Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for luglio 2011

La ragazza che ho incontrato, quasi quando l'ho incontrata, nel 1968, il giorno del suo 17mo compleannoCosa posso aggiungere a questa canzone che dedico alla mia splendida Compagna, e a tutte le donne, come ormai faccio dal 8 marzo di quest’anno? E’ un pezzo proprio del nostro anno, di quell’anno, il 1967, in cui ci siamo conosciuti e tra noi è scoppiato l’amore. Poi ci siamo persi e più volte incontrati e alla fine ritrovati per non perderci più. Oggi sono felice e felice con Lei. Penso che non serva proprio aggiungere null’altro.Un bambino conoscerai
non ridere
non ridere di lui
aah…
Nel mio cuor
nell’anima
c’e’ un prato verde che mai
nessuno ha mai calpestato, nessuno,
se tu vorrai – yeahh
conoscerlo – se tu vorrai conoscerlo
cammina piano perché – cammina piano perché
nel mio silenzio
anche un sorriso può fare un rumore.
(paaaa.. paaa..) – non parlare
(paaaa.. paaa..) – non parlare
(paaaa.. paaa..) – non parlare
(paaaa.. paaa..) – non parlare
(paaaa.. paaa..) – non parlare…
Nel mio cuor,
nell’anima
tra fili d’erba vedrai
ombre lontane
di gente sola
che per un attimo – attimo
è stata qui
e che ora amo perché – amo perché
se n’è andata via
per lasciare un posto a te
per lasciare un posto a te
Per lasciare un posto a te.
Nel mio cuor,
nell’anima
tra fili d’erba vedrai..

Annunci

Read Full Post »

tazzina di caffèEra tornato da un viaggio. Tutti s’aspettavano la lingua sciolta dai racconti. Magari qualcosa di esotico e, perché no? di erotico. Qualcosa di pruriginoso. Fa sempre piacere. Per lui invece nulla era stato diverso. Il mondo era fatto di volti, di persone, di attimi. Aveva solo una lunga raccolta di profili. Ma nessuno sembrava troppo interessato alle sue foto.
«Ci sono ancora spiagge come questa e un mare così. Spiagge con sabbia che sembra farina. E pesci grandi come le barche dei pescatori. Vita dura la loro, e sudore.
E ci sono città dove il fumo e fitto da nascondere le cose ed è difficile respirare. Dove per le strade corrono più biciclette che automobile. E bocche di vulcani che vomitano fuoco acceso.
Nelle terre degli indios il mondo è rimasto quel loro mondo. Fermo come se i secoli si fossero distratti. Se il tempo avesse preso un’altra strada. E se parli con l’uomo pieno di rum è un ubriaco come quelli di ogni paese. Ma quell’uomo ti racconta la sua storia nella sua lingua. Non ho trovato due persone uguali, in tutto il mondo». E in fondo tutto il mondo era come questa sala.
I presenti erano delusi comunque. Carlo si ricordò che aveva una bella moglie. Si erano lasciati ad agosto. Ad agosto e a distanza. Una lettera di poche parole. Maurizio si limitò a non sentirlo. La teneva nel portafoglio. Uno che non aveva mai visto notò una piccolissima figura sulla sabbia di Copacabana poco più grande di un granello: “E quella chi è”?

Read Full Post »

Ancora un gruppo progressive degli anni 70, stavolta non di quelli troppo pubblicizzati, i Van der graff Generator di Peter Hammill. Il brano scelto è tratto del disco H to He, Who Am the Only One sempre del 1970. Disco che ho amato particolarmente in tutti i suoi brani. Vi collabora anche Robert Fripp, chitarrista dei King Crimson. Ancora una volta questo spazio è solo un invito all’ascolto.

So you live in the bottom of the sea, and you kill all that come near you …. but you are very lonely, because all the other fish fear you ….. And you crave companionship and someone to call your own; because for the whole of your life you’ve been living alone. On a black day in black month
at the black bottom of the sea, Your mother gave birth to you and died immediately …. ‘Cos you can’t have two killers living in the same pad and when your mother knew that her time had come she was really rather glad. Death in the sea, death in the sea, somebody please come and help me, come and help me. Fishes can’t fly, fishes can’t fly, Fishes can’t and neither can I, neither can I …. Now I’m really rather like you, for I’ve killed all the love I ever had by not doing all I ought to and by leaving my mind coming bad. And I too am a killer, for emotion runs as deep as flesh and I too am so lonely, and I wish that I could forgetWe need love,We need love,

We need love ……….

