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Archive for 13 ottobre 2010

Io lo so bene. Faccio questo mestiere da vent’anni. E lo faccio bene. Conosco tutti. Saluto tutti. Magari un cenno. Vent’anni dico. Da quando c’era ancora lui. Ero giovane allora. La salutavo. Si! la salutavo. Come tutti. Buon giorno. Come va? Come vuole che vada? Cose di questo genere. Robe dette in fretta. Senza fretta. Cose senza peso. Magari non ci si fa caso. Vent’anni. Ogn’uno diventa qualcosa dell’altro. Io questo dico. E’ così. E in vent’anni mai aveva ricevuto nulla. Mai una lettera. Una cartolina. Un pacchetto. Oserei quasi dire che nemmeno la pubblicità le arrivava. Nemmeno le bollette riceveva. Tanto che ho pensato che le facesse mandare in banca. Forse è così. Certo è così. Niente di niente. Lo giuro. Anche per questo la ricordavo bene. La guardavo bene. Mi metteva curiosità. Anche se conosco tutti. Nome per nome. Potrei dirne. I difetti. I tic. I tac. E poi perché dovrei dire per un’altra cosa. Niente. Nemmeno l’abbonamento della televisione. Tanto che pensavo che nemmeno ce l’avesse. Mi sembrava impossibile. Mica lo credevo. Ma non arrivava nemmeno quella. Un dubbio me lo sono fatto. Magari per un pugno di minuti. Vuoi vedere che non ce l’ha? Se non gli arriva. Così mi dicevo. Ma lo so. Come si fa? La sera. Poi. Che ci fai del silenzio. Di quelle ore senza luce. Solo in casa. Il tempo non passa. E’ così dico. Nemmeno sembra da persone vive. Nemmeno per sbaglio. In vent’anni non le ho mai recapitato niente.
Posta. Poi mi trovo una lettera. Quella lettera. Mi trovo una lettera in mano. Non ci credevo. Non riuscivo a crederci. La rigiravo tra le dita. Era proprio sua. L’indirizzo era quello. Era proprio per lei. Una lettera tutta precisa. In una busta bianca. A dirlo sembrerebbe normale. Una lettera. E cos’altro? Faccio il postino. Ma una lettera per lei. Dopo vent’anni di niente. Quello era ed è una cosa strana. Degna di curiosità. E quella mi ha messo. Curiosità. Continuavo a guardarla. Era come un oggetto curioso. Come una cosa senza senso. Quello che non ti aspetti. Era questo. Quello che non potevo credere. Avevo perso la speranza. Era diventato normale. Era diventata cosa tra le cose. Così come mangiare a pranzo. Come l’ombrello e la pioggia. Una cosa normale; insomma. Invece all’improvviso. Senza che niente fosse diverso da sempre. Ce l’aveva tra le mani. Una vera lettera per lei. Di quelle rettangolari. Di misura regolare. Misurata. Una busta bianca indirizzata a lei. Senza mittente. Spuntata dal nulla. Che cercava lei. Proprio lei.
Un amico? Un parente lontano?”
Né vicino né lontano. Un parente? In un certo senso.”
Mi guardava con quegli occhi piccoli. Due buchi. Come mi controllasse. Io non sono curioso, ma la mia curiosità cresceva.¹


 

1] scritto l’ 11.11.1994

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