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Archive for 15 dicembre 2010

Qualcuno suona nella sera, un piano liquido. Fumi e luci di vizio indecenti. Lei che finge un rossore per non mostrarsi turbata. Ma l’imbarazzo lei lo prova solo di parole. Sono solo sogni di una notte come deve essere. Una macchina li aspetta fuori e una figura d’argento alata. Sa già che se servirà dirà le bollicine o l’ultimo momento. Sa anche che lui non le chiederà niente perché è nei patti. Ma la città che è rimasta fuori non aspetta nessuno. Un marinaio del Darfur è una cosa ridicola. Lui pensava che lì ci fossero solo pietre. La bionda che l’ha portato ha una risata sguaiata. Il volto è volgare ma ha occhi belli. Se lo mangia con gli occhi ma anche con la bocca che è enorme. Gli ha già tatuato il suo nome, sul collo, col rossetto. Chi pagherà il prezzo della sera resta un mistero. Di quel desiderio si è corrotta gli occhi. Guarda l’orologio ed è già un’altra ora. Tutti hanno fretta ma non vogliono ammetterlo. Nel bel mezzo della sala una coppia balla ma non sa il tango. Una rosa di plastica non è nemmeno un gesto ruffiano. Tutto è così finto che si rischia di crederci. Vorrebbe dire una cosa che non sia stupida. Per una canzone lui avrebbe dato tutto ciò che gli resta. Si fa presto a perdersi in due note che ti cullano. Ma un’emozione vale molto più di una vita intera. Fu a quel punto che il pianista ricominciò daccapo e lì accompagnò con sè tenendoli per mano. C’è sempre qualcuno disposto a suonare quell’accordo.

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