Così si vive in fondo al mare, e si uccide tutto ciò che si avvicini …. Ma tu sei molto sola, perché tutti gli altri pesci hai paura ….. E si ha bisogno di compagnia e qualcuno a chiamare la vostra; Perché per tutta la tua vita hai vissuto da solo. In una giornata nera nel mese nero Sul fondo nero del mare, Tua madre ha dato alla luce a voi ed è morto subito …. ‘Cos non si possono avere due killer che vivono nella stesso pad E quando tua madre sapeva che lei era giunto il momento era davvero piuttosto contento. La morte nella morte mare, nel mare, qualcuno si prega di venire ad aiutarmi, vieni ad aiutarmi Pesci non può volare, i pesci non possono volare, Pesci non può e non posso, non posso …. Ora sono davvero piuttosto che ti piace, perché io ho ucciso tutti l’amore che ho mai avuto Per non fare tutto quello che deve e lasciando la mia mente venuta male. E anch’io sono un killer, per l’emozione corre profondo come la carne e anch’io sono così sola, e mi auguro che ho potuto dimenticare Abbiamo bisogno di amore, abbiamo bisogno di amore, abbiamo bisogno di amore ……….

Read Full Post »

Voi la Crisi, Noi la Speranza - Genova 2001-2011Insomma la folla riempie la piazza per andare a veder giustiziare il tiranno ma anche il brigante, allo stesso modo, gridando la proprio rabbia, la propria indignazione. Vorrei ascoltare la piazza senza farne un mito perché la piazza è sempre polifonica e facile preda di tribuni improvvisati quanto temporanei. Allora guardo la pazza (oggi) e non sono certo che su di essa vi si possa costruire un progetto politico. Certo politiche e partiti sono, ancor più oggi e lo sono sempre stati, concetti ben distinti. Al di là di ogni dubbio se ne deve tener conto. Mi chiedo se siano anche superati i concetti di sinistra e destra. Resisto e continuo a non crederlo.
E’ bene ricapitolare alcune cose. Memori delle piazze del ’68 sappiamo che non c’è una piazza univoca con un unico progetto, e soprattutto che la piazza è sempre minoranza. Inoltre, come detto, abbiamo visto la novità nel dopoguerra di una piazza occupata da forze conservatrici a sostegno del governo. Inutile dire che vi è una piazza ancora più allarmante, quella della lega i cui leaders professano anche idee esplicitamente reazionarie e razziste costituendo una nuova virulenta destra destabilizzante. Sopravvive una limitata destra che si richiama al fascismo e al nazismo ma questa sceglie la piazza solo in modo antagonista. Il problema resta la crisi di rappresentatività dei partiti che dopo i “partiti di massa” hanno portato la politica verso la “partitocrazia”, ma anche questo è già stato sottolineato, in una forma di parlamentarismo forte. La politica diventa a questo punto unicamente privilegio e casta. Si così invece al superamento, fin troppo rimandato, del soggetto, o oggetto, Partito. Del partito come catalizzatore di consensi. Ma non abbiamo ancora una alternativa e viviamo di una democrazia partecipata, limitatamente, di delega, anch’essa ormai sottratta al cittadino.
Pensare di portare in piazza chi non è mai andato in piazza, e al massimo assiste dalle finestre, mi sembra quasi utopia. Costruire quella piazza, tanto richiesta, interclassista mi pare allo stesso modo una pura denuncia di intenti. Forse dovremmo parlare di soggetto politico neutro più che di classe giacchè è il concetto di classe forse il termine più obsoleto nella lettura attuale dei fatti. Si può parlare di blocchi sociale ma non credo sia ancora sostenibile con la stessa forza quello di classe.
Concludo questo mio piccolo e modesto intervento sottolineando che sono spaventato da alcune proposte recenti, soprattutto la regolamentazione delle primarie. Mi sembra una forzatura e un grave attacco alla libertà. Vanno ad incidere nell’organizzazione interna dei partiti. Si continua cioè il tentativo di togliere progressivamente ancora sovranità e autonomia ai cittadini in un processo di asservimento, per renderli ancor più sudditi. Ed è ancora più inverosimile che il progetto esca da una forza politica che è nata senza alcun strumento veramente partecipativo e democratico al suo interno. Cioè in una forma di cortigianeria attorno ad una autoespressa sovranità. Ma è su differenti piazze che dovremo tornare a pensare.

