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Archive for 21 ottobre 2010

Era il peggior baro che si fosse mai visto per aver affinato così maestralmente le colpe inutili della vergogna. L’avevano preso subito già la prima volta ed era gente che non sapeva perdonare. Non si può provare altro sentimento che lo sdegno davanti ad uno tanto maldestro. Poco conta la sua voglia di imparare e la strada che aveva fatto. Non erano quelle cicatrici a dolergli di più. In verità si rammaricava maggiormente perché quello che contava di più per lui dipendeva, in un certo senso, da una forma di cortesia: voleva compiacere tutti. Come fosse possibile. Eppure per gli altri era possibile. Cambiare d’abito era una forma tanto consueta. Perché non gli riusciva? Doveva esserci qualcosa in lui. Se lo chiedeva. Si interrogava. Non sapeva darsi una spiegazione e trovare pace. Era così poco credibile quando indossava la cravatta (nonostante la fatica e l’impegno profuso per imparare a fare il nodo; scoprì solo in seguito, con meraviglia, che esisteva un testo a riguardo). Con lei invece non era stato capace che di dirle la verità. Si sa che la verità a volte è l’ultima bugia. Anche se fosse stato il primo, e non lo era, l’avrebbe trattato come l’ultimo. Aveva vegliato notti a pensare alla causa delle sue inadeguatezze. Non era quello il momento di pensare a lei. E lei era libera e lontana. E lui non riusciva a liberarsene. Come avrebbe voluto sapersi amare un po’ di più. Almeno un po’. Quello che distribuiva le carte, quello si! sapeva come e a chi darle.

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