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Archive for 13 dicembre 2010

acrilico e tecnica mista su cartone telatoUn’amica posta un post con questo titolo: La cosa + bella del mondo. Il sottotitolo dice: per voi qual è l’emozione che più vi piace vivere?.Impegnativo, direi; comunque. La domanda delle domande. Spesso ripeto che se avessi un consiglio me lo darei. Qui è valido lo stesso teorema. Ci provo solo perché non vorrei essere accusato di non provarci. Nemmeno miro ai primi posti. Diciamo, come già detto, circa dal venti in poi. Le prime “cose” in graduatoria sono molto private e più che leggermente osé, cioè di quelle che è meglio non dire. Anche per non essere smentiti, lei mi legge. Sono un po’ timido e riservato e anche un po’ fifone: vorrei evitare di essere smentito. Mi è capitato di sentire il vocio di un esercito di maschi che loro le loro donne le facevano impazzire, e poi ricevere le confidenza dell’altra versione di quelle donne. Il mondo è anche bello e vario perché riusciamo così bene e naturalmente ad illuderci e raccontarci un’altra verità. Ma poi ci son già troppi fanfaronauti. Voglio solo dire che ci sono anche le anime candide. Quelle che classificano al primo posto la pace tra i popoli e altri sentimenti alti e nobili. Siamo seri. La domanda era secca. Certo che vorrei non fosse così, certo che ci si indigna per molto e anche meno. Purtroppo la verità e che ci emoziona di più cose molte meno nobili. Non dico una pisciata dovuta per molto rimandare ma la più piccola delle gratificazioni. Persino il sorriso ammiccante che non sarà mai nemmeno una piccola storia o una avventura. Sono cinico? No! realista. Alzi la mano chi può dire onestamente di aver sofferto di più per la morte di Allende o per il massacro dei tutsi che per una storia finita male o un’altra delusione personale. Giù quelle mani. Giochiamo sul serio. Siate onesti. Agli uomini che mentono gli cadranno le palle. Alle parte femminile verranno o torneranno le mestruazioni tutti i giorni a venire per i prossimi vent’anni. Intanto io ci provo a modo mio limitandomi a riportare, in gran parte, quello che avevo già detto da lei sotto forma di commenti. Ci troverete cose personali, un paio di voci ironiche, cose pubbliche, varie ed eventuali, ma è stilato a modo mio.

Foto a colori dal balcone della nostra stanzaUn buon piatto di funghi di bosco. Del granchio (sono disposto a prepararlo anche per gli altri). Dimenticavo il filetto al pepe; quasi crudo, per cortesia. Un ottimo bicchiere di Chianti o meglio di Brunello. Del Porto rosso fresco per sciogliere la lingua in buona compagnia di amici. La mia città in tante giornate di tante stagioni (per chi ancora non lo sapesse: Venezia). Gironzolare per Parigi, arrivare a Praga dopo averne letto per trent’anni (io amante di Kafka), girare le strade di qualsiasi bel posto in buona compagnia o la campagna Toscana (ricordo un posto: l’amorosa). I regali sotto l’albero quand’ero piccolo, veramente una emozione che non ho potuto provare, ma gli occhi dei bambini quando li trovano e li scartano. Dire tutto in un abbraccio. Quando se ne andrà il nostro amato presidente. Un tetto sulla testa. Piangere di felicità; sì, l’ho provato. La laurea di mia figlia. Ogni abbraccio di mio figlio che mi tratta come suo padre ma è figlio naturale solo per la mia compagna. Ho ritrovato anche degli amici dopo quasi 42 anni, che ne pensate di quegli abbracci e di quegli occhi lucidi e umidi? Uscire da un incubo dopo aver temuto per una persona cara e convinto di averla sentita per l’ultima volta. La nostra casa di Ponza, sempre colma di amici, e quella di Venezia. I loro tramonti. Il vento sulla pelle e gli spruzzi delle onde. Quell’addio che era un arrivederci. Quel suo no che avevo interpretato per un sì! La visita di una persona attesa con trepidazione (Martina, ti dice qualcosa?). La nascita di mia figlia, ripeto: La nascita di mia figlia; ero presente (questo è proprio speciale). Un disco, anche una sola canzone, che mi fa sognare e veramente emozionare. E ancora quella partenza per Roma. Sarebbe troppo scontato dire del cuore della mia donna e allora metto in elenco il grande cuore di Simonetta. Mille ragazzi tranquilli intorno a me che stanno bene perché sono riuscito a dargli un posto dove trovarsi e bere una birra in compagnia e con pochi soldi. Illudermi di riuscire a regalare alla mia città (allora abitavo a Spinea) il più grande polmone verde, progettare mille cose che improvvisamente sembrano realizzabili e a portata di mano. Provare sentimenti tanto grandi da farmi persino male; un’amicizia che supera il mio più grande egoismo. I miei primi vent’anni e anche i secondi. Sui terzi stendo un pietoso velo; ho dovuto pazientare tre giorni finché stava per passare anche il terzo. Un tamburo di latta. Avere un ‘idea. E un’emozione. E ancora un sogno. E la voglia di lottare. La mia cerbottana. L’invenzione del cinema. Quei giorni con la sensazione di poter ancora cambiare le cose. Emergency. Ieri, oggi e… probabilmente domani. La sua vecchia cortesia. Lei sfacciata. Un cappotto azzurro e i suoi capelli rossi. Una gita in montagna (vedi foto). Il lavoro di una bionda (vorrei dire il lavoro per tutti). Un biglietto per piazzale Loreto. Le bandiere alle finestre della mia città. Suggerito inconsapevolmente da un amico in Facebook: la prima tetta, ma anche la prima poppata, nel senso relativo cioè della prima che si ricorda. E per chi ha conosciuto Nenna tutte le sue grandi ed enormi tette. Un elenco infinito di tenerezze. Un nick in due. Fare a palle di neve e quei pupazzi fatti con mia figlia in montagna. Una domenica a caso nei miei ultimi due anni. La gioia di Gioia (è contagiosa). E un sabato letterario (sarà anche stupido ma non riesco a non commuovermi ad ascoltare buoni racconti sulla Resistenza).
Quella foto ritrovata da allora e mai creduta nemmeno scattata. Una poesia, quella poesia (che ne dite di Lorca?) e quella mia povera poesia. Regalare ad un amico un quadro perché a lui piace. Uscire dal mio triangolo delle Bermude. Amare e scoprirmi amato. Il ringraziamento della figlia di Jebeleanu. Certi luoghi di mare e giungere in certi rifugi alpini. Se parlo d’amore chi l’ha detto per parlo di fare all’amore? Vi sembra poi così frequente? Cucinare per lei e/o portarle il caffè a letto. Svegliarsi il mattino ed averla a fianco, e svegliarsi un’ora prima perché è sempre una ora favolosa. Stuzzicarla e provocarla e lasciarmi provocare ed alterarmi come credendoci veramente intavolando una discussione che sembra una lite ma so che non lo è. Guardarsi indietro senza rimpianti e senza rimorsi. Riscrivere a quattro mani la nostra storia e ogni storia che vogliamo. Innamorarci ancora e poi ancora e poi ancora e in fine riscoprire l’amore in ogni momento (non vorrei infierire). E non aver paura dell’amore e di amare. Nemmeno del nostro corpo. E, senza star lì a smenarla troppo, Flowers al Goldoni. Certi sorrisi. Come ho detto, anche questo, nelle pagine di Ifigenia: anch’io ho pianto e pianto a dirotto ma… il titolo è, cioè il sottotitolo è “l’emozione che più vi piace vivere?” meglio ricordarlo; e io Enrico amo ricordarlo in braccio a Benigni. I risultati delle ultime comunali. La fine dei novecento. Navigare i mari non ancora navigati. Scoprire dopo un tempo che sembrava immenso che avevamo e soffrivamo la stessa canzone. Godere della fortuna di un altro. La vittoria della libertà. Il Vietnam. Mille voci a cantare Contessa e Alberto a cantare le sue canzoni. Quelle lacrime in compagnia di partecipazione e di commozione per quello che siamo stati e per quello in cui abbiamo creduto. La mano di un amica che si allunga a prendere la tua perché ha capito il momento (se poi la mano e la mano di Lei tanto meglio). Quel sospiro di sollievo. La verità su sessant’anni di misteri e di stragi (già! la richiesta è l’impossibile ma tanto vale provarci). Il profumo dello shampoo tra i capelli e quello acido del mosto. Il mio primo congresso e la voglia di riscatto. Quella volta che hanno vinto i pellerossa. A un concerto di Guccini, di Gaber, dei Modena. Un diario ritrovato (no! non era il mio). Com’eri bella. Non sentirseli addosso, gli anni. Non aver bisogno nemmeno delle parole per parlare. La mamma di Antonio per Gastone e la moglie di Federico per Federico ma anche per Rinaldo. Poter entrare per prendere quella cosa che stava dietro quella vetrina da anni. Un orsetto di peluche che ho regalato. E una cioccolata calda. E la sua foto in tasca di quando aveva quei sedici anni. Visto la ricorrenza: Imagine (ma potrei fare un elenco lunghissimo). Una stanza a mayfair e una notte sotto le stelle in spiaggia intorno ad un falò ad aspettare l’alba. E farci il bagno nudi. Riempirsi la bocca di fragole e lamponi appena racconti (Mi fanno impazzire le more, quelle di gelso). Entrare al Pergamo. Camminare a piedi nudi sull’erba umida. Chiudere gli occhi e sognare. Non provare più nessuna invidia per quello che non hai avuto. Avere sempre una stanza libera per ospitare un amico. E avere sempre un amico da ospitare. La prima grande manifestazione a Roma. E Roma. E un grazie (anche più di uno). Il suono del suo nome. Quando da bambino al cinema arrivavano i nostri. Attualità: La notizia del rilascio di Sakineh (Sakineh Mohammadi-Ashtiani); purtroppo poi s’è rivelata falsa; spero di riprovare quell’emozione presto. Le tre dell’inter. Lei che si muove dentro la pancia. Un post cioè un quasi post; questo. Ma mica ho finito. E che mi dite di questo? Lasciarci stuzzicare dall’idromassaggio. Devo continuare? Preferisco a questo punto mettere un enorme ECCETERA.
Sono io un pazzo romantico se dico: ricordo per i primi posti “quel primo bacio”?


Lucio Dalla: 1973: Il giorno aveva 5 teste: Passato presente
[Audio “https://sites.google.com/site/semario2/PassatoPresente.mp3”%5D

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