Read Full Post »

Foto del 4 dicembre 2009 a Berlino di notteSceglieva le vittime di notte forse perché la notte, nel buio, tutto perdona e può fingere facilmente di non vedere. Era di notte che scendeva nelle strade ormai vuote e le percorreva famelico. Era di notte che non sapeva resistere al suo istinto e che quella cosa lo spingeva.
Quello che all’inizio gli era sembrato strano era che fossero loro, le vittime, ad accettare anzi a cercare quell’attimo di disperazione in cui abbandonarsi e perdersi. Sembravano quasi chiederlo e invitarlo scoprendo le carni per i suoi denti. Era la cosa più facile del mondo, quasi naturale. E poi erano quelli delitti a cui nessuno ormai prestava abbastanza attenzione; vivere si era fatto troppo difficile e complicato e in fondo tutte le vittime, era vero, un poco se la cercavano la loro condanna. Ma qualcosa di ogni vittima resta sempre anche nel suo carnefice come gli occhi di Marianna o il sapore di mele acerbe di quella che aveva chiamato Gianna. E anche un poco tutte le donne inseguivano quel favore al sacrificio. Solo un poco si dispiaceva anche per non poterlo raccontare poiché il mattino rientrava nei suoi panni e lui era un tipo riservato.
Nemmeno i giornali né parlavano nel loro chiacchiericcio benché li sfogliasse attentamente e testardamente. Fu Elisabetta a spiegarglielo prima di liberarsi di tutto ed abbandonarsi fiduciosa a quella disperata lusinga di morte: “Per una donna è diverso. L’importante sono le cose e lasciarsi a loro ed è per ciò che un attimo vale più di tutta una vita”. Ma anche quelle donne sono sempre più rare perché nemmeno le donne sono tutte uguali.

Read Full Post »

Uno dei logo dei referendum 2011Torno da quella piazza; dalla Piazza. Non ho domande, tantomeno dubbi. Mentre si stanno preparando altre piazze. E forse sono state mentre questo post aspetta la luce. Non è una provocazione. E’ solo il tempo per pensare a dopo. Ed è già dopo. E mi scrive un amico (ponterosso2010). Non posso evitare di farlo. Di cercare di mettere ordine nelle mie sensazioni. Nel mio girovagare tra l’oggi e il passato. Nel tentativo di spingermi oltre. Allora torno su quella piazza dei “4 Sì”. Torno a chiedermi cos’è successo. Soprattutto cosa succederà.
Io che sono uomo di unione, non di divisione, ma di parte, mi sento però il dovere di una prima precisazione. E’ quella la piazza della rete, di facebook? E’ quella la piazza dei comitati? Se questo è vero come è vero è solo un primo punto di incontro. Qualcuno è salito sul palco e si è proclamato rappresentante della vittoria. Proprio in quanto comitati sono questi una figura multipla. Non hanno una soggettività definita. Lui non mi rappresentava. Io non sono partito, non sono comitato. Io ho, come detto, partecipato e festeggiato. E il mio è stato un voto politico. Non mi nascondo dietro un dito. Una banalità. Non faccio demagogia. Non cerco sotterfugi. Non un voto di partito o di sindacato. Nessuna simile adesione. Ma un voto politico proprio perché espresso contro alcune leggi di questo governo e di questo paese. E del governo oggi al governo. Per un governo e un Paese diversi. Io sono comunista. E’ vero che la politica (quella di ieri, almeno) non ha tutte le risposte, ma resto comunista e antifascista. Io credo che il bene comune, la difesa dell’ambiente, l’uguaglianza e la libertà (come quella dello stesso mezzo) siano (o debbano diventare) patrimonio di tutti e progetto della sinistra. Di una sinistra nuova; magari che non scordi però il passato. Di una sinistra UNA. Partendo da questo io decisamente ho vinto; ai referendum. Al di fuori di ogni dubbio. Chi perderà domani sono quelli che credono di poter dire che sono loro che rappresentano quel voto. La pluralità. E chi lavora per dividere. E non si voglia che trascinino tutti nella loro sconfitta.
Però dopo quel voto sarebbe tempo di ripartire dall’inizio. Di misurarsi con la realtà. Non possiamo aver paura della piazza. La piazza non è un posto di mediazione. E’ un posto di frontiera. E’ il posto degli estremi. E’ però un posto dove si esprimono le ansie e le istanze della “folla”. Cosa possiamo fare perché le giuste “esigenze”, le ottime sensazioni, non finiscano gestite dalla conservazione quando non dalla reazione? Come si dice con un cattivo modo di esprimersi per “incanalarle”, possibilmente, verso un progetto. La piazza nel “ventennio” (brutto periodare), che speriamo volga alla conclusione, ha mostrato una novità: quando la sinistra è scesa in piazza (come dice il titolo) l’ha trovata occupata. Vi si radunavano (soprattutto) le forze a sostegno del “governo”. In verità questa politica è stata fatta attraverso forme stranamente referendarie. O meglio plebiscitarie. Slogan a cui l’elettore era chiamato a dare il suo assenso.
Oggi paghiamo un’idea un po’ ottocentesca della politica per scoprire che la politica da tempo non parla di Politica. E che la politica deve imparare ad ascoltare. Abbiamo allora anche classificato ogni forma di differenza, non solo di conservazione ma anche di progressismo (pessimo termine) e persino di leggero dissenso, annoverandola tra i fascismi. In questo momento si cerca di omogeneizzare tutto mettendo tutto sullo stesso piano. Il male non è nei termini ma è impossibile assimilare progetti di società diametralmente opposti. Destra e sinistra non saranno mai la stessa cosa. Ma andiamo con un minimo di ordine perché c’è una profonda e lontana carenza di analisi. Ad un attento esame, con proiezione ampia, quella piazza occupata non è una novità, ma una banalità. Tutti i regimi plebiscitari e dittatoriali hanno occupato e occupano la piazza negandola a qualsiasi dissenso (oggi la piazza è anche media, rete, virtuale in genere). Il regnante ha sempre mostrato il proprio consenso in grandi spettacoli di folle. La novità è vedere noi, la sinistra, il dissenso, la disobbedienza tornare e guardare lo spazio Piazza come con aria stranita; da stranieri. Così è stato dopo i referendum, così era stato dopo “Se non ora quando?”. Mi soffermo a dire che dovremmo ringraziare le donne per la scossa che hanno dato ad una politica in stato comatoso. La lezione è che sono sempre molti, e a volte troppi, i vincitori. Chi su quel palco si è preso il merito della vittoria non aveva diritto di arrogarsi la rappresentatività di un popolo non omogeneo. Non era i comitati e il mio impegno era stato dato senza comitati, al di fuori, in assenza, oltre.
Allora, nei miei vent’anni, si era espresso un grande movimento di critica al sistema dei partiti di massa. Si è poi verificato il fallimento dell’assemblearismo. Nel frattempo tutto è cambiato e quella critica è superata, figuriamoci quella marxiana quando entra nei dettagli. Dovremmo riscoprire Marx e ripartire da lui guardando l’oggi come lui stesso farebbe. Il punto non è più il capitale, diventa difficile indicare l’avversario di classe nel padrone (e i suoi sgherri) quando il capitale è stato sostituito dalla finanza, e lo stato ormai completamente dal mercato. Abbiamo bisogno di nuovi strumenti per affondare i denti della critica e di un progetto nella realtà. Troveremo questi strumenti dentro quelle Piazze? La risposta deve ancora essere nemmeno accennata. Quello che è certo che al sistema dei “partiti di massa” si è sostituita una condizione sociale basata sulla “partitocrazia”. L’accesso alla politica (come delle notizie in una speranza di libera informazione) da parte della gente si è ristretto. Credo si debba comunque cominciare a pensare a Partiti di stampo nuovo o a contenitori nuovi che vadano oltre questa “forma partito” conosciuta oggi dove tutti sembrano uguali e non c’è margine di cambiamento.
E’ pur vero che espressioni tipicamente di destra e populiste si avvalgono in gran parte di una sostanziale base di sinistra, ma questo è un altro discorso. La rete non è posto adatto ad allungare il brodo. La rete cerca risposte facili, rapide, sintetiche. Ma questo è solo l’inizio. Così, consapevole di aver già parlato troppo, qui mi fermo, ma mi fermo ripromettendomi di tornare.

Read Full Post »

Per questa domenica, per te, per tutte le donne, per tutti gli innamorati, una canzone strana. Non certo una delle nostre. Un po’… passata. Forse non avrei mai pensato di postarla. Poi mi sono ricordato di lei. Il testo dice bene quello che ti vorrei dire. Le emozioni che mi dai. E allora è giusta per questa nostra domenica di luglio. Per la nostra storia. Per questi istanti.

Nel cielo passano le nuvole
che vanno verso il mare
sembrano fazzoletti bianchi
che salutano il nostro amore
Dio come ti amo
non e possibile
avere tra le braccia
tanta felicità
Baciare le tue labbra
che odorano di vento
noi due innamorati
come nessuno al mondo
Dio come ti amo
mi vien da piangere
in tutta la mia vita
non ho provato mai
un bene cosi caro
un bene cosi vero
Chi può fermare il fiume
che corre verso il mare
le rondini nel cielo
che vanno verso il sole
Chi può fermar l’amore
l’amore mio per te
Dio come ti amo
Dio come ti amo
Dio come ti amo
Dio come ti amo

Read Full Post »

Older Posts »