belle e vedersi belle. Non amano gli specchi. Questo è un problema solo loro. Quello dello specchio che uccide.
Dimenticavo che entrambe sostengono come io sia poco ambizioso, ma in modo diametralmente opposto. Rossana perché non perseguo, a suo dire, con abbastanza ostinazione quelli che dovrebbero essere i miei sogni. Margherita perché non inseguo con abbastanza caparbietà la realizzazione dei nostri, a detta sua, traguardi. La prima mi sollecita a scrivere e dipingere. L’altra mi ha, a suo modo, impedito di farlo e invitato a inseguire la carriera sul lavoro e il compenso economico. Eppure entrambe lo facevano per me. Per sé non hanno mai chiesto molto: semplicemente hanno sempre chiesto tutto. Districarsi in questo essere donna non è certo molto agevole. Io ho imparato, non solo grazie a loro, che due uguali non ce ne sono. Alcuni uomini parlano la stessa lingua, tifano per la stessa squadra, abitano nello stesso quartiere, amano persino la stessa donna, ma non hanno altro in comune l’uno con gli altri. Potrebbero arrivare ad avere lo stesso nome. Magari uno ama di giorno e uno preferisce la sera. E uno solo il sabato; per dormire il mattino dopo. E uno nemmeno si ricorda cosa vuol dire avere… voglia. Sono solo uomini.
E in due di due ognuna usa i sogni in modo diverso, e così fa dei ricordi. Ma di cosa stavamo parlando? Ah… sì! Di quel: “Amateci, non chiediamo altro”. Come fosse un disperato appello unicamente del genere femminile. Come fossimo sordi solo noi maschietti. Come fosse il peccato originale di una metà del cielo. Non ho chiesto che di amarle, le donne. Ma Margherita mi ha chiesto ostinatamente di non essere amata. Ma Rossana non chiede altro. Avevo detto alla prima di amarsi e amare quando ho capito che non potevo farlo per due. Ho chiesto alla seconda di amarsi perché per amare non ha bisogno di suggerimenti.
Potrei parlare anche di Violetta, ma lei sarebbe ancora più diversa da queste due. E in più allora era anche extracomunitaria. Onestamente di donne non ne capisco molto. Ne ho incontrate poche, da vicino, e già quelle poche mi hanno fatto una grande confusione. Se vogliono informazioni su questo uomo sono disposto a darle. Ma solo su questo uomo che sono io. E solo a coloro che sono disposte ad ascoltare. E solo se mi chiamano per nome di battesimo, non semplicemente maschio. E solo se si chiamano Rossana. Sono Michele.

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