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Archive for 23 settembre 2010

Foto colori di Ross in barca a PonzaDonne. Apriamo la finestra per stendere i panni al sole. Come fossero altrui. Non chiedevo altro. Ma non vorrei fare del male a nessuno; cioè a nessuna. E Lei commenta che le piacciono le regole. Nello stesso tempo non mi vuole sentire parlare di regole. Semplicemente la spaventano. Certo che ad essere coerenti si sfiora la criminalizzazione. Ma Lei è donna. E quando parlo di me non parlo mai veramente di me. La vita è come in quei gialli in cui ti dicono dall’inizio chi è l’assassino. A margine ricordo che l’assassino è sempre una figura di contorno. E’ la vittima, in quei casi, ad essere l’unico protagonista. Ma questa è una lettura leggermente sublimata e gotica.
Riassunto
Ho amato una donna (come da richiesta), e lei mi ha amato. Ma poi lei ha incontrato uno che le ha detto che l’avrebbe amata come me, anzi che era me. Lei è andata con lui e c’è pure rimasta. Ho continuato ad amare quella donna, ma mi sentivo un po’ solo in quella forma di amore. Per fortuna non mi sono mai sentito ridicolo. Forse solo un po’ idiota. Poi lei ha amato uno perché le aveva promesso di non amarla. Ho cercato un’altra donna da poter amare. Non era più come quella volta ma ogni volta è una volta. Poi ancora ha scelto uno solo perché lui non sapeva amare e lei non era costretta ad amarlo. Quell’altra mi ha detto che mi voleva amare senza l’amore. Mi sono sentito confuso. Alla fine me ne sono andato. Veramente sono stato fatto andare. Poi Lei ha creduto di potersi fermare e finire amando solo nessuno. E’ allora che l’ho ritrovata e mi ha chiesto se mi ricordavo come si fa ad amare. Certo che me lo ricordavo. Quando ti insegnano ad amare non lo scordi più.
Capitolo dopo (o Seconda strofa)
La vera storia è un attimo più estesa. Anche se non ho tempo di fermarmi troppo. Ebbene sono un tipo fortunato. Sono nato nella città più bella del mondo. In una casa enorme. Da una famiglia numerosa. Avevo sei genitori: due madri, di cui una, in verità, era mia matrigna, e quattro padri; a fare i sei. A cavillizzare solo due erano stanziali. Gli altri erano sempre di passaggio e cambiavano in continuazione. Così in fretta che avevo smesso di scervellarmi per imparare i loro nomi. Non che tutto andasse sempre liscio perché quelli fissi, soprattutto Giuseppe, brontolavano in continuazione. Non erano del tutto contenti di quella situazione di instabilità. Dicevano che era per i figli, anche se ero figlio unico. I miei fratelli avevano preso la via della vita da orfani. La salute mi ha sempre sostenuto. Non mi mancava cioè niente di quello che avevamo. Ripeto: son sempre stato fortunato.
Ma qui il tema è l’amore e anche in amore… Anch’io son cresciuto di leggende metropolitane. Avevo incontrato la ragazza più bella della città. Mi son sempre chiesto se lo meritavo. Senza qualche dubbio la vita non è vita. E Lei s’era accorta di me. Accorta è dir poco. Mica dei dubbi; di me. Allora ironicamente mi son dato dello stronzo. Poi ho provato a farlo. Non mi riusciva del tutto bene. Ero poco credibile. Solo al primo attimo. Avevo scambiato la parola con stupido. Sempre con la esse iniziavano. Ma Lei, almeno per un po’, c’è cascata. Ora torniamo alla storia. Forse un limite c’è sempre stato. Troppi più nella mia vita. Capita, qualche meno. E’ da mettere in conto. Per una ragione statistica. Odio le statistiche. Solo che magari non era quello il momento adatto.
