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Archive for 25 gennaio 2011

Era la terza sera che passavo di là. Inutilmente. Me ne stavo già andando. Butto la sigaretta lontano. Faville scoppiano nell’urto. Forse mi andrebbe un caffè. Non c’è niente di aperto intorno. Potrei arrivare fino al centro. Troppa strada. Sono solo stanco. E ho freddo nelle ossa. Certo che qualcuno ci dovrebbe pensare. E tempo di finirla. Non ho nulla dentro. Forse un po’ di noia. E delusione. Dura poca. E’ la sera giusta; finalmente. Sento chiamare “compagno”. Non mi giro. In un primo momento tiro diritto e non mi giro. Non ci casco. Son venuto fin qui apposta.
Me la tiro sul viso, la mia Kefiah. Cerco di contare il rumore dei passi. Devono essere quattro o cinque. Scesi dalla macchina che ha sgommato. Trieste è chiusa nel silenzio. Un silenzio assoluto. Non c’è altro che notte. E quella stessa voce “Ehi! palestina”. Non hanno voluto ascoltarmi. Sarebbe stato bello ma sono solo. E’ facile a parole. E dire che la violenza non è mai giusta. Che non si può rispondere alla violenza con la violenza. Sono forti solo quando sono in piazza. Quando sono una folla. Intanto i fasci non cercano che il minimo pretesto. E sono sessant’anni che non dovrebbero più esserci. Schiavi di schiavi. Ma come si può scegliere di servire. E forse vorrei aver avuto torto. Ma non c’è più tempo.
E da troppo che ho smesso di cercare di capire. Mi giro e ce l’ho già in mano. L’ho comprata dall’Albania. Non gli lascio nemmeno il tempo di avere paura. Il più grosso, al centro, stavolta dice “Ehi!…” con un tono diverso. Non lo lascio finire. E’ la stessa voce. Faccio fuoco. Gli altri scappano alla macchina. Lui resta per terra. E intorno si allarga una pozza scura. Sangue, che si confonde all’ombra nell’ombra. La macchina parte con la stessa fretta con cui è arrivata. Abbasso la Kefiah. Con calma vado verso la stazione. Ho il biglietto chilometrico in tasca. Ero stanco di aver paura. Paura anche di girare con la mia Kefiah. L’ho comprata quando ho visitato il Marocco. E poi il deserto. E’ originale palestinese. Almeno su questo avevano ragione. Penso che anche lui era solo un ragazzo. Penso che era solo stupido. Lo dovevo fare. Uno in meno.

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