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Archive for 27 settembre 2010

Matteo disse solo: “Sai? Parto.” La sua voce si accarezzava cercando indulgenza. Un sussurro che si riverbera. Alzò gl’occhi ma questi tentarono di fuggire. Poi tacque proprio come chi fruga in sé cercando le parole; chi deve eppure dire. Indugiava.
Fu Roberto a violare il silenzio: “Tutti ci portiamo dentro una grande speranza di disperazione e non come desiderio aneliamo nelle cose il pianto, per poterne dare sfogo. Per darne corpo; o più semplicemente ragione“. – particolare: gl’occhi. Opachi. Senza riflessi. – “Attraverso quasi impercettibili flash fatti di granate. Non la disperazione, certo, della tragicità ma solo quella dei piccoli gesti. Quasi smorfie nei bimbi. Cantilene. Sottili sfumature. Non come espiazione; tutt’altro. C’é un senso molto carnale in ciò anche se libero da eccitazione. Quando si lasca l’istinto; la forza del dolore diventa aspirazione. Come sogno. Sete. Tutto il resto é falso. Balle. Belle e buone“.
Gl’occhi tornarono a posarsi sul foglio. A chiedere una pausa. Il percorso degl’occhi seguì l’attenzione delle dita sulla carta. Le dita tracciarono lente simmetrie. La voce rispose bassa, di pancia; apparentemente composta: “E’ tempo di partire. Dispiace. Parlarne fa male. Ma faresti bene a seguirmi. Mi è costato molto decidere. Ehm! Si lascia… sempre… Anche se lacerante, non derogabile. Eppure non é questione di radici. Viticci. Edera. Non é questo. Non voglio. Non chiedo: Perché giustificare? Lenisce (o é utile a) qualcosa? Siamo eterotrofi. Viviamo di ciò; in ciò. Niente in realtà spezziamo. Come scia di lumache. Ci impastano la parola i linguaggi detti. Espropriazione; infondo. Quotidianità. Copione. Tutto il resto appare come eretismo. Ma in realtà non sono che piccoli, fragili fosfeni. Non siamo diversi; non siamo più maturi. Solo il tempo ci muta torno. Riflessi! Ricordi si compongono piano piano; solo come memoria. Così non si lascia mai. Addio é una parola troppo grossa. Non una sospensione ma una frattura definitiva. Appunto il frantumare realtà in ricordi. Forse anche un basta. Traslare. Di ciò può restare rammarico. Ma contrarietà non perdita. Io non giudico. Né questo chiedo, né questo chiedi. Siamo carne e la carne dolora. Le bugie del dubbio la ulcerano; la irritano. Ma nel piano reale (superficie asettica) contano in noi i gesti. Rifrazione“.
E disse questo ben sapendo che la vita altro non era che l’enorme ingranaggio della metafora. Così non erano ne ciò che mostravano, ne ciò che volevano mostrare; ormai, forse, nemmeno quello che si specchiavano. E quasi fingendo disprezzo lo vedeva già farsi poco più che un riverbero: disfarsi.
Non é una semplificazione. Forse non é neanche questo. Sono rimasto deluso. Per me é importante. In realtà non fuggo. Non sono mai fuggito. Per incapacità. Per vizio. Un guaito é un guaito. Se il bagaglio é pronto perché parlarne? Convenzione? Altri itinerari, con gl’occhi, ho seguito. Di più le parole avrebbero forse potuto? Petulanti. Niente saprà tradirci. Senza scelte. Senza giudizi. Senza rancori. Forse non si sceglie mai; in verità. Le strade altro non sono: percorsi. Da noi percosse. Analogie. Il mito ha un che di tragico; che non rifiutiamo. Pigrizia? Paura? Il viaggio. Io sono e così vivo. Ma perché io? Non temiamo tracce. Al di là di qualsiasi processo di lettura.”
Mentre rimase a fissare la luna Matteo si allontanò per fumare e si appartò a pisciare.¹


1] 10.04.1991

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Eretica

Lei aveva l’inverno fra le cosce.
Di che cosa potevano essere i suoi sorrisi se non di porcellana? Le sue sete erano naylon. Le sue parole selci.
Il suo amore divenne disperazione.¹


1] scritto il 4.04.1991

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