Forse ho imparato da allora ad odiare le statistiche. Era come quando vinci la lotteria senza nemmeno comprare il biglietto. Detto per inciso è quello che mi è successo ieri incontrandola una seconda volta. L’ho detto e ripetuto. Ma è che a volte trovi anche chi si arrangia a mangiarsi la tua vincita. Questo non toglie nulla alla fama del fortunato. Che poi, a guardar bene, il vigliacco profittatore è un benemerito: toglie dalle responsabilità. L’improvvisa ricchezza può creare fastidiosi contraccolpi. I troppi soldi creano problemi, non riesci mai a spenderli tutti. L’abbondanza rende ciechi e obesi, persino nelle idee. E’ che tutto sembra così impossibile. Esagerato.
Era tutto abbondante nella mia vita; i pasti no. Ero talmente fortunato da essere due. Peccato che lei, la più bella ragazza del mondo, e bella non solo d’aspetto, se provate ad immaginarla era ancora più bella, esageratamente, tra i due scelse il me stesso sbagliato. La copia. Ironia della sorte e del racconto. Pensai all’ennesimo colpo di culo. L’altro aveva Lei ma io avevo la libertà e tutte le ragazze che volevo. C’era solo un piccolo particolare insignificante: tutte quelle ragazze non volevano me. E a ben pensare nemmeno io volevo loro. Ma non sempre si può avere ciò che si vorrebbe. Ho fatto colazione appena sceso dal treno. Ci sarebbe da giungere alla conclusione che Alterego è sempre un amico infido, alla fine si trasforma in sé. Più simile ad un verme che all’uomo che ero e sono. Ma forse la stima che faccio è, nonostante tutto, generosa. E a dire verme è stata proprio Lei ma solo poco prima di ieri. Prima sapeva ma non voleva vedere.
Ho avuto molti incidenti ma sempre senza conseguenze fisiche. E pensare che non ho né ho mai avuto la patente. E’ per questo che preferisco viaggiare in treno. Se mi lagnassi sarei come quelli che vogliono fare del blues a pancia piena. E qui non siamo nella canzone di Vergassola. E io non sono quel Mario. Ad un certo punto mi ero convinto di piacere alle altre. Come se fossi a scadenza breve. E soprattutto alle madri e alle nonne. Tranne naturalmente quando presagivano di poter trasformarsi in suocere. Mi ero convinto di piacere a quelle che non mi interessavano e a cui non interessavo particolarmente. Non sono particolarmente decorativo, ma in un certo contesto faccio la mia bella figura. Come certi quadri. Posso fare arredo. La cosa peggiore è che sono adatto al rimpianto. Magari ad essere piantato per poi riscuotere pentimento. Per informazioni si può chiedere alla mia ultima ex. Ultima di due. Già! a lei poetare non le sembrava una cosa seria. Per lei sognare non era una cosa pratica. Così mi ho trascinato stancamente la mia fortuna in un mini che non ha ancora imparato cos’è il sole. Due stanze e servizi oltre confine.
Forse sbagliavo spesso momento. Col dubbio che alcune quando chiedevano amore volevano sesso e quando chiedevano sesso volevano amore; appunto. O quando mostravano le tette lo facevano perché le guardasse un altro. Mi viene in mente Cristiana, povera diavola, che nonostante gli sforzi non è mai riuscita a mostrare quello che non aveva. Ero già arrivato a concludere che per amare era la cosa più facile del mondo, persino banale, bastava non dirlo ad anima viva. Amare in silenzio non porta inquinamento sonoro. Non offendi né fai male a nessuno. Scegli come e con chi farlo.. Richiede poco tempo, poco impegno e meno passione Ti stendi a letto e la voglia se n’è già andata.
Ma la fortuna era in agguato. E’ stato allora che ho trovato Lei, quel bel tipo (di cui sopra). Mi vede e mi dice: “Ti ricordi come si fa ad amare”. Non era la memoria a farmi difetto. Solo un po’ di allenamento. Poca cosa. Porca miseria. E m’ero mantenuto in forma. Niente pancia né acciacchi significativi. Faccio ancora i cento metri ma poi mi devo fermare. Maledetto fumo. A quel punto mi son detto “non è per l’amore, ma… preferirei guardare un film”. Lei non mi ha fatto vedere il film. Non era bello e l’avevo già visto. Ha insistito. Son tornato a vivere nella città più bella del mondo. Dimenticavo di dire che me n’ero dovuto andare per sfratto. Insomma… Non chiedo altro

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