Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 17 agosto 2011

Foto di un tramonto a ponza dell'isola di PalmarolaIl ritorno è sempre faticoso. Come ogni ritorno. A dirla tutta ormai il viaggio non mi crea più grandi ansie. Sono passati quei tempi. Nemmeno un leggero mare mosso riesce a togliermi il buonumore, e la calma o ad inacidirmi lo stomaco. Solo un senso leggero di mancanza d’aria. Il bisogno di deglutire. Lei mi ricorda di avermi sconsigliato di leggere durante la traversata. Forse Lei è saggia almeno quanto io sono testardo. Ah! le donne; sempre così orgogliose e così materne. E io devo vincere i miei limiti ed i miei timori. Alla fine tutto torna liscio. Ci salutano gli amici mentre sostiamo a Roma. Anche questo è il nostro viaggio. Un viaggio a quattro mani e a molti cuori. Sfruttare ogni occasione per l’incontro. Avere la possibilità, come in questo caso, nella nostra “Isola che non c’è” di aprire la porta. Di ospitare. Di conoscere nuove amicizie. E poi quel saluto veloce a quei vecchi amici. I nostri viaggi sono sempre viaggi attraverso le cose, i posti, e le persone. Portiamo sempre indietro un pugno di foto e gli occhi colmi di immagini e sorrisi. Nulla riesce a dissuadermi. Nemmeno quella casa che più la amiamo e più sembra volerci respingere. E’ una casa difficile e delicata, bellissima per noi, ma ha bisogno di tante cure e coccole. Ogni mattino ci chiede nuove attenzione. E il mare è bello e lì lontano mentre ci costringere a riprenderci cura di lei. Ma questa è una storia tra tante storie. Ad esempio… causa le attenzioni di Alvise per troppo amore la casa si è trasformata nella casa dei gatti, ma questo forse lo racconterò in un altro momento. Le ho anche scattato un paio di foto a ricordo. Pure a lei. Una gatta molto curiosa e molto aristocratica ha eletta la casa dimora della sua famigliola invitando anche un’amica o amico che fosse. Allattava i suoi due gattini, purtroppo il terzo non ce l’ha fatta, e ci chiedeva cinque pasti al giorno. Le abbiamo lasciato qualcosa prima di partire. Spero saprà far fronte al cambio di tavola calda. Solo la vita può spaventare, non certo il viaggio. Ed è stata solo vacanza. E un po’ lavoro. Distanti da tutto. Eppure tutto era là a aspettarci. Lo sapevamo. Solo sole e mare davanti agli occhi., Di che lagnarci? Posto incantevole come pochi; come sono incantevoli i nostri posti. In fondo è incantevole il mattino da quando Lei è al mio fianco. Si può essere più frivolo? E pensare che non ho mai amato parlare di me. Forse ho vinto quella mia riservatezza parlando di Lei; o di noi. Vorrei far vedere il sole ed è uno splendido sole quando uno ce l’ha negl’occhi. E dentro. E in fondo, per i piccoli lavori, comincio a sospettare che non sia colpa del nostro eremo. Sospetto che sia tornato a farsi vivo il mio fantasma personale. A richiedere anche lui le mie attenzioni. Troppi sono i piccoli disagi improvvisi e inspiegabili. Non ricordavo più nemmeno il suo nome. Tornerò a pregarlo di sedersi a tavola con me per spiegarsi. Dicevamo… Ma il ritorno è sempre una sorta di penitenza. Certo che capisco gli occhi sgranati di meraviglia di chi arriva nella nostra splendida città. Meraviglia ancora anche me, e lo sarà sempre. Venezia resta uno dei miei amori più grandi. Mi riportano a casa i suoi palazzi affacciati sul canal grande. Metto in fondo una povera foto per cercare di dire di questa mia emozione. Ciò non basta a mitigare che è un ritorno. E lui, il fantasma, lo ha fatto, il ritorno, con me. Solo piccoli dispetti per avere il mio interesse. Una connessione che all’improvviso non va. Un niente su un computer nel momento che ne restano altri due attraverso i quali ritrovare gli amici di rete e leggere i loro messaggi. Un interruttore che dispettoso non accende più le luci. Quello che mi infastidisce veramente è il lavoro che mi aspetta. Sono troppo vecchio e troppo felice per pensare al lavoro. Alla fine mi chiedo a cosa servono questo mie parole. La rai (due) ci fa leggere un racconto di ferragosto. Lettura d’autore. E allora capisco che se queste povere parole non hanno grande spessore non sono poi così inutili perché a scrivere banalità non serve un cosiddetto scrittore, posso riuscirci autonomamente anch’io.Foto della Ca' d'oro di notte illuminata di luci multicolore

Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: