Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 6 ottobre 2010

Tecnica mista su cartoncinoE’ un mondo di lupi. Le strade sono una giungla. Non si può girare tranquille nemmeno di giorno per quelle del centro. Una donna è sempre più esposta. Anche se non sono bella. E cerco di non essere bella. Di non attrarre la loro attenzione. Di tenere gli occhi bassi. Basta essere una donna. Ed essere donna è essere preda.
Certo non capisco ancora tutto. Non è facile. Non è la mia lingua. Questo sembra farmi ancora più puttana. Ma afferro quasi sempre, il senso. Non è poi così difficile. Ma a che serve cercare di spiegare. Nessuno vuole capire. E poi non è comunque mai facile essere donna. Tanto più per quelle come me.
Quelle parole le ho imparate prima dal suono. Prima di capirle. Spesso mi restano indifferenti. A volte mi danno anche una inutile soddisfazioni. Quasi sempre mi feriscono. Mi sono sputate contro. E’ il senso. La ragione per cui sono lanciate. Come sassi. E a volte sono accompagnate dai gesti. Per essere certi. Per non lasciare nessuno spazio al dubbio. Nemmeno essere accompagnate ormai dà la sicurezza. E per accompagnate intendo uno del posto; ben inteso. Non sono così stupida. Degli altri nessuno si cura. Né si fida. Anzi è anche peggio. E la cosa peggiore è quell’arroganza. Siamo solo carne. Siamo vizio. Siamo desiderio. Era quello che volevo? Certo ne avevo bisogno. Ma questo prima.
Era così tanto che non venivo stretta tra le braccia di un uomo. Troppo per essere tollerabile. Era così tanto che non sentivo l’odore della sua pelle. Tanto da non ricordare più quanto. Che non mi sentivo veramente desiderata. Quasi da impazzire. Che non è mai abbastanza. E una donna ha anche solo bisogno di tornare a sentirsi donna. Anche di quello. Di perdersi nel piacere. Di solo piacere. Di una birra e di una notte da ricordare. Di un posto caldo da dove fuggire appena fa giorno. E dio solo sa se non me lo sogno anche di notte. Se non sia straziante il solo pensarci.
E’ sempre così. Almeno prima. Ma veramente, quello che mi manca è affetto. Ancora. E’ amore. Lasciarmi semplicemente coccolare. Chiudere gli occhi e ascoltare le sue parole. Sperare e credere in qualcosa. Assettata e soffocata di baci. Fare tutto e farlo solo per lui. Dimenticarmi. Liberarmi di me. Di questa miseria. Delle lenzuola fredde. Di questa vita aspra. Avara. Chiedere e mendicare una favola. Risvegliarmi nello stesso letto. Sentirlo mio. Tra le mie braccia. Sentire che lo posso proteggere. E che lui si preoccupa di me. Che mi chiede com’è andata. Sentirmi le gambe molli per il suo sorriso. Ma bisogna sopravvivere. E di sogni non si vive.
Dopo tanto tempo lui. Lui non era male. Ma forse a spingermi era stata proprio la voglia di uscire di sera. O un attimo di noia. E poi ne avevo proprio bisogno. Un uomo. Nemmeno brutto. Ben rasato. Ben vestito. Riassaporare quel piccolo gusto di libertà. Ed era stato gentile e galante. Corretto. Aveva pagato la cena lui. Non mi aveva fatto sentire fretta. Come se fossi la sua donna da sempre. Con un che di attenta cortesia. Forse pensava ad un’altra. O inseguiva una illusione. Non poteva avere meno importanza. Avevo voglia di lui. E lui di me. Bastava questo. E’ finito quel tempo.
I suoi baci in macchina erano appassionati. La sua guida distratta. L’ho pregato di pazientare ancora un po’. Mi ha capito. Ha riso ironico. Un paio di battute. Per rendere tutto meno teso. L’ho tenuto calmo. E ha fatto lui anche la stanza; naturalmente. In quel posto dovevano conoscerlo. Certo c’era già stato. Forse con la sua lei. Forse con una come me. Con una preda facile. Con un’altra disperata. In fondo l’uomo è cacciatore. E poi cosa andavo a pensare? Non mi doveva niente. Non pretendevo niente. Mi bastava che non cercasse una scusa. Che non volesse delle giustificazioni. Che non si mettesse in testa di spiegarmi. E che non volesse piangermi le sue sfortune. Invece è stato anche bello.
Si è anche impegnato. Ce l’ha messa tutta. Avrei potuto anche illudermi. E’ passato troppo tempo da quel tempo. Ma quando ha aspirato l’odore dei miei capelli mi è parso appagante. Sono stata generosa. So come ricompensare chi lo merita. Per un attimo gli ho dato un attimo d’amore. Forse era proprio quello che cercava. Forse la sua miseria non era tanto diversa dalla mia. Quei suoi baci erano così… disperati. E non era per niente male. Proprio per niente male. Sapeva come si tratta una donna. Peccato. Comunque dovrebbe essermene grato per sempre. Già! per quel suo breve attimo di per sempre. Non è stato facile nemmeno per me.
Mi spiace solo per le calze. I suoi occhi si erano persi dove non so. Non se n’è neppure accorto. Ho preso lo stilo dalla borsa. E’ stato un attimo. Tra le ombre della stanza non s’è accorto di nulla. Ha sentito solo quell’improvvisa fitta. Gliel’ho infilato in gola. Quasi non ha sofferto. Eppure i suoi occhi sembravano chiedermi perché. Eppure lo dovrebbe sapere: nella giungla è questione di vita o di morte.
Ho raccolto le mie cose. Ho preso i soldi per il taxi. Non potevo attraversare la città di notte. E poi mi son presa anche gli altri. Quelli che rimanevano. Non erano molti. A lui non servivano più. E la stanza era pagata.

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: