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Archive for 12 ottobre 2010

E’ tanto che non parlo di Spinola. Dalle elezioni, credo. Ho vinto anche se non ne sono proprio del tutto certo. Mi sembra non sia cambiato nulla. E poi è stata un’esperienza deludente. In giro si parla di amicizia. E’ stata un’esperienza non positiva proprio perché ho perso un amico. Tranquilli, niente di tragico, nessuno s’è fatto troppo male; semplicemente è finita un’amicizia. Un’altra. E io non amo pagare su questo piano. E allora torno a parlare di Spinola per tornare a parlare di Martino. Ve lo ricordate Martino? Non fa nulla. Lo trovate qui e qui e in altri posti del mio blog. Anche se non ne ha uno di suo è quasi sempre presente nel mio Diario di Spinola. Anche sotto mentite spoglie. Persino nei panni di un dio. Non quello. Un altro. Uno di seconda mano.
Era aprile, credo di ricordare. Comunque era una giornata calda e c’era il sole. Ci si conosceva di vista. Era seduto al Bar da Clara con Gerardo. Ora che ci penso è un po’ che non sento e non vedo Gerardo. Resto incorreggibile. Non posso scordarmi gli amici per strada. Devo farmi un nodo sul fazzoletto. Insomma si prendevano un caffè, o uno spritz, o quello che diavolo volevano. Ci si conosceva appena. Di vista. Ciao. Ciao. Niente di più. Incontri in sede politica senza entusiasmi. Ero stato avvertito di non fidarmi. Ma io sono come san Tommaso. Martino mi chiama per chiedermi perché lo evitavo. Mica lo evitavo, solo non lo cercavo. Non ne avevo motivo. Mi dice: “Perché non mi aiuti?”. Mi dice: “Si andrà alle elezioni.” -bella scoperta. Mi dice: “Sono il partito socialista.” -la modestia non è il suo forte; sapevo che erano pochi, non così. Mi dice: “Sono un leader. Mi manca solo un progetto”. -hai detto niente.
Come ho detto allora e non ripeto ora ero rimasto molto deluso. Avevo voglia di fare, ma non di fare più dell’umano. Avevo un sindaco un po’ fascistorso da cacciare. C’era la solita sinistra che fa a fare la bella addormentata. Come se non volesse partecipare alla competizione. Penso che la tensione elettorale gli faccia paura. Per farla breve non riesco a dire di no. Sostiene di essere socialista di sinistra e diverso. Già! è incapace persino di rubare. Apro tavoli di trattative e lui viene a vedermi trattare. Lo presento a chi ha cercato di dimenticarsi del suo nome e lui mi lascia fare. Garantisco per lui e lui annuisce. Lo faccio persino dentro il suo stesso partito. Lì si sbilancia. Propone il programma per i socialisti a livello provinciale: aprire un blog. Per inciso non sa fare nemmeno quello e non l’ha fatto: fatica a rispondere ad una mail. E non c’è nessuna cattiveria nelle mie parole. Tutto vero persino le congiunzioni. Brutti tempi per la politica.
Cerco di dirgli che un leader lo è perché lo riconoscono gli altri. Mi precisa che è un leader comunque. Lui, e solo lui, lo sa. Lo metto al corrente dei problemi del comune. Dei precedenti politici e delle precedenti esperienze. Lo proclamo capolista e lo incorono. Stendo un programma elettorale. Lo difendo davanti a quel grande pachiderma in letargo che è il PD. Trovo un candidato per le primarie. Un buon candidato. A lavorarci bene avrebbe anche potuto vincerle. Da indipendente. Ma questo senza tradimenti. Non con questi figuri. Gli presento le persone adatte per completare i posti vacanti in lista. Quelle che gli lasciano dubbi le scarto. Mi occupo di creare e persino di distribuire un minimo di propaganda. Manca solo che mi metta a scopare la sede del suddetto Partito Democratico. Alla fine mi accorgo che ci litighiamo sempre più spesso; e per un non nulla. Ho un sospetto. Affronto l’argomento. Me lo conferma: non si fida; ha paura che lo voglia fregare.
Se ne fossi capace ci sarebbe stato da ridere. Non ci riesco nemmeno ora. Avrei fatto tutto quel lavoro per lui, e su sua richiesta, solo per fregarlo. Nemmeno doveva apparire il mio nome, come sempre, in quella lista. Non mi avrebbe arrecato nessun vantaggio e non me l’ha dato. Naturalmente serve un pretesto per rompere e me lo offre. Presenta il tutto pubblicamente come opera sua. La cosa non sarebbe nulla solo che invece di presentare i socialisti come parte della lista e del programma presenta lista e programma come socialista. No! socialista proprio no. Oggi se ne vergognerebbe anche il buon Sandro. Per farla breve lo lascio fare quello che vuole. Non ho alternative. Ultima lite; quella definitiva. Ormai era diventato un tormentone. Fa l’offeso. Mi toglie persino il saluto. E lo toglie anche a Gerardo che nemmeno ha messo becco nella disputa. Per semplice solidarietà. A quel punto non posso fermare l’ingranaggio. Completo la lista. Mi ripeto che è l’ultima volta. E vado verso le elezioni amministrative.
Io non lo so… insomma… boh! Vinciamo, naturalmente. I risultati non contano. La lista (senza il mio nome) prende il 6%, sei per cento. Seconda a sinistra, quasi un punto in più dei dipietristi. Ma questo non centra. Il risultato dei superstiti socialisti nemmeno lo riporto. Uno zero prima della virgola e troppi dopo. L’ultima volta mi dicono di averlo visto graffiato, aveva litigato con se stesso mentre si faceva la barba. Nemmeno lui però sa se era una questione politica, di principio, importante, un pettegolezzo o se era indeciso per un cucchiaino o due nella tazzina del suo caffè. La verità è che non sopportava che a me riuscissero le cose di cui lui non era capace. La realtà era che non riusciva ad accettarsi; ad accettare i suoi limiti, la sua mediocrità. E’ ancora un leader ma non ha nemmeno la maggioranza del suo stesso corpo. Insomma alla fine, politicamente e umanamente, mi sembra che se non abbiamo perso almeno non ha vinto nessuno. Aiutatemi a spingere che il mondo si sta fermando.

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