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La promessa: tecnica mista su cartone telato (50*70) 2 luglio 2010Le sue mani. Le sue mani mi fanno impazzire. Le sue mani che percorrono il mio corpo, la mia pelle. Solo le sue mani. E io ascolto quella carezza. E tutto vibra al passaggio delle sue dita. Sembra sapere dove va. Cosa cerca. Cosa fa. Lo sa. E’ tutto così forte. Così incredibile. Non è mai stato così. Così violento. Non ho mai provato una sensazione tanto intensa. Le sue mani sanno toccarmi; padrone. Lui mi sfiora il seno e rabbrividisco. Lui mi sfiora il ventre e mi strappa un gemito. «Vieni. Portami a letto».
«Spegni per favore. Non voglio che i tuoi occhi vedano. Spegni e immaginami come vuoi. Com’ero bella e come lo sono per te. Spegni per favore. Oggi la luce offende. Ed è tutto troppo bello. Non deve essere offeso da nulla. Spegni quella luce. E stringimi tra le braccia. Baciami. No! Accendi quella luce. Scusa. Devi vedermi per quello che sono. Devi amarmi oggi, come sono. Non posso più nascondermi. Non posso più fuggire».
E lui entra da quella porta. E lui ascolta il mio silenzio. Non posso nascondergli nulla. Sono nuda. Lo so anch’io. L’ho saputo subito. Lo so da sempre. Che quelle mani mi avrebbero rubato l’anima. E improvvisamente lo so: mi può uccidere. E improvvisamente lo so: mi può far nascere. Non sono mai stata così viva. Mai. Tranne che tra le sue mani. Cos’ero? E le sue mani mi frugano. Cosa sono? Mi toglie il mio nome. Me ne da un altro. Mi toglie la maschera. Mi strappa ogni maschera.
Non è più il mio tempo. Ogni tempo è scaduto. Sono una donna, io. Conosco la vita. Conosco le cose. Chiudo gli occhi e sogno. Non so nulla. Non è lui, sono io. Voglio che mi frughino. Voglio provare quello che provo. E’ solo un ragazzo. E’ di nuovo un ragazzo. Potrebbe essere mio figlio. O io la sua. Non sa quello che fa. Non lo sanno le sue mani. E mi strappa un lamento. Ma io so. E voglio. E voglio sentire. Io voglio sentire quello che sento.
E ascolto le sue mani che mi raccontano quest’altra storia. E ascolto solo le sue mani che mi raccontano quest’altra me. E lo imploro, come non ho pregato mai: «Tienimi con te»!

P.S. Non cercavo una canzone per una storia, ma una storia in una canzone. Poi mi sono accorto che non cercavo niente. Niente fuori. Solo cose dentro. Emozioni. E allora… Una canzone. Una canzone che amo. Una canzone che parla di un altro amore. Di un amore diverso. Ma forse no. In amore tutto è fatto di molte cose. E di molte diversità. Una canzone che comunque mi racconta.

Le tue mani su di me
è difficile chiamarti amore
quando basta aprire la finestra per capire
un’altra verità
le tue mani su di me
è difficile chiamarti amore
quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato
la sua vanità
una foglia stupida
cade a caso sull’asfalto e se ne va
una fabbrica occupata sulle nuvole
e un fucile che rimpiange Waterloo
un bambino che domanda come è nato
si risponde sorridendo che lo sa
il bicchiere di cristallo sta cadendo
non amarmi, non amarti non ti riuscirà.
Le tue mani su di me
è difficile chiamarmi amore
quando basta aprire la finestra per capire
un’altra verità
le tue mani su di me
è difficile chiamarti amore
quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato
la sua vanità
una foglia stupida
cade a caso sull’asfalto e se ne va
una fabbrica occupata sulle nuvole
e un fucile che rimpiange Waterloo
un bambino che domanda come è nato
si risponde sorridendo che lo sa
il bicchiere di cristallo sta cadendo
non amarmi, non amarti non ti riuscirà.

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