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Archive for 3 febbraio 2011

Foto BN di bambini dietro il filo spinato di un campo di sterminioTorno sul 27 gennaio come giornata della memoria. E’ una deroga ma una deroga non è un peccato mortale. E in fondo è una cosa che mi ha sempre affascinato. Ci torno per piccole riflessioni. Il 26, mercoledì ho guardato su La7 il programma di Marco Paolini: Ausmerzen. Sabato scorso, 29 gennaio, ho assistito al teatro Goldoni allo splendido spettacolo Shylock il Mercante di Venezia in prova; centesima rappresentazione. Alla fine Moni Ovadia e Shel Shapiro hanno chiamato il pubblico a dare sostegno al lavoro di Emergency. Fino a domenica mi sono lasciato coinvolgere in una, anche aspra, discussione sulla questione Israele-Pelestinese. Non torno per ragionare sulla disputa sulla politica in quell’area. Sarebbe stupido cercare di farsi qui una ragione o stabilire chi ha più torti tra le posizioni espresse in quel piccolissimo attimo di vita di rete. Mi sembra semplicemente giusto riflettere su quella che a me sembra una novità ricordata dai due spettacoli, soprattutto dal primo.
Il 27 fa parte di quei giorni atti a ricordare, così come l’otto marzo, il primo maggio, il 25 aprile, etc. Date tutte degne di rappresentate un momento importante della storia o una questione o a ribadire un principio; senza, da parte mia, voler fare una graduatoria. Certo in qualche modo servono anche per metterci in pace con la nostra coscienza. Certo un giorno simboleggia ma non è esaustivo. Voglio dire che per me tutti i giorni dell’anno sono adatti a ricordare. E in tutti i giorni si dovrebbe rispettare la libertà, la dignità, la vita, etc. Non ho fatto che incasellare ovvietà; lo so. Ma torniamo al 27.
Il 27 gennaio è nato inizialmente per ricordare l’olocausto, lo sterminio “scientifico” degli ebrei da parte del nazifascismo (di pogrom non parlo perché purtroppo ne è piena la storia così come di altre pagine dolorose e vergognose). Credo resti necessario ricordare e rispettare la memoria della Shoah, ma non mi sembra si faccia offesa se in tale ricorrenza si ricordano anche altre vittime. Di vittime si sono riempite incalcolabili fosse. Paolini racconta una storia a cui è più difficile ancora sottrarsi perché iniziata prima, finita dopo e che ha attraversato tante culture, non solo quella tremenda dittatura. Anche questo ha moltissime analogie con la lunga storia della persecuzione degli ebrei nel mondo; dell’ebreo errante. Lui racconta la storia delle vite che non hanno dignità di essere vissute. Sempre una storia di diversi.
Quella pagina, quella dei campi di sterminio, è certamente la peggiore, ma sarebbe troppo facile far passare il messaggio che sia stata l’unica. Così come non è storicamente una novità la politica di pulizia etnica o quella dello sterminio di un popolo e di una fede. In fondo in quei campi sono stati sterminati circa sei milioni di Ebrei, numero di per sé spaventoso, ma anche altri sei milioni e mezzo (secondo le stime più ottimistiche¹) di altri esseri umani (russi, polacchi, zingari, gay, etc.). Al di là di qualsiasi ideologia sono dalla parte delle vittime, soprattutto di quelle innocenti. Scusate la crudezza delle due immagini: Vorrei solo coniare una sorta di parola d’ordine: “Rispettiamo i morti e salviamo i vivi”.

Manifesto sulla strage nei campi profughi di Sabra e ChatilaQuesta immagine, che ricorda la strage nei campi profughi di Sabra e Chatila, non è stata presa a caso ma vuole ricordare come i palestinesi siano e siano stati vittime di molti carnefici, così come gli ebrei sono stati vittime di innumerevoli nemici.


1] Secondo stime più pessimistiche i morti non ebrei furono ben 9.970.000.

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