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Archive for 14 ottobre 2011

Cartina della Palestina in divenire, anni dal 1946 al 2005Torniamo a parlare di Palestina. Per chi a voglia di parlare. Io ho immensa voglia di ascoltare. Ma i sordi non interessano a nessuno. Non mi rivolgo perciò a chi mi spiega che non so e difende ideologicamente un abominio della storia. Per me la situazione che si è venuta a creare in quella terra si può spiegare in pochi e semplici termini; anzi con due parole. E sono parole in lingua ebraica, anzi parole che provengono proprio dalla casa dei sionisti. Io credo che qualsiasi persona di buon senso non può che arrivare alle stesse mie conclusioni: Libertà per la Palestina.
Il progetto della cosiddetta “terra promessa” cioè della costruzione dello stato di Israele nasce ben prima dell’olocausto, di quello a cui e genericamente dedicato il nostro intendere il giorno della memoria; non dell’olocausto che stanno subendo tutti i palestinesi. Quel progetto nasce da un semplice assunto: “Un popolo senza terra per una terra senza popolo”. Ciò non teneva volutamente presente che in quella terra un popolo c’era ed era il popolo palestinese. Ma questo concetto lascia chiaramente intendere come le radici del sionismo affondino in un humus colonialista e/o imperialista e razzista. Non solo non si consideravano quelle persone come popolo, ma nemmeno si sono mai considerate come persone. Ci sono migliaia di testimonianze a riguardo a dimostrare come gli israeliani considerino gli autoctoni razza inferiore o peggio. E’ in atto una pulizia etnica e si accampano chissà quali scuse o si giustifica senza nemmeno sentire il bisogno di alcuna scusa. Come abbiamo visto ieri l’intervento militare israeliano si preoccupa di presidiare anche ben altri confini “sicuri”. Una occupazione, è bene ripeterlo, continuata attraverso interventi militari senza soluzione di continuità in “territorio da guerra” quanto anche in assenza di guerra. La politica armata degli israeliani ha spogliato i palestinesi di tutto, nel silenzio generale, anche durante i momenti cosiddetti di pace o di tregua. Inutile tornare a commentare l’atteggiamento di “coloni” la cui ostentata e orribile violenza, anche contro i bambini che si recano a scuola o almeno ci provano, è difesa dall’esercito.
Il secondo assunto che vorrei ricordare è la definizione adottata da coloro che, fuori ma anche dentro lo stesso stato di israele, si battono per la fine di questa assurda tragedia; di questa carneficina: “Ebrei contro l’occupazione”. Tre brevi e succinte eppure significative parole che nascono sempre all’interno del mondo ebraico. Questi affermano subito la loro appartenenza di ebrei, non di israeliani o di sionisti ma di ebrei. Quel contro afferma con forza la loro contrarietà alla politica portata avanti dallo “stato di israele”. E soprattutto usano la parola occupazione. Ecco, di occupazione si tratta. Io onestamente non vedo la necessità di aggiungere altro. Mi sembra tutto così semplicemente chiaro. Inutile rimandare a quanto più sopra, a come si stia continuando a sviluppare questa occupazione. Di come il sogno sionista del grande israele vada anche oltre i confini attuali in un movimento che rischia di coinvolgere nuovamente tutto il mondo arabo.

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