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Archive for 29 settembre 2010

Ci sono uomini. Ci sono uomini che riescono a fingere (+ o – bene) del compito disinteresse. Ognuno per motivazioni e finalità proprie. Che non fossero così garbati guarderebbero e come. In fondo sono uomini, nel senso di maschi, e guardare ce l’hanno nel sangue. Ci sono uomini che si girano (+ o – teatralmente) davanti ad un espressione di notevole interesse. Uomini che non riescono a trattenersi dal sottolinearla con fischi o suoni vari. Ci sono infine uomini che davanti ad una donna con qualche, anche minima, evidente avvenenza non riescono a non lanciarsi in commenti. Commenti che spesso toccano punte di particolare volgarità. Proprio ieri ne ho visto uno che per una bionda, a dir il vero sciapa, ha tamponato il cofano di una Cherokee ferma. E lui era a piedi. Insomma ci sono anche uomini che sentono il dovere comunque di corteggiare.
Incontro Michelangela. Succede spesso lavorando nella stessa società. Ora davanti alla macchinetta per il caffè, ora per i corridoi, ora per le scale. Da alcuni giorni porta spesso scollature vertiginose. E non è che non abbia argomenti. Forse ha realizzato il suo stato di separata. E mi ritrovo spesso davanti le sue tette. Mi raggiunge sempre quel drammatico dubbio: uno sguardo (+ o – insistito) la vedrebbe a disagio o la offenderebbe un ben mimato disinteresse. Il fatto è che Sabrina, tanto per chiarirmi le idee, mi ha spiegato: “Mi vesto, mi agghindo e mi spoglio solo per il mio uomo”. Una donna con le tette fuori la vedono tutti e la dovrebbe guardare uno. Ci vorrebbe, che ne so, un’etichetta; un avviso. A volte quell’uno non sempre è in grado di saperlo. A volte solo lei sa di lui. E inoltre ci sono donne che vogliono decisamente richiamare l’attenzione di quei tutti.
Mi ricordo Elvira, incontrata l’altro lunedì. Elvira ha un paio di tette eccezionali. Eccezionali perché non né ha. Le ha cercate l’intera squadra del Fansculiamolo Rugby club, poi tutta la marina mercantile, un numero innumerevole di volontari e altri individui assortiti, inutilmente. Tutti senza alcun risultato. Affonda le sue scolature con l’unico misero risultato che è arrivata a mettere in mostra il piercing sull’ombelico. E’ disperata perché la nuova maglietta è costretta ad indossarla senza mutandine per non farne vedere l’elastico e/o il colore.. Alla fine ha deciso di farsi tatuare due boe di segnalazione, con tanto di catarifrangenti fosforescenti per la notte, per indirizzare gli appassionati del genere. Per altri meriti di appassionati non ne troverebbe molti. Chi non la guarda viene ringraziato da un’occhiata sprezzante. Chi la guarda deve sorbirsi la sua logorroica nullità. Ma l’uomo spesso si accontenta o cerca il suo male. Così lei per passarsela se la passa. Non dico che la evito.
Non che ci siano solo le tette, perché Sonia ha un notevole culo e Riccarda di notevole ha tutto, tranne il nome, ma parliamo di tette. Anche Giusy, che si chiamerebbe Albertina, ha due tette notevoli. Per ragioni opposte. Sono da lasciare senza fiato. Sono due monumenti. Due veri cocomeri. E dure come il marmo o quasi. Si rischia sempre di sbatterci addosso. Quando le ho chiesto informazioni sul chirurgo s’è offesa ma poi, alla fine, mi ha dato l’indirizzo. Mi ha detto, il chirurgo, di averle ridotte di quattro taglie abbondanti. Ho chiesto cosa ne aveva fatto di quelle quattro taglie abbondanti; così per dire. Ha precisato confidenzialmente che essendo di ottima qualità se l’è portate a casa. Anche se non è sua abitudine portarsi a casa il lavoro. Ora le tiene sul comodino. Hanno dimostrato più volte di essere utili. Avevo pensato a qualcosa di simile. Non ho avuto coraggio di chiedere che rinunciasse per me. E non so se sarebbe stato disposto a farlo. Due tette senza la donna attaccata devono essere una grande comodità.
Poi, giusto ieri, esco con Ivana. Si sta insieme da quasi un anno. E Ivana è quella che si dice una gran bella… figliola. Ha indossato per me una minigonna vertiginosa. Non si poteva muovere senza mostrare tutti i suoi segreti. Ero lusingato che si fosse fatta bella per me. Ero inorgoglito di averla al mio fianco. Ero eccitato dalla sua provocazione. Non ero il solo. Per tutta la giornata era tutto un eccitarsi. Alla fine non ero più così contento che per mostrare le gambe a me mostrasse gli slip a tutti. L’ho pregata di indossare per la prossima volta un paio di pantaloni. Oggi ho già avuto modo di pentirmi del mio consiglio. Tutti cercano di ricordarsi dove l’hanno conosciuta o almeno incontrata. Le aprono la porta. Con una scusa o l’altra stiamo prendendo l’aperitivo in quattro. Mi manca decisamente un po’ di intimità. Lei invece sembra perfettamente soddisfatta. E a suo agio. Sono inoltre sorpreso che le altre guardino me con più interesse.
Anche quando vivevo da solo nell’invitare un’amica a cena non ho mai pensato di dover esibire le mie doti amatorie. Oggi sono felice con Ivana. Giusy, che di nome farebbe Albertina, lo sa. Eppure ho l’impressione che le sue scollature profonde le indossi per me. O anche per me. Ci sono mille cose che eccitano i miei sospetti. Non sono propriamente un guardone e nemmeno quello che si definirebbe un bell’uomo. Ho visto come le donne osservano i belloni. Anche in modo sfacciato. O che sguardo assumono per parlare del loro attore preferito. Solitamente non mi guardano così. Non provoco simile attenzione. E interesse. In quel momento al loro fianco mi sento solo una comparsa. So che mi è fedele per mancanza di quell’occasione. E a volte ho persino avuto, con qualcuna, il sospetto che era e sia stata disposta ad accontentarsi anche di meno. Per esempio non ho mai avuta la certezza di Rebecca con Carlo. E Carlo mi pareva l’ultima delle tentazioni. Senza la sua auto sportiva varrebbe meno del niente. Il fatto è che l’uomo non riesce a non guardare le donne.
Quando sono con Gerardo mi accorgo che anche lui guarda le donne. Ma le guarda in modo diverso. Non so. Sembra spogliarle. Accarezzarle tutte. E non lesina le parole. Il complimento. E se appena può le fa seguire, quelle parole, dai fatti. Ho la sensazione che Toni Schiavon, detto Matusalem quattro polmoni ,fatichi a ricordarsi perché le segue con gli occhi. Poi si confida in apprezzamenti che mi imbarazzano ancora. Ci fantastica sopra. Sogna di farci cose che non sarebbe più in grado di fare. Tempi ed acrobazie più che d’altri tempi da guinnes dei primati. O da palesi spacconate. Poi respira singhiozzando enfisemicamente l’aria della sua bombola di ossigeno. Si scorda di tutto e cerca ricordi lontani. Si sfila le cannule e sorseggia il suo caffè. Finisce sempre così: se ne torna con una depressione latente. Non è mica sempre così facile guardare una donna.

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