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Archive for 19 ottobre 2011

tazzina di caffèBiagio, nei lunghi mesi di quell’inverno, quando anche la luce era pigra, senza altra compagnia che quella del suo cane CodaStorta, aveva accumulato così tante parole da non riuscire più a contenerle. Era una primavera stanca e indolente quando cominciò a riversarle con foga sulla carta. Tutte allineate e messe in ordine preciso con una calligrafia minuta ma aggraziata. Aveva cercato metodo ma il metodo ben presto era andato a farsi friggere sopraffatto dalla lussuria dell’abbondanza e della rapacità. Era lui stesso sorpreso della velocità con cui si accumulata quella risma di fogli già sufficientemente spessa che quel volume gli incuteva rispetto. Ciò che non era ricordo era fantasia e qualcosa era un poco questo e un poco quello; persino lui avrebbe fatto fatica a dirlo o distinguerlo. Verso ottobre se ne sentì finalmente soddisfatto e cominciò a rileggersi come se non conoscesse nulla di quelle parole, riuscendo a restarne affascinato. Certo la correzione è una cosa lenta e laboriosa durante la quale non ci si può permettere distrazioni o innamoramenti e le pagine erano all’incirca un migliaio. Era una notte anonima di novembre quando decise di essere soddisfatto e che quella sarebbe stata l’ultima stesura della parola fine. Il freddo era già testardo e pungente. Si preparò un tè al gelsomino guardando con rinnovato orgoglio il lavoro fatto. Era sereno nella consapevolezza che non gli restava altro per cui lottare. Aprì lo sportello e diede il manoscritto in pasto alle fiamme nel ventre avido della stufa. Andò a coricarsi consapevole di non aspettare nemmeno un nuovo mattino e che null’altro avrebbe potuto destare in lui alcun interesse. Del resto era solo acqua passata.

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